13 Novembre Nov 2018 1323 13 novembre 2018

Becoming: il libro di Michelle Obama in cinque punti

La terapia di coppia, la rabbia verso Trump, la quotidianità della Casa Bianca, il rapporto con Laura Bush e Melania, gli incontri con la regina: l'ex first lady si racconta nell'autobiografia.

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Libro Michelle Obama Becoming

Michelle Obama attacca Donald Trump e si confessa in Becoming, il libro di memorie in uscita il 13 novembre e di cui sono stati diffusi degli estratti. L'ex first lady - una delle donne più famose al mondo e "icona liberal" nell'era del tycoon - si racconta, dai primi passi compiuti nella sua Chicago alle difficoltà matrimoniali con Barack Obama. Per molti la campagna intensiva di pubblicità sul libro è un modo per tastare il terreno (e preparalo?) in vista delle elezioni del 2020.

1. LA TERAPIA DI COPPIA E LA FECONDAZIONE IN VITRO

«Abbiamo fatto terapia di coppia per parlare e risolvere le differenze», ammette per la prima volta Michelle, inviando un messaggio alle «molte coppie giovani che hanno difficoltà e pensano di essere loro il problema: voglio che sappiate che Michelle e Barack Obama, che hanno un matrimonio fenomenale e si amano, hanno lavorato sul loro matrimonio e hanno chiesto aiuto quando ne hanno avuto bisogno». Nelle 426 pagine di ricordi l'ex first lady racconta anche il suo periodo buio dopo l'aborto spontaneo. «Mi sentivo sola e smarrita» e questo anche perché «non sapevo quanto l'aborto fosse comune. È un tema di cui non si parla». Poi la decisione di avere dei figli a 34 anni, perché «l'orologio biologico è reale» e a una certa età la «produzione di ovuli è limitata». Da qui il ricorso alla fecondazione in vitro per avere Malia e Sasha.

2. LA RABBIA VERSO DONALD TRUMP

Michelle si descrive come una mamma pronta a tutto per difendere la sua famiglia. «Non perdonerò mai» Donald Trump per «averla messa in pericolo» con la teoria del falso certificato di nascita di Barack Obama. Una teoria che il presidente americano ha cavalcato per anni con «insinuazioni sconsiderate», afferma l'ex first lady, e una retorica che nascondeva «intolleranza e xenofobia», «deliberatamente pericolosa e che incitava matti e pazzoidi».

3. LA QUOTIDIANITÀ DELLA CASA BIANCA

«Per otto anni ho vissuto alla Casa Bianca, un posto con più scale di quante ne possa contare, oltre ad ascensori, una pista da bowling e un fioraio interno», ricorda Michelle, «dormivo in un letto con lenzuola italiane. I nostri pasti erano preparati da una brigata di chef di livello internazionale e serviti da camerieri più preparati di quelli di qualunque ristorante o hotel di lusso. Fuori dalle nostre porte stazionavano agenti dei Servizi segreti con pistole, auricolari e visi programmaticamente impassibili, che facevano del loro meglio per non invadere la vita privata della nostra famiglia. Alla fine ci siamo abituati, più o meno, alla strana grandeur della nostra nuova casa e alla costante, silenziosa presenza di estranei. La Casa Bianca è il luogo dove le nostre due bambine giocavano a palla nei corridoi e si arrampicavano sugli alberi del prato meridionale. Dove Barack si fermava fino a tardi nella Sala del Trattato a studiare relazioni e bozze di discorsi, e dove Sunny, uno dei nostri cani, ogni tanto la faceva sul tappeto».

4. IL RAPPORTO CON LE ALTRE FIRST LADY

La donna riflette anche sul suo essere stata la prima first lady afro-americana. «Ero “altro” per definizione. Se per caso ci fosse stata una “grazia” per quelle che mi avevano preceduto, sapevo che non c'era per me. Laura Bush è stata compassionevole con me e mi ha dato un ottimo benvenuto alla Casa Bianca, spiegandomi come funzionano le cose». Diversa faccenda con colei che l'ha succeduta, Melania Trump: «Lei non ha accettato nessun consiglio da me». Stephanie Grisham, la portavoce della moglie del tycoon, ha risposto che «la signora Trump è una donna forte e indipendente. Quando ha bisogno di consigli su qualsiasi argomento, li chiede al suo team di professionisti all'interno della Casa Bianca».

5. GLI INCONTRI CON LA REGINA ELISABETTA

Michelle ricorda anche due incontri con la regina Elisabetta: «“Sei così alta”, mi disse, e guardando le mie scarpe di Jimmy Choo: “Quelle scarpe sono scomode, no?” Entrambe alla fine abbiamo ammesso, ridendo, che ci facevano spesso male i piedi». L'ex first lady ricorda anche la gaffe fatta a Buckingham Palace in quell'occasione: «Non conoscevo bene il protocollo, e le appoggiai con affetto una mano sulla spalla. Non potevo sapere che stavo facendo un passo falso epico». Al secondo meeting, la regina le chiese di salire con lei sulla Range Rover ufficiale: «“Ti hanno dato per caso delle regole su dove e come sederti?”, mi chiese, “sono fesserie, siediti dove ti pare”».

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