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12 Novembre Nov 2018 1859 12 novembre 2018

Chi era Maria Giudice, la 'Maestra rossa' del socialismo

È stata militante di sinistra e femminista della prima ora. Guidò il giornale torinese Il grido del popolo e tra i suoi collaboratorì spiccò Antonio Gramsci.

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Maria Giudice

«Si passava dall'ultimo lavoro di Rosa Luxemburg ai romanzi di Dostoevskij», raccontava l'attrice Goliarda Sapienza ricordando i pomeriggi trascorsi con la madre Maria Giudice. Una figura spesso purtroppo dimenticata, con una vita dedicata alla militanza socialista e al desiderio di migliorare la vita delle donne permettendo loro di essere più libere e alla pari con gli uomini, quella di Maria Giudice è la storia di una protagonista italiana, un simbolo del femminismo ai suoi albori.

I PRIMI ANNI

Maria nacque a Codevilla, in provincia di Pavia, nel 1880. La sua passione per la politica e per le tematiche sociali si sviluppò fin da bambina, grazie ai racconti di suo padre Ernesto, un reduce garibaldino. Ma fu il trasferimento a Voghera, dopo il diploma da insegnante, a farle capire di voler dedicare la vita a migliorare il suo status e quello delle donne sue contemporanee. Nella cittadina lombarda Maria conobbe Ernesto Majocchi, giornalista anarchico e socialista direttore del giornale L’uomo che ride. Maria diventò sua collaboratrice e, ironicamente, all’Uomo che ride associa il supplemento La donna che piange.

Grazie ai suoi scritti nel 1902 Maria venne nominata segretaria della Camera del Lavoro di Voghera: è la prima donna a ottenere questo incarico, che le aprì la strada verso altri obiettivi e la mise in contatto con i principali esponenti del Partito socialista. Anche la sua vita privata procedeva a gonfie vele, Maria si legò, senza mai sposarsi, all’anarchico Carlo Civardi, con cui avrà sette figli. La situazione politica era però in fermento: l’eccidio di Torre Annunziata del 1903 – in cui le forze armate aprirono il fuoco su un gruppo di manifestanti, uccidendone sette e ferendone 40 - fece scrivere a Maria una dura critica verso il governo. La risposta della politica fu durissima: la donna, incinta del suo primo figlio, fu condannata ad alcuni mesi di carcere.

Maria non si perse d’animo e scappò in Svizzera, dove iniziò per lei una nuova vita. Entrò in contatto con i maggiori protagonisti della storia, come Lenin e Mussolini, di cui farà una descrizione spietata. In questo periodo conobbe l’attivista russa Angelica Balabanoff, con la quale stringerà una grandissima amicizia e che sarà al suo fianco nelle lotte per la parità di genere fondando il giornale Eva e il quindicinale Su, compagne. Con la pena ormai decaduta, la donna rientrò in italia, ancora più consapevole di quello che sarà il suo ruolo nello schieramento socialista.

Il GRANDE SALTO A TORINO

Nel 1916 Psi invitò Maria a occuparsi della zona di Torino, dove assunse la direzione del Grido del popolo, un giornale che vantava fra i suoi redattori un giovane Antonio Gramsci che ne diventerà direttore proprio succedendo alla Giudice. Per la sua visione anti-interventista, allo scoppio della prima Guerra mondiale la Maestra rossa venne arrestata e per lei si aprirono le porte del carcere, dove restò per circa un anno. Il suo attivismo non si arrestò nemmeno dopo la morte in guerra del compagno Carlo. Un’altra avventura la attendeva, stavolta nel profondo Sud.

L'APPRODO IN SICILIA

Nell'isola Maria fondò un giornale ma dovette fare i conti con il regime fascista, che non sopportava più i suoi articoli e le critiche che esponeva. Spesso, infatti, la redazione subì avvertimenti e attacchi che passarono come incidenti, ma che di fatto furono vere e proprie intimidazioni: come quando gli uffici del giornale vennero incendiati e la donna e il suo nuovo compagno Giuseppe - da cui avrà i figli Goliardo e Goliarda - si salvarono scappando dall'edificio grande a una corda fatta con un lenzuolo. È da questo momento che il regime, capendo l'impossibilità di fermarla, la dichiarò sovversiva e chiuse ufficialmente il suo giornale.

NELLA CAPITALE

Nel 1941 la Maestra rossa si trasferì a Roma con la scusa di iscrivere la figlia Goliarda alla Reale Accademia di Arte Drammatica, diretta da Silvio D’Amico. In realtà, il suo obiettivo era quello di entrare in contatto con gli esponenti antifascisti, tra cui l'amica di sempre Angelica Balabanoff. Nel 1944 Maria firmò l’atto costitutivo dell’Unione Donne Italiane e pubblicò il libro Il traditore, biografia di Mussolini, che racconta l'incontro con il Duce in Svizzera. Fino all'ultimo si occupò di scrivere, di organizzare convegni, incontri, dibattiti. Morì il 5 febbraio 1953, ormai ammalata di Alzheimer. Al suo funerale si radunarono Giuseppe Saragat, Sandro Pertini, Umberto Terracini: membri di una sinistra già divisa, che si riunisce per dare l'ultimo saluto a una grande donna.

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