9 Novembre Nov 2018 1505 09 novembre 2018

Chi era Jo Garçeau, la mamma delle pigotte Unicef

Si è spenta a 80 anni nella sua casa di Cinisello Balsamo. L'idea delle bambole di pezza le venne in mente pensando ai giocattoli di quando era bambina.

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Jo Garceau

«Quando ho pensato di realizzare le Pigotte non mi aspettavo che quest’idea avrebbe fatto tanta strada». Così scriveva Jo Garçeau, l'americana che inventò le pigotte, le bambole di pezza solidali che ogni anno Unicef, dal lontano 1999, fa realizzare nelle scuole per poi venderle ricavando fondi per salvare le vite di centinaia di migliaia di bambini dei paesi in via di sviluppo. La donna, che risiedeva nel milanese a Cinisello Balsamo, si è spenta all'età di 80 anni.

CHI ERA JO GARÇEAU

Nata nel 1938 in America da padre francese e madre pellerossa, Joanna Adelina Garçeau era arrivata in Italia, a Roma, grazie a una borsa di studio. Prima cantante, poi attrice, lasciò tutto per sposarsi con un avvocato e andare a vivere a Cinisello Balsamo.

LA STORIA DELLA PIGOTTA

Ebbe la geniale idea nel 1991, quando decise di legare la vecchia tradizione della bambola di pezza, figlia della cultura contadina, al mondo dell'infanzia. La Garceau era già all'epoca una volontaria dell'Unicef, ente nel quale aveva sempre lavorato dietro le quinte, anche se presto cominciò a far parlare di sé grazie alla celebre bambola che portò il segno del suo lavoro per il mondo.

LA PIGOTTA NELLE SCUOLE

Con ago e filo e un po' di fantasia moltissimi insegnanti delle scuole si sono divertiti in questi anni assieme ai propri alunni a creare le bambole della speranza, a favore degli interventi di difesa nella vita dei bambini dei Paesi in via di sviluppo. Basti pensare che il kit salvavita dell'UNICEF, composto da vaccini, dosi di vitamina A, kit ostetrico per un parto sicuro, antibiotici e una zanzariera ha restituito in questi anni una certezza a tutti coloro che hanno dato il loro personale contributo alla realizzazione delle bambole di pezza: ossia che per ogni pigotta creata un bambino dell'Africa fosse in salvo.

SIMBOLO DEI DIRITTI DEI BAMBINI

Negli anni, la semplice bambola di pezza è divenuta un vero simbolo dei diritti dei bambini. Nelle scuole viene infatti spiegato agli alunni il problema diffuso della fame del mondo che colpisce tanti loro coetanei che non hanno le stesse opportunità. Il tutto con estrema semplicità e chiarezza e attraverso un'attività ludica che li rende protagonisti di qualcosa di più grande e importante.

NON SOLTANTO NELLE SCUOLE

Anche i nonni delle case di riposo e dei centri ricreativi per anziani, i carcerati, le associazioni e le tante signore appassionate di taglio e cucito si sono dedicati con le proprie mani in tutti questi anni alla confezione delle bambole solidali.

I NUMERI DELLA PIGOTTA

Le pigotte hanno avuto nel corso degli anni una sorprendente crescita, segno che il progetto ha funzionato. Come raccontano i dati, solo tra il 2002 e il 2005 la raccolta fondi aveva portato nelle casse dell'Unicef ben oltre 2 milioni di euro. Un risultato che ha spinto a fare sempre meglio, allargando quel cerchio della solidarietà tra le persone, in grado di mantenere viva la magia delle bambole di pezza, anche adesso che la sua fondatrice non c'è più.

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