26 Ottobre Ott 2018 1733 26 ottobre 2018

Le cose da sapere sul caso di Roberta Ragusa

Quarto Grado di Gianluigi Nuzzi torna a parlare della 44enne pisana per la cui scomparsa, in Appello, è stato condannato il marito Antonio Logli. 

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Roberta Ragusa Quarto Grado

A distanza di 6 anni, il caso di Roberta Ragusa continua a rimanere un caso aperto. Le soluzioni proposte negli anni si sono rivelate spesso fin troppo ambigue e prive di riscontri con l’evidenza delle prove. E le testimonianze del figlio e del marito della vittima, pur sollevando massicce polemiche, non hanno mai davvero rimescolato le carte in tavola né portato a una reale chiusura del cerchio.

Dopo l’intervista al figlio Daniele, torna a parlare il marito di #RobertaRagusa: Antonio Logli continua a professarsi...

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LA SCOMPARSA DI ROBERTA

Tutto è iniziato da una segnalazione: il 14 gennaio 2012, l’elettricista toscano Antonio Logli ha denunciato la scomparsa della moglie alla Stazione dei Carabinieri di San Giuliano Terme. Secondo quanto raccontato dall’uomo, la donna si sarebbe allontanata di casa tra la mezzanotte e le 6.45 dello stesso giorno, in uno stato confusionale causato da un incidente domestico avvenuto pochi giorni prima, e nel corso del quale avrebbe sbattuto la testa. Logli ha dichiarato agli inquirenti di essersi svegliato attorno alle 6.45 e di non aver trovato Roberta accanto a lui nel letto. E, dopo aver verificato che la porta d’ingresso non risultasse chiusa a chiave, ha pensato alla possibilità che si fosse allontanata da casa con il pigiama. I vestiti indossati da Roberta il giorno prima, infatti, erano tutti sulla poltrona, così come le chiavi di casa, il cellulare, i documenti, i soldi e tutti i suoi effetti personali.

L’INCIDENTE DOMESTICO

Nelle sue dichiarazioni, Logli ha parlato di come, la sera prima della scomparsa, la moglie fosse rimasta sveglia a sbrigare i lavori di casa fino a mezzanotte, mentre lui già dormiva. E ha raccontato il sospetto incidente domestico avvenuto poco tempo prima. Sistemando degli scatoloni nel controsoffitto, l’uomo aveva perso l’equilibrio ed era caduto addosso alla donna, facendole battere la testa. Malgrado Roberta non lamentasse dolori, aveva comunque scelto di recarsi dal medico di fiducia. Parlando dell’accaduto con le amiche, avrebbe detto, inizialmente, «ha provato ad ammazzarmi» per poi ritrattare tutto, correggendo l’affermazione con un «mi ha quasi ammazzato ma non lo ha mica fatto apposta». Secondo i giudici, invece, la caduta dalle scale non sarebbe stata altro che «la riprova degli intenti aggressivi e omicidiari coltivati da Logli nei confronti della Ragusa».

UN QUADRO FAMILIARE COMPLICATO

Le ricostruzioni degli inquirenti hanno portato alla luce una situazione familiare tutt’altro che idilliaca. La coppia, infatti, stava affrontando una profonda crisi a causa della relazione extra-coniugale che Logli aveva da circa otto anni con Sara Calzolaio, baby sitter dei figli della coppia. E, nonostante fosse molto attaccata alla famiglia, una volta scoperta la situazione del marito, la vittima aveva palesato l’intenzione di avviare le procedure della separazione.

LE INDAGINI

A seguito della denuncia di scomparsa, i Carabinieri hanno immediatamente avviato le perlustrazioni attorno alla proprietà. E Logli, dimostratosi sin da subito piuttosto scettico rispetto a un probabile ritorno della moglie, ha delegato le ricerche alla sola polizia giudiziaria. Nel corso delle indagini, sono emersi particolari sospetti: più persone hanno notato uno strano graffio sul sopracciglio sinistro dell’uomo, cosa che ha tentato di giustificare fornendo versioni contrastanti e confuse. In più, nel corso della notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, sono venute fuori ben tre telefonate tra il marito della Ragusa e Sara Calzolaio, seguite da altre due il mattino successivo, nelle quali Logli comunicava all’amante della scomparsa della moglie, le intimava di tenere nascosta la loro relazione e, soprattutto, di buttare il cellulare e cancellare tutti i loro messaggi di posta elettronica.

IL RUOLO DEL SUPERTESTIMONE

Le dichiarazioni del supertestimone Loris Gozi, rese in incidente probatorio il 30 aprile 2013, si sono rivelate fondamentali alla comprensione di molte delle dinamiche della vicenda. Vicino di casa dei Logli, Gozi ha rivelato che, nella notte tra il 13 e il 14 gennaio 2012, aveva visto una Ford Escort scura parcheggiata al lato della strada. Nell’auto ha riconosciuto il viso del marito di Roberta che, accortosi di essere stato visto, ha tentato invano di nascondersi. Il teste ha, poi, raccontato di essere nuovamente uscito in strada qualche ora dopo per far passeggiare il cane e di essersi accorto come la Ford Escort fosse stata stranamente sostituita da una Citroen di piccola cilindrata. Camminando, è riuscito a intravedere una sagoma maschile e una femminile: l’uomo era aggressivo e voleva caricare in auto la donna che, spaventata, chiedeva aiuto. E, dei due, gli è sembrato di riconoscere solo l’uomo, molto somigliante ad Antonio Logli. Che, il giorno dopo la scomparsa della moglie, si sarebbe recato a casa dei vicini in compagnia di un uomo per chiedere di poter guardare nella loro proprietà, mostrando una foto della moglie, e di poter parlare con la compagna di Gozi.

IL PROCESSO

Lo scorso maggio, la Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha condannato Antonio Logli a 20 anni con rito abbreviato perché ritenuto responsabile del delitto e della soppressione del cadavere della moglie, con lo scopo di impedirne il ritrovamento in modo permanente. Condanna che è andata a confermare quanto sostenuto dai giudici nella sentenza di primo grado emessa dal Gup del Tribunale di Pisa. Relativamente alla possibilità che, invece, l’omicidio fosse premeditato, nella sentenza di secondo grado si legge che «in qualunque modo ne abbia cagionato la morte, il mancato rinvenimento del corpo nonostante le massicce ricerche, e a prescindere dal fatto che non sia stata contestata la premeditazione, indica chiaramente che l’imputato si fosse già prefigurato nei dettagli l’evidenza della soppressione della moglie, ponendosi anche con un certo anticipo il problema di disfarsi del corpo». Nonostante le ricerche capillari del Nucleo investigativo del Comando provinciale di Pisa, il corpo di Roberta Ragusa non è mai stato ritrovato. In attesa che la Cassazione si esprima sulla condanna in appello, Logli resta vincolato all’obbligo di firma, misura che, a differenza dei domiciliari, gli permette di muoversi liberamente all’interno del suo comune di residenza.

L’INTERVISTA AL FIGLIO DANIELE

Nella puntata di Quarto Grado del 19 ottobre 2018, Gianluigi Nuzzi ha intervistato il figlio della coppia, Daniele. Che ha confermato quanto dichiarato dal padre ai microfoni del programma di Rete 4: per loro, Roberta Ragusa sarebbe ancora viva. E alla richiesta del giornalista di rivolgere un appello alla madre, il ragazzo ha risposto lapidario: «Non penso ce ne sia bisogno. Se ci sta guardando, sa già la situazione, sa che ci manca. La mia speranza è che lei stia bene, poi, il resto non lo so».

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