Femminicidio

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24 Ottobre Ott 2018 1700 24 ottobre 2018

Le cose da sapere sull'omicidio di Serena Mollicone

Nella settima puntata di Chi l'ha visto, Federica Sciarelli racconta la storia della 18enne frusinate, scomparsa nel 2001 da Arce e ritrovata senza vita in un bosco nelle vicinanze.

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serena mollicone

Quella della morte di Serena Mollicone è una storia che ha trascinato dietro di sé dinamiche e interrogativi ai quali gli inquirenti hanno faticato a trovare delle risposte. Fino alle ultime svolte nelle indagini dei RIS, che hanno confermato quanto il padre della vittima ha sostenuto a gran voce per 17 anni: la 18enne frusinate sarebbe morta all’interno della caserma dei carabinieri del paese.

LA RICOSTRUZIONE DELLA MORTE DI SERENA

Il giorno della scomparsa, il 1 giugno 2001, la studentessa non era andata a scuola ma in ospedale a Isola Liri, a pochi chilometri da Arce, per una radiografia ai denti. Tornata a casa in pullman poco dopo le 13, nel pomeriggio avrebbe dovuto incontrare il fidanzato a Sora: un appuntamento al quale non si è mai presentata. È stato solo in tarda serata che il padre ha deciso di denunciarne la misteriosa scomparsa. Due giorni dopo, la tragica risposta a tutte i dubbi della famiglia e degli amici: il corpo della ragazza è stato ritrovato nel bosco dell’Anitrella, frazione del vicino Monte San Giovanni Campano. Aveva mani e piedi legati e la testa completamente ricoperta da un sacchetto di plastica.

LE PRIME INDAGINI

Secondo le primissime ricostruzioni della polizia, Serena era stata colpita alla testa e, successivamente, trascinata nel bosco ancora in vita. E la morte, probabilmente per asfissia, era sopraggiunta a seguito di una lunga agonia, nella notte tra l'1 e il 2 giugno. Come confermato dall’autopsia, che non aveva rintracciato alcun segno di violenza sessuale sul corpo. Sin dall’inizio, le indagini si sono contraddistinte per l’ambiguità delle testimonianze e l’equivocità delle prove a disposizione, tra cui la scoperta del telefonino della vittima in un cassetto della sua stessa stanza, una settimana dopo il ritrovamento del cadavere. Il 6 febbraio del 2003, il primo arresto: quello di Carmine Belli, carrozziere di Arce, accusato di omicidio volontario e occultamento di cadavere. Dopo il ritrovamento nell’officina di Belli di un bigliettino con data e ora dell’appuntamento che Serena aveva dal dentista, l’accusa ha iniziato a sostenere la tesi secondo cui, quella mattina, l’uomo si sarebbe recato in auto a Isola Liri e avrebbe fatto salire in auto la ragazza, all’altezza della fermata dell’autobus, per riaccompagnarla in paese. Secondo i pm, Serena avrebbe rifiutato la proposta e sarebbe stata colpita violentemente al volto. Una dinamica che, più tardi, sarebbe stata smentita dall’evidenza: il giorno della morte della 18enne, infatti, Belli si trovava nella sua autofficina, sulla sua auto non è stata reperita alcuna traccia del dna della ragazza né sul corpo della ragazza tracce di dna del 38enne. Dopo un anno e mezzo di carcere, l’imputato è stato assolto nei tre gradi di giudizio perché gli indizi a suo carico non sono stati reputati sufficienti per validarne la colpevolezza.

"Spero che abbiano trovato quello che cercavano. Ho dovuto lottare per arrivare a questa giornata e ad assicurare la...

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GLI SVILUPPI FUMOSI

Negli anni si sono susseguite diverse testimonianze sul caso Mollicone. Tra cui quella di una barista che ha raccontato (e poi ritrattato) di aver visto la vittima in compagnia del figlio del maresciallo del paese, Marco Mottola. Versione immediatamente smentita dall’interessato che, in un interrogatorio nel 2002, ha dichiarato di aver visto l’ultima volta Serena a una festa nelle vicinanze di Arce, in compagnia di alcune amiche. Ma è stato nel 2008 che le ombre sulla storia si sono ulteriormente infittite, con il suicidio del brigadiere Santino Tuzi. L’ennesima morte avvolta nel mistero. Del brigadiere si sapeva soltanto che, di lì a pochi giorni, avrebbe avuto un confronto con il maresciallo Mottola e che sarebbe potuto diventare un testimone chiave nelle indagini, perché le sue dichiarazioni avrebbero potuto aggravare la posizione di Mottola. Tuzi, infatti, aveva dichiarato che, il giorno prima della morte, Serena aveva citofonato in caserma, dove si era recata per denunciare un giro di droga in paese, che coinvolgeva anche parenti dell’allora comandante della stazione. Secondo le dichiarazioni del padre, la ragazza si batteva da anni per fermare lo spaccio di stupefacenti che stava lentamente uccidendo molti dei suoi amici. A oggi, per la morte della studentessa, sono indagati per omicidio volontario e occultamento di cadavere il maresciallo Mottola, il figlio Marco e la moglie Anna. Mentre il luogotentente Vincenzo Quatrale e l’appuntato Francesco Suprano sono stati accusati, rispettivamente, di concorso morale nel delitto, di istigazione al suicidio di Santino Tuzi e di favoreggiamento.

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LE ULTIME SVOLTE NELLE INDAGINI

Dopo 17 anni, è arrivata una svolta importante nelle indagini sulla morte della 18enne frusinate. I Carabinieri del Ris, infatti, hanno appurato che la giovane è stata uccisa in caserma, ad Arce. Gli inquirenti sarebbero arrivati a questa conclusione a seguito di una perizia effettuata sulla porta e sui frammenti di legno presenti sul nastro adesivo che legava piedi e mani della vittima, ritenuto compatibile con il materiale proveniente dai locali della caserma. L’ipotesi più accreditata è che Serena abbia perso i sensi a seguito delle percosse subìte e sarebbe morta per soffocamento, a causa del sacchetto che gli assassini le hanno messo in testa, ostruendole le vie respiratorie. Lo sviluppo più importante è quello arrivato dal medico legale Cristina Cattaneo, che ha confermato che sulla porta della caserma dei carabinieri c’era un segno prodotto dalla caduta violenta di Serena, che aveva battuto la tempia sinistra. Il colpo l’avrebbe tramortita ma non uccisa. Altra importante novità è che Carmine Belli è stato convocato per riferire dei dettagli di quanto accaduto il giorno della sua scarcerazione. Il carrozziere, infatti, avrebbe incontrato davanti casa il brigadiere Tuzi. Secondo le indagini, l’uomo sarebbe stato usato come capro espiatorio. In ogni caso, le indagini proseguono e, nel mese di giugno, il sostituto procuratore di Cassino Maria Beatrice Siravo ha ordinato un sopralluogo in Polonia per prelevare le impronte di due donne che, sospettate di essere coinvolte nell’omicidio, avevano lasciato Arce per ritornare nel loro paese, vicino Varsavia. Anche se i colpevoli non sono ancora stati effettivamente identificati, per il padre della vittima, la verità è sempre stata lì davanti agli occhi di tutti: «Serena è stata uccisa perché si è permessa di andare in caserma a far presente il problema della droga e, per di più, a denunciare il figlio di maresciallo per spaccio. Tutti lo sapevano e lei è stata l’unica a trovare il coraggio per farlo».

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