23 Ottobre Ott 2018 1355 23 ottobre 2018

Chi è Tessa Snyder, sopravvissuta al cancro grazie all'amputazione

La scelta di rinunciare alla gamba è arrivata a soli 11 anni, dopo la diagnosi di osteosarcoma e la chemioterapia. Oggi ha 29 anni e si sente più forte che mai.

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Tessa Snyder Cancro Amputazione

Tessa Snyder aveva solo 11 anni quando i genitori e i medici le chiesero di fare una scelta che, probabilmente, sarebbe impossibile anche per molti adulti: chiesero il permesso di amputarle la gamba. Oggi, 18 anni dopo, Tessa vorrebbe poter ringraziare se stessa bambina «per non aver mai mollato».

LA DIAGNOSI: UN OSTEOSARCOMA AL FEMORE DESTRO

«Iniziai ad avere dei dolori nella primavera del 2000, i medici che mi visitarono però sbagliarono la diagnosi, dissero che erano dolori della crescita», ha raccontato Tessa a Morror UK. Giorno dopo giorno però il dolore non migliorava, anzi, stava peggiorando: «Mi sottoposi a una biopsia, e 10 giorni dopo ero in una stanza d’ospedale con un chirurgo che mi visitava: era in piedi di fronte a me e cercava di spiegare nel modo più semplice possibile a una bambina di 11 anni che cosa sia un cancro. Un osteosarcoma al femore destro, per essere precisi», ha ricordato lei.

SETTE MESI DI CHEMIOTERAPIA

«Una volta arrivata la diagnosi, le cose accaddero velocemente. Mi sottoposi a chemio quasi ogni settimana, per sette mesi. La cura si stava letteralmente prendendo tutta la mia vita. Mi prescrissero quella più forte, per attaccare il cancro in modo aggressivo – ha continuato a raccontare Tessa – Non riuscivo a tenere giù il cibo, quindi mi nutrivano artificalmente». Snyder rimase in ospedale diversi mesi, in isolamento, perché la terapia aveva distrutto il suo sistema immunitario e il contatto con il mondo esterno sarebbe stato potenzialmente letale.

LA SCELTA DI AMPUTARE DOPO DUE MESI DI CURE

«Dopo due mesi di chemioterapia, mi proposero l’idea di amputare», ha spiegato Tessa. La procedura, le dissero, avrebbe permesso di bloccare il decorso della malattia – impedendo anche che si ripresentasse in futuro – ma al prezzo di tagliare l’arto destro fin sopra al punto in cui era sito il tumore. «Mi mostrarono foto di persone con amputazioni che vivevano una vita normale. Avrei potuto camminare, correre e fare sport. Se amputare la gamba mi avrebbe permesso di non sottopormi più alle cure, perché no?», così Tessa rispose sì: avrebbe rinunciato alla gamba per la sua vita. L’operazione fu fissata per il 29 settembre 2000.

UNA NUOVA VITA

Nonostante le difficolta dell’operazione e i successivi tre mesi di chemio, nel gennaio del 2001 i medici comunicarono che il tumore era sparito, lo aveva battuto. «Fu il primo anno della mia nuova vita. Mi impegnai per diventare più forte, stavo imparando a camminare sulla mia nuova protesi, dopo tre mesi di carrozzina», il percorso, di certo, non è stato facile, ma Tessa era determinata, come spiega lei stessa: «Non volevo mollare. L’adolescenza è stata dura. Ci ho messo quasi 20 anni per accettare la mia protesi, ma adesso so di non poter vivere odiando qualcosa che non posso cambiare».

«IL CANCRO FA SCHIFO, MA HO AVUTO LA MIA POSSIBILITÀ»

Oggi Tessa, che vive a Philadelphia con il marito e i loro due bimbi, parla senza rimorso della sua scelta e non ha paura di ammettere di aver sofferto: «L’autodeterminazione, diventare adulti e imparare ad amare se stessi sono la chiave della felicità, per me. Adesso ho quasi 30 anni, e non mi sono mai sentita così bella. Il cancro fa schifo, e perdere una gamba non è una bella esperienza, ma mi è stata data una seconda possibilità per continuare a vivere». Vorrebbe ringraziare la Tessa 11enne che le ha permesso di salvarsi la vita, anche ad un prezzo così alto, e vuole aiutare chi, dopo aver vissuto la stessa esperienza, fatica a riprendersi: «Se potrò aiutare anche una sola persona, allora la mia esperienza sarà valsa a qualcosa».

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