18 Ottobre Ott 2018 1355 18 ottobre 2018

Chi è Antonella Valer, la donna candidata presidente della provincia di Trento

Insegnante, 46 anni, alle elezioni di domenica 21 ottobre 2018 corre per Liberi e Uguali. Il suo programma? Ambiente, accoglienza e pari opportunità.

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Valer Antonella Trentino

Antonella Valer.

Instagram @antovalerleu

«Un altro Trentino è possibile!». Con questo slogan Antonella Valer, insegnante (part-time) 46enne di Economia e diritto alla scuola serale e in carcere, è l’unica donna in corsa per la carica di presidente(ssa) della provincia di Trento alle elezioni in programma domenica 21 ottobre. La candidata di Liberi e Uguali – che riunisce Rifondazione Comunista e Potere al Popolo, senza candidati alla presidenza – è stata appoggiata anche da Giuliano Pantano, capolista del neonato partito L’Altro Trentino a Sinistra. L’indirizzo politico di Valer è evidente: più a sinistra di così, c’è solo la Svizzera. Il programma della coalizione si riassume in sei punti: una politica ambientale che miri al riequilibrio territoriale, piena e buona occupazione, riforma degli strumenti di partecipazione dell'autonomia, investimento significativo nei beni pubblici a partire da istruzione e sanità, «scelte di pace, cooperazione e accoglienza» e infine «il coraggio di dire No»: «Diciamo no allo sfruttamento del territorio. È necessario il blocco della nuova edificazione, perché il patrimonio immobiliare è sufficiente. Va cancellata la TAV/TAC», si legge sul blog della candidata Antonella Valer – Libera e uguale. Nel suo ‘diario digitale’, Valer non solo presenta il proprio programma politico, ma espone anche il suo pensiero – in modo articolato ma molto chiaro – su questi stessi temi.

SUL FEMMINICIDIO: «UOMINI, RIFLETTETE SU VOI STESSI»

«Credo che la violenza che emerge negli episodi di femminicidio sia la punta dell’iceberg di una società maschilista violenta che non può non essere evidenziata. Anche se i dati del femminicidio non fossero quantitativamente drammatici – ha spiegato Valer – è innegabile che siamo lontani, anche in Trentino, dalla parità di opportunità». Sarebbero quindi i diritti negati alla base della scia di violenze che molte donne sono quotidianamente costrette a subire, anche quando questa non sfoci in – comunque troppo frequenti – casi di femminicidio, secondo la candidata. Ha parlato di un’assenza di rappresentanza femminile nelle istituzioni, che lei come donna candidata alla presidenza sta certamente cercando di ribaltare, e intima agli uomini una «urgente e necessaria riflessione su di sè, sui rapporti tra i generi, sulla violenza».

SULLE PARI OPPORTUNITÀ: «L’OSSIGENO CHE ALIMENTA IL BENESSERE DELLE NAZIONI»

Come sopra, la parità di genere – o meglio, la sua mancanza – è alla base della subalternità femminile, per questo, nel post dedicato proprio all’uguaglianza di diritti da Valer, si legge: «Le pari opportunità non sono un lusso che si concede una società che spreca risorse, ma l’ossigeno che alimenta il benessere delle nazioni. Il maggiore tasso di occupazione femminile sul territorio trentino rispetto a quasi tutto il resto del Paese, non è la conseguenza del maggior benessere della nostra provincia: ne è la causa. Sono certo perciò che, nella campagna elettorale e nell’azione del prossimo governo provinciale le pari opportunità troveranno lo spazio che meritano: il primo piano».

SUI VACCINI: «A FAVORE, MA BISOGNA RIFLETTERE SULLA CAMPAGNA VACCINALE»

Sul tema No-Vax, la candidata – dopo «aver approfondito la questione e aver verificato la posizione di Leu» – chiarisce che «un’evidenza medico-scientifica a favore dei vaccini», in effetti, esiste. Ciò che sembra preoccuparla è, invece, la politica vaccinale del decreto Lorenzin, che rischierebbe di impedire «a molti bambini e alle loro famiglie di accedere a servizi essenziali, discriminandoli, di fatto». Nello stesso blog, Valer, ha aggiunto: «Tra il riconoscere gli indubbi benefici di alcuni vaccini e chiedersi quali fattori intervengano quando si tratta di decidere, o imporre, una determinata campagna vaccinale piuttosto che un’altra, si attraversano questioni che sono tutt’altro che scientifiche, ma politiche, commerciali, purtroppo talvolta anche fraudolente», e continua chiarendo che, se eletta, si impegna «a promuovere la revisione del decreto, a favorire un dibattito pubblico in cui le argomentazioni dei cittadini vengano ascoltate e non demonizzate».

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