18 Ottobre Ott 2018 2020 18 ottobre 2018

Chi è Annalisa Pastore, la prima ordinaria di scienze della Normale di Pisa

Lo studio della chimica, la ricerca, il riconoscimento internazionale. Fino al record: è stata la prima donna a diventare docente a tempo indeterminato nel dipartimento scientifico dell'ateneo.

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Annalisa Pastore

Dopo 208 anni e il j’accuse del rettore Vincenzo Barone, la Scuola Normale Superiore di Pisa ha iniziato a muovere i primi passi nella battaglia contro il problema del gender gap. E lo ha fatto assegnando a una donna, per la prima volta nella storia, una cattedra nella classe di scienze. Dopo una serie di collaborazioni e un incarico da docente a contratto, Annalisa Pastore è diventata ufficialmente professore ordinario di biologia molecolare dell’ateneo.

CHI È ANNALISA PASTORE

Nata nel 1957, Annalisa Pastore si è innamorata della chimica quando era ancora adolescente. E, da allora, ha costruito una carriera di tutto rispetto sulla passione per le molecole. Tutto è nato da un libro: «Quando avevo 17 anni ho letto La doppia elica di James D. Watson, in cui si illustrava la scoperta del DNA, e mi sono appassionata all’argomento». Ma non solo: anche avere come modello di riferimento Marie Curie l’ha aiutata a credere ancor più nella possibilità di poter trasformare le sue inclinazioni in un mestiere perfettamente compatibile con la vita familiare. Un insegnamento che ha interiorizzato e che, anno dopo anno, ha sempre cercato di trasmettere alle sue studentesse. Dopo una laurea e un dottorato in chimica all’Università di Napoli, la docente è diventata, in poco tempo, l’asso nella manica di alcuni dei principali istituti di ricerca del panorama internazionale. Tra cui, quello di Heidelberg dove, dopo la gavetta come ricercatore, è riuscita a ottenere il posto di direttore. E a mettere su il primo gruppo di risonanza nucleare magnetica per lo studio delle proteine. La sua avventura con l’insegnamento universitario è iniziata nel 2013, dopo un incarico al Medical Research Council di Londra (il corrispettivo del nostro CNR): nel 2013 è diventata professore di chimica molecolare applicata allo studio delle malattie neurodegenerative al King’s College e, successivamente, ha iniziato a insegnare Immunologia all’Università di Pavia come docente a tempo determinato. Fino ad arrivare al celebre ateneo pisano dove, dopo una serie di collaborazioni, è riuscita a ottenere una cattedra. E, in qualche modo, a fare la storia.

LA GIORNATA TIPO DI UNA RICERCATRICE

In un’intervista al Corriere della Sera, Pastore ha illustrato l’oggetto della sua ricerca e ha spiegato, per sommi capi, come, negli anni, sia riuscita a conciliare il lavoro di ricercatrice con la vita privata. Impegnata nello studio delle proteine coinvolte nello sviluppo delle malattie degenerative come l’Alzheimer e nell’individuazione delle strategie utili a bloccare questo tipo di patologie, la sua giornata tipo si divide tra la scrittura degli articoli, che fa «a casa, nelle prime ore del mattino» e il laboratorio, dove passa «buona parte della giornata, fino a sera». Un regime che, nel corso della sua carriera, le ha permesso di curare più di 200 pubblicazioni e di ricevere più di diecimila citazioni nella letteratura scientifica.

LA SUA ESPERIENZA CON IL SESSISMO NELLE UNIVERSITÀ

Sempre al Corriere, la ricercatrice ha spiegato come anche lei non sia riuscita a eludere la discriminazione in ambito accademico: «Da giovane, ho ricevuto anche io offerte di lavoro sessiste, come tutte le donne, purtroppo». E ha raccontato come, qualche anno fa, nel Regno Unito, le sia capitato di arrivare a un passo dall’incarico di direttore di dipartimento, per poi trovarsi ingiustamente surclassata da due uomini. Perché il problema non dipende dalle poche studentesse di biologia, chimica o fisica ma da «una tradizione che, per secoli, ha scoraggiato l’accesso delle donne alle professioni scientifiche e, soprattutto, la loro ascesa». A chi le ha chiesto quale potrebbe essere la soluzione al problema del gender gap in un settore, come quello delle università, per tradizione poco woman friendly, ha risposto in maniera decisa e senza mezzi termini: «E’ importante bilanciare gli squilibri di genere quando si scelgono i docenti, ovviamente a parità di merito. E servono asili e servizi per permettere alle madri di lavorare».

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