17 Ottobre Ott 2018 1803 17 ottobre 2018

Chi è Maryse Condé, la vincitrice del New Academy Prize in Literature

Dopo la carriera accademica e l’esordio tardivo come scrittrice, la Svezia ha celebrato i meriti della sua penna. E le ha conferito un Nobel alternativo.

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maryse condé

Dopo lo scandalo che ha coinvolto il fotografo franco-svedese Jean Claude Arnault e che ha portato all’annullamento dell’annuale cerimonia di conferimento del premio Nobel per la letteratura, la Svezia ha trovato una soluzione alternativa per celebrare la migliore tra le penne del panorama letterario internazionale. E ha assegnato il surrogato dello storico riconoscimento, il New Academy Prize in Literature, alla scrittrice francese Maryse Condé. Che ha conquistato librai, editori e lettori svedesi, scalzando lo scrittore britannico Neil Gaiman e l’autrice canadese di origini vietnamite Kim Thúy.

CHI È MARYSE CONDÉ

Classe 1937 e originaria di Pointe-à-Pitre, piccolo comune dell’isola di Guadalupe, Maryse Condé è diventata, negli anni, una delle romanziere di punta della letteratura caraibica. Dopo aver abbandonato l’isola per completare gli studi in Francia, si è divisa tra la carriera accademica (che l’ha spesso portata in Africa, tra Ghana, Guinea e Senegal) e il giornalismo. Pur avendo raccontato in diverse interviste di aver deciso da bambina di voler diventare scrittrice «dopo aver letto Cime Tempestose», il suo esordio nell’olimpo dell’editoria non è arrivato prima dei 40 anni. Nei suoi romanzi ha indagato questioni e problematiche legate alle relazioni tra sessi, razze e culture in epoche storiche e luoghi di volta in volta differenti. Dal Massachussets del celeberrimo Processo alle streghe di Salem a Ségou, capitale dell’Impero Bamana (attuale Mali). E ha fatto di alcune delle tematiche chiave delle sue opere cause per cui combattere e alzare la voce. Come nel caso della schiavitù che, nel 2001, l’ha vista schierata in prima linea come fondatrice di un comitato a sostegno della Legge Taubira e del riconoscimento della tratta atlantica degli schiavi africani come crimine contro l’umanità. Della sua vita privata si conosce molto poco: dopo la fine del suo primo matrimonio con l’attore africano Mamadou Condé, ha sposato in seconde nozze Richard Philcox, quello che sarebbe diventato il traduttore di tutti i suoi scritti dal francese all’inglese.

LE MOTIVAZIONI CHE L’HANNO PORTATA ALLA VITTORIA

Tra le opere della sua nutrita bibliografia, sono stati tre i romanzi che l’hanno incoronata vincitrice del premio: Io, Tituba, strega nera di Salem, la storia di una donna condannata durante la caccia alle streghe in America, Segu, saga familiare ambientata nell’Africa Occidentale del ‘700 e Windward Heights, rivisitazione caraibica del romanzo di Jane Austen. Quello che ha fatto innamorare la commissione del premio è stato, soprattutto, il linguaggio, puntuale ma profondamente emotivo riscontrato in tutte le sue storie. Oltre alla straordinaria capacità da storyteller, come ribadito da Ann Pålsson, che della Condé ha voluto mettere in luce «l’abilità di rendere vivo il racconto della devastazione del colonialismo e del caos post-coloniale in una serie di storie in cui razza, genere e classe sociale vengono continuamente messi in discussione. E dove la vita e la morte si intrecciano continuamente tra loro».

LA REAZIONE DELLA SCRITTRICE

Nel video di ringraziamento trasmesso in occasione della cerimonia di premiazione, l’autrice ha espresso tutta la sua felicità per un riconoscimento che «ha deciso di condividere con familiari, amici e tutto il popolo dell’isola di Guadalupe che, finalmente, viene menzionata dalla stampa internazionale per un avvenimento positivo e non per uragani o tragedie naturali». E, poco prima di concludere, ha fatto capire come la vittoria più grande, per lei, non sia stato il milione di corone svedesi ma «l’aver dato la possibilità al popolo dell’isola di farsi sentire e di far conoscere al mondo un'identità e una cultura dalle mille sfaccettature».

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