16 Ottobre Ott 2018 1819 16 ottobre 2018

Chi è Miriam Sylla, la schiacciatrice della Nazionale italiana di volley

Ha solo 23 anni ma è già una stella della pallavolo. E dopo la gavetta e qualche incidente di percorso, è arrivata a realizzare il suo sogno: giocare un Mondiale in azzurro.

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Miriam Sylla

Se la Nazionale femminile di pallavolo è riuscita a fare il pieno di vittorie ai Mondiali e a volare dritta in semifinale, il merito è anche di Miriam Sylla. Incoronata dalle statistiche migliore schiacciatrice al mondo, seconda soltanto alla serba Tijana Boskovic, la giocatrice 23enne di origine ivoriana è uno dei pezzi da novanta della squadra di Davide Mazzanti e, partita dopo partita, ha dimostrato di avere la tenacia e la determinazione necessaria a far sì che quella delle Azzurre dell'Italvolley di arrivare al podio non rimanga soltanto una speranza.

QUELLO CON LA PALLAVOLO NON E’ STATO UN COLPO DI FULMINE

Il percorso di Miriam Sylla con il volley non è iniziato con i presupposti che uno si aspetterebbe dalla storia di una campionessa di questo calibro. Come da lei stessa raccontato in un’intervista a Repubblica, è stata sua cugina a iniziarla, a 12 anni, allo sport di cui, più tardi, si sarebbe innamorata ma non è mai stato amore a prima vista. Anzi: all’inizio, era «solo un passatempo, nulla di più». Tutto è cambiato al liceo quando, consapevole del suo talento, la pallavolista ha iniziato a realizzare di poter avere un futuro in quella disciplina e di poter pensare seriamente alla possibilità di costruirci una carriera. E mentre a scuola i suoi compagni cercavano di inventare scuse per saltare le ore di educazione fisica, lei aveva trovato in quel campo e sotto quella rete la sua comfort zone. La gavetta nelle squadre giovanili l’ha portata a esordire in serie A1, dapprima con il Bergamo, poi con l’Imoco Conegliano, e a toccare con mano il sogno di giocare in Nazionale, arrivando a qualificarsi per il suo primo Mondiale.

L’INCUBO DEL DOPING E GLI ATTACCHI SUI SOCIAL

Ma nella strada verso il sogno di giocare a pallavolo ad alti livelli, la schiacciatrice ha dovuto fare i conti con un incidente di percorso che, nel 2017, l’ha costretta a saltare l’Europeo. Dopo la finale del Grand Prix giocata a Nanchino il 6 agosto del 2017, Miriam era risultata positiva all’antidoping. Le analisi, infatti, avevano registrato valori anomali e la presenza, nel sangue, di clenbuterolo. Ma era tutto un falso allarme: test e controlli a campione, infatti, hanno dimostrato come quei valori fossero stati causati da una contaminazione alimentare dovuta alle sostanze presenti nel cibo ingerito in Cina. Tesi sostenuta con convinzione dalla Federazione Italiana e dal c.t. azzurro Mazzanti: «Il rammarico più grande non è stato quello di non averla avuta per il torneo ma tutto quello che è stato scritto su questa storia: che eravamo una squadra di extracomunitarie dopate, che avevamo rubato. Miriam, invece, non aveva fatto nulla e noi siamo stati ospiti di un paese che non ci ha tutelato». Oltre al peso dell’esclusione, in quel periodo, la schiacciatrice si è trovata a fare i conti anche con i leoni da tastiera, che non le hanno risparmiato accuse e insulti, ennesimo ostacolo superato con caparbia. «Sono forte abbastanza da superare le cattiverie. Ho imparato a scuola: mi prendevano in giro per il colore della pelle e non mi facevano sedere accanto a loro», ha raccontato al Corriere della Sera, «Mio papa mi disse di reagire. Non si può far sbiancare il pianeta. Ma questo clima non deve neppure far sì che se mi superano in fila al supermercato lo fanno solo perché sono nera. Mettere gli uni contro gli altri non è la soluzione».

ORGOGLIOSA DI ESSERE ITALIANA

E a chi le ha attributo il merito di aver reso l'Italdonna una squadra multietnica e variegata, ha sempre risposto di non voler in alcun modo rivendicare la cosa: «Sono Italiana, vivo e gioco in Italia, com’è naturale che sia. Indosso questa maglia perché, a quanto pare, me la sono meritata. Niente di più».

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