16 Ottobre Ott 2018 1438 16 ottobre 2018

Chi è Katharina Schulze, la leader dei Verdi in Baviera

33 anni, due lauree e un piglio da pasionaria che l'ha portata a capo del partito dei Grünen. E a frenare la destra nell'ultima tornata elettorale. 

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Katharina Schulze

Le elezioni del 14 ottobre in Baviera hanno sancito l’inaspettato trionfo dei Verdi che, con il 17,5% dei consensi, sono diventati il perno attorno al quale si dirameranno le trattative per la formazione del nuovo governo. A guidare il partito è la 33enne Katharina Schulze, diventata paladina della lotta contro i populismi e simbolo della rinascita in una terra dove ci si aspettava (ancora una volta) l’egemonia dei cristiano-sociali (Csu).

UNA CARRIERA POLITICA FULMINEA

Originaria del Baden-Wuerttemberg, doppia laurea in psicologia e scienze politiche, il suo sodalizio con i Verdi è iniziato nel 2008 quando, appena 23enne, ha scelto di aderire alle idee e alle cause portate avanti dal movimento. Nello stesso anno, quando era ancora una studentessa dell’Università di San Diego, negli Stati Uniti, ha lavorato come volontaria nella campagna di Barack Obama. E, grazie a quell’esperienza, ha fatto tesoro dei segreti e delle tecniche oratorie dell’ex presidente americano. La sua ascesa ai vertici della politica è stata rapidissima: nel 2009 è stata eletta leader dei giovani della Baviera e, dopo soli due anni, capo del partito nel Land. Fino ad arrivare, nel 2013, al Parlamento Regionale dove, dal 2017, guida i deputati dei Grünen. E se della sua figura pubblica si ha una visione nitida e esaustiva, poco si conosce degli aspetti più privati della sua vita. Se non che il suo sogno nel cassetto, da piccola, fosse quello di diventare un’astronauta e che il piglio da pasionaria fosse già ben visibile negli anni del liceo, durante i quali si era più volte trovata a vestire i panni di rappresentante di classe. E già sognava di «salvare il mondo con pragmatismo».

IL SEGRETO DEL SUO SUCCESSO

Ma, al di là dello scintillante cursus honorum, il segreto della vittoria della Schulze, secondo molti, è stato il mix di spontaneità e straordinarie capacità retoriche. Che le sono valse, addirittura, il riconoscimento del Circolo degli Speechwriter di lingua tedesca come migliore oratrice della campagna elettorale bavarese del 2018. E che sono riuscite a convincere gli elettori, conquistati dalla sua loquela ma anche da una determinazione inaffondabile che l’ha sempre portata a raggiungere il risultato che si era prefissata. Anche a costo di pestare i piedi ai signori della politica per far valere la propria posizione. Come quando, ancora 25enne, si era scontrata con Claudia Roth, leader storica dei Verdi, riguardo alla candidatura di Monaco per le Olimpiadi. Una qualità che il quotidiano Süddeutsche Zeitung ha tenuto a sottolineare, dandole il curioso soprannome di "Duracell" e paragonandone la resistenza a quella delle famose batterie.

UNA VERDE “ATIPICA”

Voce della corrente centrista del partito e sostenitrice delle sue idee cardine, dalla difesa della qualità dell’aria all’agricoltura sostenibile, la stampa l’ha spesso definita «una verde atipica» per le sue posizioni fuori dal coro rispetto a tematiche come la sicurezza e l’integrazione, puntando tutto sul confronto pacifico piuttosto che sullo scontro sterile. Tra le priorità della sua campagna elettorale ci sono state la necessità di diminuire il numero dei poliziotti ai confini bavaresi «visto che viviamo in un’Europa unita» e, soprattutto, l’urgenza di aprire un discorso costruttivo sull’immigrazione, «un fenomeno da guidare e non soltanto da amministrare». E sull’immagine dei Verdi, non ha mai avuto dubbi: sin dagli inizi della sua carriera, ha sempre pensato che fosse necessario puntare a diventare un Volkspartei, un movimento popolare, in grado di attirare elettori e consensi con un modo nuovo di fare politica. Visione che, nell’ultima tornata elettorale, le ha permesso di portare a casa un risultato storico.

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