Femminismo

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9 Ottobre Ott 2018 2017 09 ottobre 2018

Chi è Samira Asghari, la giovane afgana nel Cio

Giocatrice di pallacanestro che ha sfidato la dittatura dei talebani, ha dichiarato che «molte cose stanno cambiando nel mio Paese, ma c'è ancora un gran lavoro da fare per il pieno inserimento delle donne».

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«Molte cose stanno cambiando nel mio Paese, ma c'è ancora un gran lavoro da fare per raggiungere il sogno di un pieno inserimento delle donne a tutti i livelli della società. Con l'onore di essere eletta membro del Comitato olimpico internazionale (Cio) voglio ora dare il mio contributo per raggiungere questo obiettivo»: queste le prime parole a Buenos Aires di Samira Asghari, la giovane afghana diventata il nove ottobre a 24 anni la più giovane delegata nell'organismo olimpico.

LA GIOVINEZZA NELLA PROVINCIA AFGHANA DI MAIDAN WARDAK

Sostenuta dai suoi genitori, esuli in Iran dopo l'arrivo dei talebani, Samira ha cominciato a praticare la pallacanestro a nove anni, giocando prima nella squadra nazionale afghana junior e poi in quella maggiore. «Ed è allora - ha rivelato - che ho capito l'importanza dello sport come motore di emancipazione delle donne in Afghanistan». Un percorso, questo, che la Premio Nobel per la Pace pachistana Malala Yousufzai ha cominciato a percorrere anni fa, battendosi per permettere alle bambine e alle giovani del suo Paese di poter studiare. Originaria della conflittiva provincia afghana di Maidan Wardak, dove i talebani sono molto attivi, Samira non può andare a visitare il distretto di Jalrez dove vivono i suoi parenti e amici. E dove, sottolinea, «ci sono tante ragazze che ancora non hanno accesso all'istruzione e allo sport». Presentando la sua candidatura, il presidente del Cio, Thomas Bach, ha ribadito che «abbiamo voluto mandare un segnale non solo agli uomini e alle donne dell'Afghanistan, ma anche a quelli di tutti quei Paesi dove le donne affrontano seri ostacoli per poter praticare lo sport».

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