3 Ottobre Ott 2018 1340 03 ottobre 2018

Chi era Eleonora Duse, la più grande attrice di teatro di tutti i tempi

Amava le donne ma non apprezzava le «femministe aggressive». Famosa la sua (tormentata) relazione con Gabriele D'Annunzio lunga 10 anni. La «Divina» nacque il 3 ottobre 1858.

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Eleonora Duse

Il teatro femminile, a 160 anni dalla sua nascita, si identifica ancora con il suo nome: quello di Eleonora Duse. Ricordata soprattutto come la celebre compagna di Gabriele D'Annunzio, fu molto di più: una delle più grandi attrici tra Ottocento e Novecento, forse la più grande attrice di teatro di sempre, professionista di fama internazionale. La chiamavano «la Divina». Nata il 3 ottobre 1858 a Vigevano da due genitori attori (Vincenzo Duse e Angelica Cappelletto), per la prima volta recitò a quattro anni nella parte di Cosetta dei Miserabili di Victor Hugo. A 12 sostituì la madre ammalata nella parte di Francesca da Rimini di Silvio Pellico. E da lì la sua carriera iniziò a decollare. Al seguito della compagnia teatrale del padre, prese subito confidenza con il palcoscenico. Si conquistò in fretta l'adorazione del pubblico e i complimenti della critica con interpretazioni memorabili come quella di Teresa Raquin di Émile Zola. Per consolidare la sua vocazione e il suo amore per il teatro fu decisivo l’incontro avuto con Sarah Bernhardt, ritenuta la più grande attrice vivente di allora. «È molto più che bella. D’un pallore opaco e un po’ olivastro, la fronte solida sotto le ciocche nere, le sopracciglie serpentine, i begli occhi dallo sguardo clemente, una bocca grande, pesante nel riposo ma incredibilmente mobile e plastica […] La voce è chiara e fine», scrisse di lei il critico Jules Lemaitre.

CON LE DONNE, MA CONTRO LE «FEMMINISTE AGGRESSIVE»

Fu il 25 gennaio 1909 a Berlino, dopo la rappresentazione de La donna del mare, che la Duse decise di lasciare il suo amato teatro. Amata dal pubblico e osannata dalla critica, instaurò intensi rapporti di amicizia e stima con molte altre donne artiste, scrittrici, intellettuali del suo tempo come Matilde Serao, Laura Orvieto, Ada Negri, Sibilla Aleramo, e altre. E anche importanti amicizie amorose come quella con la scrittrice Lina Poletti. Ma Eleonora Duse era una femminista? Non esattamente, ma nel 1914, a villa Ricotti sulla Nomentana, aprì una Casa delle attrici con annessa biblioteca, un luogo di ritrovo e di incontro che durò soltanto un anno, come scrive L'Enciclopedia delle Donne. Nel 1917 per il Congresso Nazionale delle Donne, al teatro Argentina di Roma, disapprovò le femministe molto aggressive, e tutte le donne che definiva «donne reali».

«Senza la donna non va niente. Questo l'ha dovuto riconoscere perfino Dio».

Eleonora Duse

GLI AMORI E D'ANNUNZIO

Eleonora sposò il collega Tebaldo Cecchi, un attore discreto, che un giorno la Duse umiliò sul palco rimanendo a seno nudo in scena. Da lui ebbe una figlia, Enrichetta. Poi si innanorò di Flavio Andò, «soltanto bello, per il resto un cretino». Qualche anno dopo, nel 1884, lo lasciò per iniziare una relazione con Arrigo Boito, che lei stessa definì «il filo rosso della mia esistenza». Fu dieci anni dopo che iniziò la sua storia d'amore più conosciuta, oltre che intensa e tormentata: quella con Gabriele D'Annunzio. Si incontrarono per la prima volta a Roma, giovanissimi, nel 1882. Lei non dimostrò interesse, ma quel giorno lo descrisse così: «Già famoso e molto attraente, con i capelli biondi e qualcosa di ardente nella sua persona». Ma l'incontro decisivo tra loro fu nel 1892 a Venezia. Lì si innamorarono, e la loro relazione durò una decina d'anni e contribuì in buona parte alla fama di D'Annunzio. Quando iniziarono a frequentarsi, Eleonora era già una celebrità in Europa e in America. E fu lei a portare sulle scene i testi teatrali di D’Annunzio: Il sogno di un mattino di primavera , La Gioconda, Francesca da Rimini, La città morta, La figlia di Iorio, spesso finanziandone le produzioni. Grazie a lei il poeta riuscì a pagare tanti creditori. Al di là dei favori economici, la loro fu una relazione dolorosa e travagliata, soprattutto per l'attrice: D'Annunzio la tradì per anni (lui una volta confidò a un amico: «Per la vecchia via fiesolana talvolta scendo al cancello di una villa dove m’attendono due sorelle sonatrici di liuto, esperte in giochi perversi. Rientro dopo tre ore impaziente. Dal viale chiamo la mia unica compagna: l’infedeltà fugace dà all’amore una novità inebriante»).

«Gli perdono di avermi sfruttata, rovinata, umiliata. Gli perdono tutto, perché ho amato».

Eleonora Duse su Gabriele D'Annunzio

Lei sapeva dei tradimenti, ma finse sempre di non essere gelosa: «Nessuna di quelle che ti amano ha veduto nell’anima mia ciò che io traverso loro ho veduto nella tua. Ecco perché le sopporto e indulgo con loro», disse. Nel 1900, d'Annunzio pubblicò il romanzo Il fuoco, ispirato alla sua relazione con la Duse. Dopo la loro separazione, nel 1904, il poeta visse il resto della sua vita struggendosi nel suo ricordo, che non lo lasciò mai. Alla notizia della morte dell'attrice (il 21 aprile 1924), ormai anziano, si dice abbia commentato: «È morta quella che non meritai». Conservò al Vittoriale degli Italiani (la sua casa museo a Gardone Riviera) un busto (ancora esposto) raffigurante il volto di Eleonora Duse che chiamava «testimone velata» che copriva con un velo quando si dedicava alla scrittura, sostenendo che Eleonora non dovesse guardarlo mentre lavorava.

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