27 Settembre Set 2018 0800 27 settembre 2018

Chi era Olga Ivinskaya, la (vera) Lara del dottor Zivago

Aveva 34 anni quando incontrò Boris Pasternak, divenne la sua amante e compagna per 15 anni. Lo aiutò a pubblicare il romanzo e Stalin la fece deportare nei gulag siberiani.

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Olga Ivinskaya E Boris Pasternak

A pochi giorni dall’uscita de Il senso di colpa del dottor Zivago di Pierluigi Battista, nelle librerie dal 27 settembre, vi raccontiamo l’incredibile storia della donna che ha ispirato la Lara del dottor Zivago di Boris Pasternak, la musa e amante del poeta, Olga Ivinskaya.

L'INFANZIA E I PRIMI DUE MATRIMONI

Olga Vsevolodovna Ivinskaya nacque il 16 giugno 1912 a Tambov, una cittadina nella Russia centrale. Suo padre, un maestro di scuola media di origini tedesche e polacche, nel 1915 portò la famiglia a Mosca. Qui, Olga si diplomò all’Editorial Workers Institute nel 1936 e iniziò a lavorare come editrice in diverse riviste letterarie. Nei dieci anni successivi Olga si sposò due volte: il primo marito, Ivan Yemelianova morì suicida e il secondo, Alexander Vinogradov, cadde al fronte. Dai due matrimoni nacquero i figli Lyudmila Yemelianova e Dmitry Vinogradov.

L'INCONTRO CON BORIS PASTERNAK

Fu nell’ottobre 1946, nella redazione del periodico Novy Mir, che Olga incontrò il poeta Boris Pasternak, all’epoca 56enne. I due si diedero appuntamento quasi ogni giorno ai piedi della statua di Pushkin nella Piazza delle Arti, e camminando per le strade di Mosca si innamorarono. Il 4 aprile del 1947 Pasternak le dichiarò il suo amore, scrivendole: «Mia vita, mio angelo, ti amo, immensamente». Solo un anno dopo, lo scrittore iniziò a lavorare alla sua opera maggiore: il dottor Zivago, il romanzo vincitore del Premio Nobel nel 1958 che narra delle pene sentimentali di un medico diviso tra il legame con la moglie e l’amore per Lara (ispirata dalla musa dell’autore Olga), nella turbolenta Russia di metà secolo, spaccata da rivoluzioni e guerre civili. Marchiato come sovversivo dal regime sovietico, Pasternak godeva però della protezione di Stalin, che incontrò nel 1925 e lo ammirava per la sua opera di traduzione dei poeti georgiani. «Lasciate Pasternak in pace tra le nuvole», disse una volta il segretario del Partito Comunista ai soldati del Kgb, che non osarono mai toccarlo.

LA PRIMA DEPORTAZIONE E IL DOTTOR ZIVAGO

Ma nel 1949 il regime trovò un modo anche più efficace per punire l’intellettuale: lo colpirono al cuore arrestando Ivinskaya. Lei era incinta e, durante uno dei lunghi interrogatori ai quali venne sottoposta, perse il bambino, tuttavia fu condannata a cinque anni di lavori forzati a Potma. L’esperienza della prigionia è stata anche documentata dalla Ivinskaya stressa nella sua biografia A Prisoner of Time, pubblicata in Francia nel 1978. Tale era l’amore di Olga per Boris che durante la prima detenzione – ne seguirà infatti una seconda nel 1960 – la sua preoccupazione maggiore fu di non avere uno specchio: «non volveva che al ritorno da quell’inferno di ghiaccio Boris la vedesse vecchia, decrepita, brutta. E potesse disinnamorarsi di lei», spiega Pierluigi Battista, autore de Il senso di colpa del dottor Zivago. In realtà fu proprio l’ingiusta persecuzione di Olga che spinse Pasternak a continuare a lavorare al suo romanzo, nonostante l’infarto che lo aveva colpito e il trasferimento forzato a Peredelkino con la moglie Zinaida. Olga scontò la sua arbitraria condanna e nel 1953, dopo la morte di Stalin, tornò dall’amato, aiutandolo a battere a macchina la sua opera e contattando gli editori stranieri per permetterne la pubblicazione. Il dottor Zivago venne pubblicato in Italia nel 1957, proprio grazie all’impegno di Olga che trattò direttamente con Giagiacomo Feltrinelli. Sotto le pressioni del regime, Boris Pasternak non ritirò mai il Premio Nobel, ma la campagna contro il romanziere continuò, accelerando la sua morte.

LA MALATTIA DI BORIS E LA CORRISPONDENZA SEGRETA

Dopo 15 anni di amore, ad Olga fu negato di sedere al capezzale di Boris e a lui la possibilità di scriverle delle lettere, ma i due amanti riuscirono comunque a scambiarsi dei bigliettini, che venivano consegnati da un’infermiera ogni mattina, all'alba, sul ponte del lago Izmailovo ad Olga, che abitava sull'altra sponda dello specchio d'acqua. In uno di questi l’uomo le scrisse: «Olga, mia bambina dorata, ti mando tanti tanti baci. Sono legato a te dalla vita, dal sole che brilla alla finestra, da un sentimento di commiserazione e di tristezza, dalla coscienza della mia colpa (oh, non di fronte a te, naturalmente), ma di fronte a tutti, dalla coscienza della mia debolezza e dell’ insufficienza di ciò che ho fatto finora, dalla convinzione che bisogna fare uno sforzo enorme e spostare montagne per non ingannare gli amici e non risultare un impostore. E quanto migliori di noi sono tutti gli altri intorno a me e con quanta più premura li tratto e quanto più cari mi sono, tanto più e tanto più profondamente ti amo, in modo tanto più colpevole e triste. Ti abbraccio forte forte, e quasi cado per la tenerezza e quasi piango. Boris, 28 febbraio ‘59».

LE SECONDA PRIGIONIA E LA BATTAGLIA PER LE LETTERE

Boris morì 15 mesi dopo, nel maggio 1960, e il 16 agosto dello stesso anno qualcuno bussò alla porta della casa di Olga: purtroppo, per non distruggere anche la seconda famiglia, Pasternak non acconsentì mai a sposarla, unione che le avrebbe permesso di sfruttare la protezione del suo cognome, e così la donna venne deportata una seconda volta, insieme alla figlia Lyudmila. Nel 1964 la donna poté tornare a casa sua, l’appartamento a Mosca che gli agenti del Kgb avevano perquisito il giorno del suo arresto, portandole via tutte le lettere di Boris. Negli ultimi anni della sua vita Olga lottò per riavere tutti i poemi dell’amato, ma la figliastra di Pasternak lo impedì e ancora oggi sono conservati nell'archivio di Stato. Ivinskaya dovette aspettare fino al crollo dell’Urss per rivedersi nel volto cinematografico di Julie Christie, che nella pellicola del 1965 l’aveva trasformata in un mito del Novecento. Morì l’8 settembre 1995, a Mosca.

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