22 Settembre Set 2018 1800 22 settembre 2018

Le cose da sapere sul delitto di via Fiume (e su Mirco Alessi)

La nuova stagione di Un giorno in pretura si apre con la storia di un duplice omicidio che ha riempito le pagine della cronaca nera di Firenze.

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un giorno in pretura

Dopo la lunga pausa estiva, ritorna in televisione Un giorno in pretura, programma trentennale in onda su RaiTre, ormai diventato cult anche tra le nuove generazioni. La prima delle otto nuove puntate dedicate a episodi più o meno noti della cronaca giudiziaria nazionale racconterà la storia di Mirco Alessi, artigiano fiorentino che, nella notte del 29 giugno del 2016, si è macchiato di un duplice femminicidio, uccidendo a coltellate la transessuale brasiliana Kimberly e la sua giovane amica Mariela. Una storia che ha avuto poco risalto mediatico ma rimane, comunque, uno dei casi di cronaca nera più efferati. Vi raccontiamo i punti salienti del delitto di via Fiume per arrivare preparati alla prima puntata di Un giorno in pretura.

CHI È MIRCO ALESSI, IL PROTAGONISTA DELLA PRIMA PUNTATA DI UN GIORNO IN PRETURA

Il protagonista della puntata di apertura della stagione 2018 della trasmissione ideata e condotta da Roberta Petrelluzzi è Mirco Alessi, condannato in primo grado a 30 anni di reclusione per il duplice omicidio della transessuale 45enne Kimberly (all’anagrafe Gilberto Manoel Da Silva) e della 27enne dominicana Mariela Josefina Santos Cruz, e per il tentato omicidio di una terza donna, amica delle vittime, che, lanciandosi dalla finestra, era riuscita a fuggire e a salvarsi dalla furia omicida dell’uomo. Dalle parole degli amici e dalle dichiarazioni di chi lo conosceva, è emerso il ritratto di una persona schiva, cresciuta in una famiglia di imprenditori nel settore della pelle e con un matrimonio finito male alle spalle. Poco più che ventenne, Alessi aveva provato a cercare una propria indipendenza, lanciandosi in un’attività diversa da quella di famiglia e prendendo in gestione un’edicola in una piccola frazione in provincia di Firenze. Ma quell’attività non era mai decollata e, al fallimento professionale, si era ben presto aggiunta anche la fine del matrimonio, le discussioni con la moglie per la custodia del figlio e i problemi con l’abuso di alcool e di cocaina.

IL DELITTO DI VIA FIUME

Dopo aver trucidato la transessuale con 94 colpi di machete e aver inferto alla dominicana 18 coltellate, Alessi, fuggito nel senese, aveva avvertito familiari e amici dell’accaduto e, nell’ultima, delirante telefonata ai carabinieri aveva ammesso la sua colpevolezza. Sono state proprio le telefonate a permettere alle forze dell’ordine di localizzarlo e arrestarlo. Secondo quanto ricostruito, l’uomo, spinto da un movente economico, intratteneva da tempo una relazione con Kimberly che, in base a quanto dichiarato in tribunale, lo ricattava chiedendogli del denaro per non rendere pubblica la notizia. L’altra vittima, invece, era stata aggredita e uccisa soltanto perché si trovava nell’abitazione di via Fiume al momento della terribile mattanza.

LE DINAMICHE DEL PROCESSO PER OMICIDIO

Una volta accertata l’assenza di premeditazione, la Corte ha condannato Alessi in primo grado a 30 anni di reclusione, respingendo la richiesta della pm Daniela Di Cento, titolare dell’inchiesta, la quale aveva chiesto una condanna all’ergastolo e l’applicazione di una misura di isolamento diurno per due anni. Il processo d’appello è previsto per il prossimo 17 ottobre.

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