10 Settembre Set 2018 1409 10 settembre 2018

Chi è Naomi Ōsaka, nuova stella del tennis femminile

A 20 anni è la prima donna giapponese a vincere due WTA, Indian Wells 2018 e Us Open 2018, battendo Serena Williams. Ma alza la coppa tra i fischi dei tifosi.

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Naomi Osaka Us Open

Se si parla di melting pot, Naomi Ōsaka è un esempio perfetto: la mamma Tamaki è giapponese, il padre Leonard Francois è haitiano. Con i suoi occhi a mandorla e la carnagione mulatta, Naomi è una perfetta hāfu, una giapponese di origine multietnica. Ma lei non è solo questo, a 20 anni è già una fuoriclasse, la prima donna nipponica ad aggiudicarsi due titoli WTA, a Indian Wells 2018 e nel Grande Slam degli US Open 2018, battendo la 'leonessa' Serena Williams in quella che verrà ricordata come una delle vittorie più controverse.

«Sarà forse uno dei peggiori discorsi di sempre», esordiva Ōsaka sul podio degli Indian Wells 2018, la voce rotta dall'emozione davanti ai 15 mila spettatori, stringendo la coppa della vittoria che l'aveva fatta schizzare al 22esimo posto del ranking mondiale (partendo dalla casella numero 44). Dopo aver battuto tre ex numero uno, Maria Sharapova, Karolina Pliskova e Simona Halep, aveva ringraziato «ehm, vediamo, il mio staff, gli amici, la mia famiglia, Sascha... chi altro? Dimentico qualcuno? Beh, chiaro, gli sponsor... Ah, certo, i raccattapalle! Loro sono super simpatici», e si preparava alla lotta successiva, contro Serena Williams a Miami.

Sognava fin da bambina di giocare contro Serena, il suo idolo, ma il 6-2, 6-4 che l'ha portata alla vittoria non è stato la favola che si aspettava. Invece che festeggiare Naomi, cronisti e giurati esprimevano rabbia e sconcerto per la sconfita della Williams. Il pubblico fischiava, Naomi copriva il volto con la visiera del cappellino, mentre Katrina Adams presidentessa dell'USTA, pronunciava il discorso di congratulazioni più antisportivo di sempre: «Probabilmente non è stato il finale che cercavamo oggi, ma Serena tu sei la campionessa tra le campionesse. Questa mamma è un modello ed è rispettata da tutti». (Le parole si riferiscono alla serie di manifestazioni emotive che hanno costellato il match.) Così, la cerimonia è andata avanti, con la vincitrice che ha accettato il trofeo trattenendo le lacrime, e senza sorridere. «Sono dispiaciuta, so che tutti tifavano per lei, e mi dispiace che sia finita così», ha commentato Naomi subito dopo la vittoria, in uno spirito di composta afflizione tutto nipponico. Ma alla domanda se fosse contenta di aver fronteggiato la sua eroina, la tennista si fa da parte: «Sono contenta di aver giocato con te. Grazie», china il capo verso Serena, che non risponde. La 20enne non se la meritava proprio questa vittoria, non in questi termini quantomeno. Il trofeo di certo lo ha meritato, dimostrando grinta, determinazione e maturità, soprattutto perché, è bene ricordarlo, non era la sua prima vittoria contro la Williams, che già in marzo - reduce dalla difficile nascita del primogenito - era stata sconfitta tra i singhiozzi dei fan.

CLUB 97

Naomi è cresciuta a New York, ma vive in Florida, dove si allena, ed è nata ad Ōsaka il 16 ottobre 1997. Fa parte di un'annata d'oro per il tennis: dello stesso anno sono anche le promesse Jelena Ostapenko, Belinda Bencic, Ana Konjuh e Daria Kasatkina. Ha firmato il suo contratto con la Japanese tennis Association nel settembre 2013 quando ha iniziato a giocare come professionista, ma cosa sappiamo di questa già troppo discussa campionessa?

UNA STRANA NIPPONICA

Capisce il giapponese, ma non lo parla, e per questo alle domande dei giornalisti suoi connazionali (che hanno iniziato a seguirla molto più assiduamente dal marzo scorso), risponde sempre in inglese. Comunque, ha promesso che nella pausa tra gli Slam si applicherà nello studio della lingua.

SUA SORELLA È LA SUA PARTNER

Nel doppio, Mari Ōsaka, la sorella maggiore di Naomi è sempre pronta alla sfida, anche lei atleta professionista che rappresenta il Giappone. Senza sforzare troppo la fantasia, oltre al talento, questa è un'altra somiglianza con le sorelle Serena e Venus Williams.

UN BEN SERVITO

Agli US Open 2016, il servizio della Ōsaka ha raggiunto la velocità record di 201 chilometri orari, una velocità che solo altre nove atlete nella storia del tennis hanno raggiunto. Comunque non è male neanche il suo dritto, 'soli' 161 chilometri orari.

HA LA RISPOSTA PRONTA

Durante una conferenza stampa, a un cronista che le aveva chiesto quali fossero i suoi obiettivi, Naomi rispose «voglio andare dove mi va, e non fermarmi qua». Tra il confuso brusio della sala la ragazza aveva poi chiarito: «È una citazione dei Pokemon, mi spiace. È la sigla... ma è vero. Non mi voglio fermare qui». Possiamo direi che ha una passione per il cartone animato più famoso prodotto dalla sua terra natìa.

HA UN PANDA

Non proprio uno vero, ma qualcosa di molto simile: il cucciolo di casa Ōsaka è una cagnolina bianca e nera, di nome Panda.

HA NERVI SALDI E VOGLIA DI VINCERE

E forse questo è quello che dovremo ricordare tutti negli anni a venire. Naomi vuole eccellere: «Sentivo che non potevo farmi dorminare dal nervosismo, e che avrei dovuto solo concentrarmi sul mio gioco perchè è ciò che mi ha portato fino a questo punto. Non importa quello che succede fuori dal campo, per me, quando metto piede sul terreno di gioco, esiste solo il tennis».

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