10 Settembre Set 2018 1925 10 settembre 2018

Storia di Khadija, che ha deciso di affrontare i suoi stupratori

Il Marocco è sconvolto dalla vicenda di una 17enne, sequestrata e abusata per due mesi da una gang. Un volta libera, lei ha accusato pubblicamente i suoi aggressori.

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L'hanno sequestrata, violentata, picchiata e marchiata con tatuaggi. Gli uliveti di Oulad Ayad hanno nascosto e occultato uno degli episodi più violenti che il Marocco ricordi. È la storia di Khadija, 17 anni, vittima di una gang composta da una dozzina di uomini che hanno approfittato di lei per settimane prima di riconsegnarla alla famiglia. Oggi la ragazza, profondamente segnata nel corpo e nell'anima, ha deciso di guardare in faccia i suoi violentatori in un processo che rischia di spaccare il Paese.

IL SEQUESTRO: MINACCIATA CON UN COLTELLO

L'avvocato di Khadija, Youssef Chehbi, ha raccontato che la ragazza verso la metà di giugno stava raggiungendo la casa della zia quando è stata fermata e sequestrata da due giovani in motocicletta armati di coltello. I due hanno poi portato la ragazza in un campo di ulivi e a turno hanno abusato di lei. Poi altri si sono aggiunti. Per le successive settimane un gruppo di 14-15 persone l'ha tenuta in cattività, stuprandola, facendole assumere droghe e tatuandole collo e braccia con simboli, nomi e immagini volgari.

IL RITORNO A CASA: RESTITUITA AL PADRE IN CAMBIO DEL SILENZIO

Sempre secondo la ricostruzione che ha fatto il suo legale, la ragazza è tornata a casa il 17 agosto dopo un accordo tra i sequestratori e il padre. Chehbi ha spiegato che gli uomini avrebbero permesso a Khadija di rientrare in famiglia solo se il padre non li avesse denunciati alla polizia. Ma due giorni dopo la giovane ha deciso di raccontare tutto alle forze dell'ordine.

GLI ARRESTI E IL PROCESSO: 12 PERSONE A GIUDIZIO

All'inizio di settembre la polizia ha fermato 12 persone per le violenze su Khadija. Il 6 settembre i ragazzi si sono presentati davanti al giudice per la convalida del fermo. Tra di loro c'erano giovani di un età compresa tra i 18 e 28 anni. Secondo un rapporto visionato dal New York Times, che non è stato reso pubblico, quasi tutti gli indagati hanno ammesso di aver avuto rapporti sessuali con la ragazza, ma che erano stati tutti consenzienti. Un dato che però non migliorerebbe la loro posizione dato che in Marocco è contro la legge avere rapporti sessuali con chi ha meno di 18 anni. Uno degli accusati ha anche ammesso che la ragazza non aveva tatuaggi.

LE REAZIONI DELLE FAMIGLIE DEGLI ACCUSATI

La vicenda di Khadija ha lacerato non poco la comunità locale di Oulad Ayad. Diverse persone, soprattutto famigliari degli accusati, hanno messo in dubbio la moralità della ragazza, accusandola di essere di facili costumi e che era già tatuata in precedenza. Ancora prima dello scontro in aula, la battaglia contro Khadija e la sua famiglia è iniziata fuori dal tribunale. Alcuni genitori degli accusati hanno intimato al padre di Khadija di lasciare il villaggio, mentre pochi altri hanno accennato timide scuse.

IL MOVIMENTO IN SOSTENGO DI KHADIJA

Appena la vicenda è diventata pubblica è partita la campagna social #jesuiskhadija. Diversi attivisti si sono attivati lanciando una raccolta fondi per aiutare la ragazza nel processo. Ahmed El Haij, presidente dell'associazione marocchina per i diritti umani, ha raccontato che la vicenda viene presa in seria considerazione dato che «l'abuso che ha subito ha avuto pesanti conseguenze sul piano fisco, psicologico e sociale», ha spiegato.

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