10 Settembre Set 2018 0800 10 settembre 2018

Chi era Doria Shafik, la prima femminista d'Egitto

Attivista, poetessa, editrice. A soli 32 anni, fu artefice di una delle più grandi trasformazioni politiche e culturali della nazione. Nonostante tutto, ancora oggi pochi nel suo Paese la conoscono.

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Doria Shafik fece il suo ingresso nella storia d'Egitto negli Anni '40, sfidando apertamente tutte le barriere socio-culturali che considerava oppressive per la libertà delle sue sorelle. Fondò nel 1948 l'Unione per le figlie del Nilo, che si battè per il suffragio, la lotta all'analfabetismo e l'aiuto economico alle donne dei ceti più bassi. Ma furono le azioni del 19 febbraio 1951 a consacrarla prima leader femminista egiziana: radunò una folla di oltre 1500 donne per partecipare, nelle aule dell'Università Americana del Cairo, ad una conferenza. Un vero e proprio «congresso femminista», come lo definì lei in seguito.

Doria Shafik, 1942, partecipa a una conferenza a Londra.

Hulton Archive, GettyImages

LE ORIGINI

Il lavoro del padre, Ahmad Shafik, nel servizio civile costrinse la famiglia a viaggiare tra le città sul delta del Nilo, Tanta, Mansoura e Alexandria, di cui era originaria la madre, Ratiba Nassif. Doria nacque il 14 dicembre 1908 e dopo aver frequentato le scuole elementari dei missionari francesi, scoprì che l'istruzione superiore era concessa ai soli figli maschi. Continuò a studiare da sola e, nonostante i continui allontanamenti dalle sedi d'esame, terminò gli studi prima del previsto, ottenendo i voti più alti del Paese. Si avvicinò all'attivista aristocratica Huda el-Shaarawi e al suo movimento, l'Unione Femminista Egiziana. Nonostante non fu mai coinvolta politicamente, come invece fece Doria, ancora oggi Shaarawi è ricordata come un'eroina nazionale. Tornata ad Alexandria, nel 1935, Doria vide un'opportunità nei concorsi di bellezza, si iscrisse tenendo all'oscuro la famiglia e arrivò in finale. «Ero una donna islamica, che lottava contro l'Islam», ricordò poi.

LE PRIME LOTTE

Si trasferì a Parigi, dove conseguì il dottorato in filosofia alla Sorbonne. Qui conobbe e sposò Nour al-Din Ragai, dal quale ebbe due figlie, Aziza e Jehane. Tornata in Egitto, nel 1940, le venne rifiutata una cattedra in università e Shaarawi la costrinse ad allontanarsi dall'Unione Femminista Egiziana. Doria decise quindi di fondare un proprio movimento, nacque l'Unione per le figlie del Nilo. «Nessuno dà libertà alle donne ad eccezzione delle donne stesse. Lotterò finchè avrò l'ultima goccia di sangue nelle vene per liberarci dalle catene che ci legano», scrisse diversi anni dopo.

Doria Shafik con il Comandate generale in capo dell'esercito Naguib, 8 agosto 1952.

GettyImages

LA CONSACRAZIONE A LEADER

«Il nostro incontro di oggi non è solo un congresso, ma un parlamento. Uno vero! Quello delle donne», disse quel 19 febbraio 1951, pochi momenti prima di guidare il suo esercito rosa, come in un assalto, attraverso l'ingresso di marmo dell'parlamento 'maschile' d'Egitto, quello «dell'altra metà della Nazione». A chi, invano, tentò di bloccarle, lei rispose: «Ci troviamo qui in forza dei nostri diritti». I deputati furono costretti a bloccare la seduta per più di quattro ore, finchè il presidente della Camera alta non acconsentì a riconoscere le loro richieste: diritto di voto alle donne, sebbene non approvò un salario più equo e la riforma della legge sul matrimonio e sul divorzio. Durante gli scontri per l'indipendenza dalla Gran Bretagna, l'Unione per le figlie del Nilo si organizzò in un'unità paramilitare che nel gennaio 1952 attaccò la sede della Barclays Bank, indicata come simbolo del potere coloniale. Nel 1954 avviò uno sciopero della fame durato 10 giorni, fù ricoverata quando il presidente in carica Nasser le promise «pieni diritti politici», che in realtà non furono mai veramente riconosciuti. Il tentativo di un secondo sciopero, nel 1957, la costrinse ad allontanarsi dalle figlie del Nilo, il suo stesso movimento la stava abbandonando.

Shafik, terza da sinistra, con altre suffragette durante uno sciopero della fame nel 1954. Giurò di digiunare «fino all'ultimo respiro».

Bettmann, GettyImages

GLI ULTIMI ANNI

Sei anni dopo la marcia sul parlamento, denunciò la dittatura di Gamal Abdel Nasser e venne messa agli arresti domiciliari. Il regime fece chiudere i suoi giornali, bloccò il movimento e cancellò il suo nome dai libri di storia. Allontanata dalla vita pubblica, Doria Shafik morì suicida il 20 settembre 1975, in solitudine. La sua memoria è stata portata avanti da un esiguo numero di attiviste che, con scarso successo, ricostituirono un movimento femminista indipendente. «C'è stato un giorno in cui Doria Shafik fù l'unico uomo d'Egitto», scrisse l'attivista Fatima Abd al-Khalak sul quotidiano Al Ahram più di un decennio dopo la morte della donna: «Si era alzata in piedi, nel 1957, per dirci che eravamo sulla strada della dittatura, e noi restammo in silenzio».

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