12 Agosto Ago 2018 0800 12 agosto 2018

Chiara Vigo, la donna che sa tessere l'anima

Incontro con il maestro sardo capace di filare la rarissima seta del mare. Una "profetessa" che vive rifiutando il denaro, pregando e cantando. E soprattutto insegnando a vivere agli altri. 

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Chiara Vigo Bisso Sardegna 1

Toshiki Taira è una tessitrice di 97 anni che vive sull'isola di Okinawa in Giappone e è l’unica al mondo in grado di tessere una stoffa dagli alberi di banani, un tessuto speciale e preziosissimo chiamato bashofu. L’Unesco l’ha dichiarata «patrimonio immateriale dell’umanità» in quanto unica erede di questa conoscenza. Il bashofu è una stoffa leggera e impalpabile, se ne produce pochissima ogni anno e può arrivare a costare milioni di yen. Su un'isola a Ovest della Sardegna, Sant'Antioco, abita Chiara Vigo, l'unico maestro al mondo capace di tessere il bisso marino. La «seta del mare», come viene chiamata la stoffa, si ricava da un mollusco (pinna nobilis) in via di estinzione e quindi protetto da leggi comunitarie e nazionali. Eppure il museo del bisso, fondato da Vigo nel 2005, non esiste più, è stato chiuso a ottobre del 2016, ufficialmente «per lavori» Forse in un Paese come il Giappone, dove cultura millenaria e tecnologia convivono, dove i maestri sono venerati, il destino di Chiara Vigo sarebbe stato diverso? Forse. Tuttavia tra i tessuti prodotti dall’anziana giapponese e il bisso marino c’è una differenza sostanziale: il bisso marino non si vende né si compra, pur essendo di valore inestimabile.

Chiara Vigo Bisso Sardegna 2

Luigi Garavaglia.

Arrivo a Sant'Antioco una mattina fredda e ventosa. C'è maestrale, il cielo è insolitamente grigio e Chiara, il maestro, non sembra in una delle sue giornate migliori. (In Sardegna si usa il maschile per tutti e due i generi, come nel Rinascimento). A me sembra di conoscerla già, ma è solo perché l’ho vista nel documentario Il filo dell’acqua di Rossana Cingolani, un film molto bello dedicato a lei e alla sua storia. Ho l'impressione che in video questa donna sia più morbida e seducente; dal vivo Chiara è cupa, pallida, affaticata. Sembra un'attrice tragica di un film di Pasolini. «La verità è che mi sto ammalando», dice come se mi avesse letto nel pensiero. «Qui aspettano che io muoia per accorgersi di me». Commendatore della Repubblica, candidata all’Unesco per diventare patrimonio immateriale dell’umanità proprio come la signora giapponese, Vigo collabora con alcune università italiane e straniere, viene invitata in vari Istituti di cultura italiana all’estero. «Le cose in Sardegna si sono rovinate negli anni Settanta. Quando venne avviata un'organizzazione del lavoro artigiano che si chiamava "Isola", era un progetto buono, ma poi sono stati confusi gli artigiani con i maestri. Oggi i tessuti, la lana, arrivano da fuori e già tinti. Per fare un mio pezzo ci vogliono dieci anni, non è una tessitura industriale, ma non è nemmeno artigianale». «Vuoi sapere perché è stato chiuso il museo del bisso?», mi dice Chiara che riceve le persone in una piccola stanza in via Regina Margherita 168, dove una volta c'era il laboratorio di sua nonna. «Ufficialmente perché l’impianto elettrico non era a norma. Se non era a norma, come hanno potuto tenerlo aperto dieci anni?». In fondo Chiara e la sua stanzetta hanno rappresentato per un decennio la più importante, se non l’unica attrazione di Sant’Antioco, portando sull’isola gente da tutto il mondo.

Chiara Vigo Bisso Sardegna

Eppure in altre parti della Sardegna si guarda a questa donna con estrema ammirazione. Antonio Marras è uno dei più importanti stilisti italiani che ha scelto, tra l’altro, di restare nella sua terra (invece di preferire una qualsiasi capitale del fashion business) e ha impostato la sua carriera sull’idea che il lavoro artigianale e l’identità sarda, siano «cariche di complessità e conflitti che si trascinano da millenni, ma anche una realtà potenzialmente vitale e creativa». A proposito di Chiara Vigo, dice: «Difficile capire la politica e la sua dinamica che ha così poco a che fare con l’arte. Da parte della Regione ci sono infinite mancanze su moltissimi fronti. Gli artigiani, gli allevatori, gli artisti, tutti lamentano lungaggini, disinteresse e assenza delle istituzioni. Chiara Vigo è un'artista che lavora con l'unico fuso piccolo, introvabile, l'unico in grado di accarezzare "la seta di mare" fino a farne un filo continuo e dorato… che dire? È la massima profetessa della materia, è la sola capace di lavorare questo filo sottile che la pinna nobilis secerne». Per avere conferma di quello che dice lo stilista di Alghero basta vedere lo splendido documentario di Stefania Bandinu, "Janas, storie di donne telai e tesori", dove sono raccolte le esperienze di varie donne sarde, tra cui emerge quella di Chiara Vigo. A Sant’Antioco la storia del bisso è antichissima, pare che in Sardegna l’abbia importata una principessa ebraica, Berenice, che è sepolta sull’isola. Non è certo stata Chiara Vigo a inventarla, ma è stata lei a raccontarla.

Chiara Vigo Bisso Sardegna 1

Luca Garavaglia

Chiara non è solo tessitrice, ma una narratrice. E infatti la donna è stata genericamente accusata di essere una brava comunicatrice, troppo brava. L’Archivio storico di Sant’Antioco le ha proposto un progetto (in collaborazione con la Conservatoria delle Coste) per realizzare un ecomuseo del bisso, ma senza ascoltare davvero le sue richieste. «L’ecomuseo lo volevano fare buttando via i miei telai secolari», racconta, «solo perché una museologa laureata alla Bocconi aveva detto che dovevano metterne di nuovi di design». La verità, tuttavia, è che qui non si tratta di artigianato. Né si tratta di arte. Le opere degli artisti costano, mentre qui non si compra nulla. La potenza di questa donna e anche ciò che irrita i suoi nemici è nel culto laico che ha creato attorno a sé, un culto libero dalle religioni («Di che religione sono io? Di tutte!») e più vicino a una spiritualità primigenia. Ed è un'esistenza fatta di rituali quella di Chiara, di saperi e giuramenti tramandati a memoria: fino a qualche tempo fa questa donna s’immergeva in mare, tagliava i filamenti senza uccidere la pinna nobilis e poi li metteva a macerare in una mistura misteriosa di 14 alghe e due diversi succhi di limone. Tutt'ora lei prega e canta molte ore al giorno, dorme pochissimo e il resto del tempo lavora. «Il bisso non ha peso né consistenza, è da folli non capire che è sacro». Mi racconta di aver imparato quest'arte dalla nonna, che si chiamava Leonilde Mereu. «Se c’è una cosa che mi manca è il pregare con mia nonna», continua Chiara, che è sposata e ha due figlie, una delle quali, Maddalena, 25 anni, ha imparato dalla madre a creare la seta del mare.

«Chi viene qui lascia fuori i preconcetti. Il maestro comincia con il tessere l’anima»

Chiara Vigo

«Torno domani, ma è domenica, non so non ci sarai», dico a Chiara. «Ci sono sempre, tutti i giorni, questo non è un ufficio!», risponde risentita. «Chi viene qui lascia fuori i preconcetti. Il maestro comincia con il tessere l’anima». A me questa donna ricorda un po' una leonessa, una leonessa che difende con ferocia le sue opere. Uno dei suoi lavori più significativi, che lei considera un po' il suo marchio, rappresenta un leone con la zampa alzata. «Non è un gesto di aggressività o violenza, ma di difesa e protezione», si legge nel libro fotografico "Chiara Vigo. L’ultimo maestro di bisso" di Susanna Lavazza, autrice anche di "Dal buio alla luce, il bisso marino e Chiara Vigo". «Da una parte rappresenta le donne, così come nelle culture più antiche: solo una madre difende per i propri figli tutto quello che ritiene sacro, al punto di trasformarsi in una leonessa. Prova a toccare un figlio a una donna! Se c'è bisogno una zampatina la dà». Si racconta che qualche anno fa un giapponese le offrì una cifra esorbitante per "Il leone delle donne". Invano. Tornando sul continente, mi rendo conto che più volte durante i nostri incontri Chiara mi ha detto che secondo lei oggi la gente si limita a esistere e non a vivere. Certo, penso, non sono molte le persone che tentano di dirci come dovremmo vivere, non sono molti quelli come lei, penso sull’aereo. Perché non si vuole preservare un’arte che altrimenti muore? Forse perché questa donna fa paura, il suo disinteresse verso il denaro è imbarazzante, il suo modo di fare è fuori dal tempo. C'è una grande artista sarda, Maria Lai, che dice: «Ogni religione stabilisce legami. L’arte scioglie legami». «Ma la mia non è arte!», mi risponderebbe Chiara Vigo, la leonessa.

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