10 Agosto Ago 2018 2013 10 agosto 2018

Chi è Michelle Bachelet, la nuova commissaria Onu per diritti umani

Internata durante la dittatura di Pinochet, sarà la prima donna a ricoprire l'incarico. La prima sfida con l'America di Trump che ha abbandonato organismo basato a Ginevra.

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Michelle Bachelet Onu

Michelle Bachelet, ex presidente del Cile e icona delle vittime di abusi durante la dittatura nel suo paese, sarà il prossimo Alto Commissario Onu per i diritti umani. La sua nomina è stata approvata in Assemblea Generale, per la soddisfazione del segretario generale Antonio Guterres, che aveva proposto il suo nome: «Non potevo pensare a scelta migliore, Bachelet è una pioniera, una visionaria, una donna di principi e una grande leader per i diritti umani in questi tempi difficili», ha commentato, sottolineando che viviamo in un momento in cui «odio e disuguaglianza sono in aumento, il rispetto dei diritti umani è in declino, la libertà di stampa è sotto pressione».

LA PRIMA DONNA A RICOPRIRE LA CARICA

Bachelet sarà la prima donna a ricoprire l'incarico, ma all'Onu aveva già guidato l'agenzia per la promozione dell'uguaglianza di genere, dal 2010 al 2014. Nel 2006 la sua elezione alla presidenza del Cile fu un evento storico, proprio per il vissuto della Bachelet, che nel 1975 fu sequestrata dalla polizia politica di Augusto Pinochet e internata insieme con la madre, e dopo la liberazione fu costretta a lasciare il paese. Mentre il padre, un generale dell'aviazione, morì in prigione dopo essere stato torturato, per non aver aderito al golpe.

UNA DURA SFIDA CON L'AMERICA DI TRUMP

Bachelet si è detta «profondamente onorata» di affrontare questa nuova sfida. Il suo lavoro non si annuncia facile, per il moltiplicarsi delle crisi umanitarie in tutto il mondo, dal Medio Oriente, alla Birmania, senza dimenticare i migranti. Tra l'altro, dovrà fare anche i conti con lo strappo degli Usa, che lo scorso giugno avevano abbandonato l'organismo basato a Ginevra accusandolo di aperta opposizione contro Israele. Il suo predecessore, il giordano Zeid Ra'ad Al Hussein, che terminerà il mandato il 31 agosto, non ha risparmiato dure critiche proprio all'amministrazione Trump, ad esempio sulla questione della separazione dei figli dai genitori migranti che entrano illegalmente dal Messico.

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