10 Agosto Ago 2018 0757 10 agosto 2018

Chi è Clara Lemlich Shavelson, la prima sindacalista di New York

Grazie a lei nel 1909, a Manhattan si fermò l'industria dell'abbigliamento. Fu così che l'ente rappresentante i diritti delle lavoratrici fu riconosciuto e ottenne le prime vittorie. 

  • ...
clara-lemlich-shavelson

New York, 1909. Una ragazza prese parola a una riunione sindacale, in yiddish. «Sono stanca di ascoltare chi parla in linea generale, annunciamo uno sciopero generale. Adesso!». Il giorno seguente migliaia di donne che lavoravano nell'abbigliamento si fermarono. Quello che passò alla storia come 'la sollevazione delle 20 mila', è stata iniziata e guidata da una donna, Clara Lemlich Shavelson. Ma il suo nome è raramente ricordato e del suo atto si parla come il «sussurro di una ragazza». È uno dei profili delle donne dimenticate dalla storia che sta portando avanti il New York Times per riparare a quasi un secolo di negligenza nell'approfondire i profili femminili che hanno cambiato la storia.

Clara Lemlich Shavelson.

Ma ovviamente Clara Lemlich Shavelson non era una donna qualunque. Nata in un paesino a maggioranza yiddish in Ucraina nel 1886, studiò russo contro il volere dei genitori e emigrò negli Stati Uniti nel 1903 a seguito di un pogrom. Era una marxista convinta. Prima della chiamata alle armi di cui abbiamo raccontato, era già stata arrestata 17 volte come sindacalista di Manhattan. Un poliziotto in uno scontro, le aveva rotto sei costole e lei non aveva detto nulla alla famiglia per paura che non la facessero tornare in piazza.'La sollevazione delle 20 mila' che fece partire rimase nella storia. La maggior parte dei negozi aumentarono i salari, adottarono una settimana lavorativa da 52 ore e riconobbero il sindacato internazionale delle donne che lavorano nell'abbigliamento. La Shavelson non si fermò lì. Continuò a lottare per il suffragio, la sicurezza sul luogo di lavoro e contro gli sfratti e il caro vita durante la Grande depressione, e a guardare il mondo intorno a lei attraverso la lente della politica. Eppure di lei si sa ancora poco o niente.

Quando si sposò con Joe Shavelson, nel 1910, cominciò a interessarsi anche delle condizioni delle mogli e delle madri. Educò i suoi tre figli ai valori socialisti e organizzò nel quartiere un movimento per gli affitti calmierati. Nel 1951 riuscì ad andare in Urss da dove tornò esaltando il sistema sanitario e scolastisco. Proprio per questo gli fu revocato il passaporto. Anni dopo, ammise con un poco di riluttanza che il suo entusiamo per l'Unione sovietica era forse stato troppo eccessivo. Ma non smise mai di credere nelle lotte che aveva portato avanti. Persino alla fine dei suoi giorni, in un ospizio, provò a organizzare il personale che doveva prendersi cura di lei. Si racconta che provò ad arringarli: «Sareste pazzi a non unirvi a un sindacato». Morì nel 1982, a 96 anni.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso