1 Agosto Ago 2018 0830 01 agosto 2018

Chi era Edmonia Lewis, la prima scultrice nera di fama mondiale

Vissuta in età vittoriana, lottò tutta la vita cercando di imporsi per la sua arte e non come curiosità esotica. Fece di Roma il suo rifugio, perché «negli Usa non c'era spazio per un'artista di colore».

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Edmonia Lewis Scultrice

Il New York Times vuole farsi perdonare, e con lo speciale Overlooked No More recupera i ritratti e le vite di donne straordinarie ignorate dalle sue cronache. Dal 1851, ha spiegato il quotidiano, i necrologi (ne sono stati pubblicati migliaia) sono stati dominati dai maschi bianchi. Ora il più importante giornale al mondo ha fatto mea culpa, e si è impegnato a pubblicare ogni settimana il ritratto di una figura eccezionale.

Durante la seconda metà del diciannovesimo secolo, Edmonia Lewis, metà caraibica metà indiana d'America, ebbe l'audacia di diventare un'artista. Per una donna era di per sé rischioso tentare una carriera del genere, ma scegliere il marmo come materia prima era una vera e propria sfida alle convenzioni vittoriane dell'epoca, che relegavano il sesso femminile al massimo a forme d'arte più “gentili” come la poesia o la pittura.

Tra i primi scultori neri giunti alla fama internazionale, Lewis (classe 1844) fu cresciuta cattolica, educata all'Oberlin College in Ohio e maturata tra gli abolizionisti a Boston. Visse gran parte della sua vita a Roma (lo studio in piazza Barberini), dove arrivò nel 1865 e dove si unì a una comunità di scultori americani che includeva artiste derise dallo scrittore Henry James come un «gregge di marmo bianco». «Una delle “sorelle” era negra (letterario, ndr)», scrive di lei il romanziere statunitense, «il cui colore della pelle, pittorescamente in contrasto con quello del materiale da lei utilizzato, era il principale motivo della sua notorietà».

IL SUCCESSO INTERNAZIONALE

Lewis era in effetti una vera e propria celebrità. Era talentuosa, ambiziosa, le sue tematiche erano bibliche, letterarie, politiche e mitologiche. Ma fu la sua pelle a renderla un'esotica curiosità. Il suo studio romano divenne una tappa obbligatoria per i Grand Tour italiani delle élite di tutto il mondo occidentale. Vendeva le sue sculture a migliaia di dollari, e aveva commissioni da mecenati facoltosi su entrambe le sponde dell'Atlantico. Per il centenario della nascita degli Stati Uniti, nel 1876, fu invitata a Philadelphia per esporre i suoi lavori. La sua opera più famosa, La morte di Cleopatra, fece molto rumore per il suo maestoso realismo.

La morte di Cleopatra, l'opera più celebre di Edmonia Lewis.

La Lewis fu sempre un soggetto irresistibile per la stampa. Ma fu frustrata per tutta la vita per l'attenzione data alla sua razza. Nel 1878 disse al New York Times: «Sono stata praticamente costretta ad andare a Roma per ottenere le opportunità per la mia arte e perché non mi venisse continuamente ricordato il colore della mia pelle. Nella terra della libertà non c'è spazio per una scultrice di colore».

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