Femminismo

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1 Agosto Ago 2018 1822 01 agosto 2018

Chi è Karley Sciortino, la blogger fiera di essere una sgualdrina

Su Slutever parla di sesso senza inibizioni e alle donne dice: «Liberatevi dai pregiudizi, vivete fino in fondo la vostra intimità e non fate le vittime». 

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Bio Karley Sciortino Vogue

L’arte del paradosso è antica come il mondo perché ridere di ciò che dovrebbe invece far soffrire o spaventare è l’unico modo per uscirne vincitori. La pensa così Karley Sciortino. Una che parla di intimità come poche hanno fatto prima d’ora. In modo esplicito, ma sul serio. Con l'obiettivo di liberare le donne dal binomio, anch’esso vecchissimo, amante del sesso-puttana. «Voglio solo far emergere il messaggio che il piacere non rende le donne schiave degli uomini, ma al contrario le libera. Permette loro di rivendicare ciò che sono, anche sotto le lenzuola», racconta all'inglese The Guardian la 33enne che nel 2007, quando viveva a Londra con coinquilini a dir poco vivaci, ha aperto un blog battezzato Slutever. Il nome, come molte di voi avranno notato, deriva dalla parola slut che letteralmente significa sgualdrina. Un termine nel quale Karley si riconosce pienamente (e come lei altre, tanto che esiste addirittura una marcia). E che ha fatto, diciamolo, un po' la sua fortuna. Perché dal suo diario virtuale sono nate collaborazioni con Vogue US e Vice, una web serie online sempre su Vice, un programma tivù su Viceland, e, infine, un libro. In quel che scrive e dice non v’è traccia di pudore. Anzi, lei ama condividere ogni dettaglio della propria vita intima, da quella con il fidanzato, alle avventure vissute come dominatrice prima ed escort poi. Il tutto condito dalla presa in giro nei confronti di chi, soprattutto tramite social, la insulta quotidianamente cercando di sminuirne l’identità e la morale. Morale spesso dettata da secoli da una cultura maschilista e stereotipata che vede l'eros come qualcosa di morboso e volgare.

IL SEX AND THE CITY DEL NUOVO MILLENNIO

D'altronde non sempre questo argomento ha rappresentato un baluardo per le femministe. Anzi, finiti i tempi delle rivoluzioni sessantottine, molte di loro hanno usato il sesso come emblema del maschio, e quindi lontano anni luce dalla via per l’emancipazione. Fino all’arrivo di Sex and the city, che ha cambiato completamente i codici narrativi della intimità femminile e con essi la sua percezione. Dalla finzione alla realtà il passo non è stato breve visto che ci sono voluti circa vent’anni. Per chi la segue Karley è stata definita la Carrie Bradshaw in carne e ossa del nuovo millennio. Appellativo che la lusinga essendo cresciuta, come qualunque ragazza sulla trentina, con la serie ambientata a Manhattan (nonostante la famiglia di provenienza cattolica e ultra conservatrice).

FEMMINISTA SÌ, VITTIMISTA NO

Il suo è un femminismo 2.0, anzi, non vittimista, come ama definirlo lei stessa. Un femminismo scandito anche al ritmo di un eros audace e spregiudicato, raccontato e praticato, spesso estremo ma che «pur non essendo immune da rischi vale la pena di essere vissuto». E questo approccio lo applica anche tematiche più che mai attuali come #MeToo, sul quale ha le idee ben chiare (anche se forse non così condivisibili). «Si parla troppo di come il sesso possa ferire piuttosto che di come possa dare potere e far acquisire consapevolezza e forza, necessarie per vivere esperienze autonome e positive. Avere a che fare con un evento sessuale negativo non significa per forza andare in pezzi: a volte si impara solo qualcosa in più su di sé, su cosa si voglia e in quali situazioni non ci si debba più cacciare».

ISPIRATA DA MADONNA

Tra i suoi modelli di riferimento Madonna, che per prima e meglio di chiunque ha portato il sesso nella musica pop. E l’attivista degli Anni 80 Camille Paglia che ha lanciato il movimento pro-sex, contrapponendosi all’area più puritana delle colleghe, fino a quel momento preponderante. Esempi che forse l'hanno aiutata all'inizio del suo cammino quando ha dovuto affrontare i problemi legati alla sua scelta di rendere una parte così intima della sua vita pubblica. Anche davanti ai suoi genitori. Oggi vorrebbe essere lei a ispirare tutte quelle donne additate per le loro scelte o quelle ragazzine che al liceo si sentono chiamare sgualdrine. A loro Karley consiglia di esserne fiere. E di pensare al significato che questo termine ha assunto.

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