28 Luglio Lug 2018 1000 28 luglio 2018

Le spie donne che hanno lasciato un segno nella storia

Seducenti, letali, talvolta inafferrabili. In principio fu l'olandese Mata Hari. Poi vennero la neozelandese Wake, l'italiana D'Oriano, l'americana Rosenberg. L'ultimo caso? La russa Butina.

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Spie Donne

Mancava solo un ingrediente alla sempre più intricata spy story che circonda lo scandalo Russiagate: una femme fatale, una spia degna di un romanzo, capace di usare armi automatiche e seduzione vecchio stile. Ma, quasi a coronare i sogni degli sceneggiatori che stanno già pensando a un film sulla vicenda, ecco comparire sulla scena Maria Butina. Siberiana di 29 anni, carnagione candida e capelli rosso fuoco, è stata arrestata dall’Fbi lo scorso 15 luglio a Washington con l’accusa di aver violato il Foreign Agents Registration Act, una legge che impone a tutti coloro che rappresentano interessi governativi esteri in terra americana di dichiararsi e registrarsi come figure autorizzate.

QUEGLI INTRECCI ALLA CORTE DI PUTIN

È un’accusa che apre le porte al reato di cospirazione con cui la procura federale spera di inchiodarla. Secondo gli inquirenti, per quattro anni la giovane russa avrebbe tentato di infiltrarsi in ambienti politici conservatori e organizzazioni vicine al Partito repubblicano, rimanendo in contatto con l’intelligence del Cremino, con un funzionario del governo russo, Alexander Torshin, e con alcuni oligarchi vicini a Vladimir Putin.

Maria Butina, 29 anni, arrestata dall'Fbi lo scorso 15 luglio.

L’avventura americana di Maria Valeryevna Butina inizia nel 2011 quando fonda in patria un’associazione per la tutela dei diritti dei possessori di armi. Un astuto cavallo di Troia. L’organizzazione è modellata sulla National Rifle Association (Nra) americana con cui intrattiene sin da subito dei rapporti di amicizia e interscambio, tanto che Maria inizia a frequentare le convention americane della lobby, accompagnata proprio da Torshin, ai tempi senatore e maggiorente del partito Russia Unita di Putin. Pur essendo molto giovane e senza un particolare background, stringe rapporti con i maggiori esponenti della Nra, incontra John Bolton, oggi responsabile della Sicurezza Nazionale di Donald Trump, Scott Walker, il governatore repubblicano del Wisconsin, Stanley Fischer, ai tempi vice presidente della Federal Riserve, e il sottosegretario al Tesoro Nathan Sheets. È una spia moderna e si nasconde alla luce del sole. Posta le foto delle sue frequentazioni sui suoi profili social, firma editoriali sui rapporti Usa-Russia su siti di informazione conservatori e nel luglio del 2015 incontra l’allora concorrente alla nomination repubblicana Trump alla convention Freedom Fest di Las Vegas.

CHE SPY STORY SAREBBE SENZA SESSO?

Durante un incontro pubblico fa anche una domanda al futuro presidente. Ma la spy story non sarebbe completa senza un po’ di sesso. Nel 2016 la rossa dalla Siberia ottiene un visto di studio per gli Usa. Nella speranza ottenere un più stabile visto di lavoro inizia una relazione amorosa con Paul Erickson, 56 anni, un frequentatore di ambienti politici conservatori la cui unica notorietà pubblica è legata al fatto di essere stato agente di John Wayne Bobbitt, uomo diventato famoso per essere stato evirato dalla moglie gelosa per poi approdare al cinema porno. Maria Valeryevna sfrutta Erickson che la ospita a casa sua e la aiuta ad ottenere un diploma alla American University di Washington. Secondo le accuse la ragazza russa diventa così una pedina del complesso schema del governo russo per alterare il processo democratico americano. Tutto, a quanto pare, sotto la regia di Torshin, diventato nel frattempo numero due della banca centrale russa. La femme fatale siberiana che al momento dell’arresto era pronta a scappare all’estero rischia fino a 15 anni di carcere.

È inevitabile pensare a Maria Butina come l’ultima erede di una lunga tradizione di donne spie (alcune assai più eroiche) che hanno ispirato tanti racconti di spionaggio. La più celebre di tutte è Mata Hari, il nome d’arte della ballerina olandese Margaretha Geertruida Zelle che agli inizi del ‘900 sedusse le platee di mezza Europa (si esibì anche alla Scala) con le sue danze esotiche che aveva appreso durante la giovinezza trascorsa in Indonesia. La sua fama le consentiva di viaggiare ovunque e le sue frequentazioni alto locate la resero capace di carpire informazioni strategiche da politici e militari e la resero la spia perfetta. Durante la Prima guerra mondiale si inserì in un gioco troppo pericoloso, probabilmente recitando un doppio ruolo e nel gennaio del 1917 fu arrestata a Parigi, accusata di aver rivelato informazioni segrete alla Germania e fucilata nell’ottobre dello stesso anno.

STORIE DI FUGHE E TAGLIE MILIONARIE

Nancy Wake, nata in Nuova Zelanda nel 1912, sposò nel 1939 il ricco industriale francese Henry Fiocca, dopo l’invasione nazista della Francia divenne una figura centrale della rete clandestina della resistenza francese. La Gestapo la soprannominò “il topo bianco” e mise una taglia di 5 milioni di franchi sulla sua testa. Nel 1943, il marito fu arrestato e ucciso dai tedeschi, lei riuscì a scappare in Inghilterra diventando parte dello Special Operations Executive (Soe), ritornando clandestinamente in Francia per coordinare l’offensiva finale della resistenza. È sopravvissuta per raccontare la sua storia ed è morta quasi centenaria a Londra nel 2011. Anche l’americana Virginia Hall iniziò la propria carriera nel Soe britannico durante la guerra e divenne anch’essa una responsabile dell’organizzazione della resistenza nella Repubblica di Vichy. Ai nemici tedeschi era nota come “la donna che zoppica” perché aveva perso un piede in un incidente di caccia. Passò poi nei servizi di intelligence americani per poi entrare dopo la guerra nella Cia.

Mata Hari, nome d’arte della ballerina olandese Margaretha Geertruida Zelle.

Noor Inayat Khan, nata in Russia da una famiglia nobile di musulmani indiani, si trasferì a Londra durante il primo conflitto mondiale per poi arruolarsi nel corpo femminile volontario dell’aeronautica britannica nel 1940. Reclutata dal Soe, divenne operatrice radio in Francia, fu però tradita e arrestata, internata a Dachau e uccisa. È la prima donna musulmana decorata della storia inglese. L’italiana Laura D’Oriano era un’aspirante cantante dalla vita tumultuosa che nel 1940 fu reclutata dalla resistenza francese per poi divenire, forse più per necessità che per vocazione, spia degli alleati. Fu catturata dal controspionaggio fascista, processata e fucilata, è stata l’unica donna nella storia dell’Italia, dall’unità in poi, a subire una condanna a morte. Di Vera Atkins si dice che sia stata l’ispirazione per la Miss Moneypenny di James Bond, fu infatti la principale assistente del capo del servizio di intelligence britannico. Ma la sua storia da spia operativa era iniziata a Bucarest durante la guerra, quando divenne l’amante dell’ambasciatore tedesco in Romania, raccogliendo preziose informazioni per gli alleati che passava direttamente a Winston Churchill. Anche agli inglesi aveva nascosto di essere in realtà un’ebrea. Il suo vero cognome era Rosenberg.

DA UNA ROSENBERG ALL'ALTRA

Il cognome riconduce a un’altra Rosenberg, Ethel, condannata negli Stati Uniti alla sedia elettrica nel 1953 per aver aiutato il marito Julius in attività di spionaggio e reclutamento per l’Unione Sovietica. Ma oggi lo spionaggio è più che mai un affare di donne. Gina Haspel è la prima donna a capo della Cia. Nominata da Trump e in carica dallo scorso maggio, è arrivata al vertice dell’intelligence dopo anni di ruoli operativi. È stata soprannominata dalla stampa Usa «The torture queen», la regina della tortura. Un soprannome crudele, ma forse giustificato. Nel 2002 era la responsabile di una prigione clandestina in Thailandia dove sospetti militanti di al Qaeda fatti prigionieri in Afghanistan, venivano sottoposti ai cosiddetti interrogatori rafforzati. Le sue azioni sono descritte in un dettagliato rapporto di Amnesty International.

Poker di spie

In Atomica Bionda Charlize Theron è un agente segreto. Come dimostra la storia, però, la vita sotto copertura si addice alle donne non solo sul grande schermo, ma anche nella realtà. Il grande schermo non smette mai di subire il fascino della vita sotto copertura.

Tuttavia, la goffa avventura di Maria Butina sembra ricalcare quella di Anna Chapman, agente dei servizi russi di passaporto britannico, residente a New York. Arrestata nel 2010 è stata rilasciata e rimandata in Russia grazie a uno scambio di prigionieri. Ha lasciato traccia più per le sue foto in bikini che hanno riempito il web e i social che per le sue azioni di spionaggio. Oggi fa la conduttrice televisiva e su Instagram ha più di 200 mila follower. In fondo, che gusto c’è a fare la spia se non puoi condividerlo con nessuno?

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