24 Luglio Lug 2018 1547 24 luglio 2018

Chi era Oksana Shachko, la cofondatrice Femen trovata morta

Il corpo senza vita scoperto a Parigi: forse un suicidio. Dalla fuga a 15 anni alle proteste di piazza. Fino all'uscita dal colletivo per tornare a disegnare. La burrascosa vita dell'ex attivista.

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Oksana Shachko Femen

Il corpo senza vita di Oksana Shachko è stato trovato il 24 luglio nel suo appartamento parigino. L'ipotesi di un suicidio non trova ancora conferme ufficiali, malgrado alcuni suoi amici abbiano parlato di una lettera d'addio, con su scritto «You are all fake (Siete tutti falsi)». La cofondatrice delle Femen è morta a 31 anni in circostanze ancora tutte da chiarire, al culmine di un'esistenza vissuta sempre sopra le righe, a cominciare dall'abbandono della città natale, in Ucraina, ad appena 15 anni, per seguire la sua passione per il disegno.

L'USCITA DAL COLLETTIVO NEL 2013

Dal 2013 non faceva più parte del collettivo che lei stessa aveva contribuito a dare alla luce, ormai 10 anni fa, assieme ad Alexandra Chevchtchenko e ad Anna Hutsol. È stata proprio quest'ultima a dare l'annuncio della scomparsa di Oksana, che nella capitale francese aveva saputo ricostruirsi una discreta carriera da disegnatrice, accantonando il passato da attivista.

LA PRIMA PROTESTA A SENO NUDO NEL CENTRO DI KIEV

Lontani i tempi in cui, era l'agosto 2009, per la prima volta a seno scoperto, Oksana si trovò a denunciare, nel centro di Kiev, lo sfruttamento delle donne e il turismo sessuale che inquinavano il Paese ucraino. Otto anni più tardi, quella vita sembrava non appartenerle più. «Rimarrò sempre una Femen», confidava in un'intervista, «ma questo movimento è morto perché la società lo ha ucciso. Dopo sei anni tutti i movimenti di ribellione sono destinati a esaurisi».

QUEL TORMENTATO RAPPORTO CON LA RELIGIONE

Una brusca inversione di rotta che, tuttavia, non suona inedita alla personalità e all'indole mutevole di Oksana. Chi la conosce da giovanissima rivela come a un certo punto, da ragazzina, avesse pensato di entrare in convento. Ora, invece, prima di morire prematuramente e in maniera ancora misteriosa, si guadagnava da vivere disegnando rappresentazioni iconoclaste come, ad esempio, una Vergine Maria col burqa. «Contesto la religione perché l'immagine che dà alle donne è nociva, perché è un'immagine di sottomissione», diceva descrivendo le sue opere.

LA CONTESTAZIONE IN ITALIA A BERLUSCONI

In Italia era diventata celebre nel 2013, quando era stata una delle tre attiviste protagoniste della contestazione nei confronti di Silvio Berlusconi mentre l'ex presidente del Consiglio si recava al seggio di Milano per votare alle elezioni politiche. Insieme a Inna Shevchenko e Elvire Dupont si era spogliata fino alla vita e aveva iniziato a urlare «Basta Berlusconi». Dal 2014 aveva scelto di vivere in Francia da rifugiata politica, malgrado lei stessa avesse ammesso, non senza un pizzico di amarezza che quello transalpino non era, come aveva immaginato, «il paradiso dei diritti femminili». Secondo il canale Telegram Paris burns, Oksana avrebbe tentato il suicidio già due volte negli ultimi due anni.

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