23 Luglio Lug 2018 0830 23 luglio 2018

Chi è Rayouf Alhumedhi, l'inventrice dell'emoji con l'hijab

A 15 anni ha lanciato l'idea di una faccina con il velo. Un anno dopo l'arrivo sugli smartphone di tutto il mondo. Ritratto di una delle teenager più influenti del mondo (secondo il Time).

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Rayouf Alhumedhi Emoji Hijab Velo

Cambiare il mondo con un emoji. Farebbe sorridere, se non fosse che chi ci ha provato, c'è riuscito. Si tratta di Rayouf Alhumedhi. La 17enne, due anni fa, aveva lanciato l'idea di realizzare un emoji con hijab e un anno dopo la sua proposta ha trovato l'approvazione dell'Unicode Consortium, l'organizzazione che vigila sulla scrittura dei caratteri nei sistemi informatici. Una battaglia che nel 2017 le ha regalato una menzione molto speciale sul Time: è stata scelta come una dei 30 teenager più influenti dell'anno.

L'INFANZIA TRA RIAD, VIENNA E BERLINO

Rayouf è figlia di un diplomatico saudita. Nei sui primi sette anni è cresciuta nella capitale, a Riad, dove il padre lavorava come funzionario del Ministero della Pubblica istruzione. Poi il primo trasferimento a Vienna. Al genitore viene offerto un posto di lavoro come diplomatico nell'ambasciata della capitale austriaca e la famiglia si trasferisce tra le montagne. All'età di 12 anni gli Alhumedhi si muovono di nuovo, questa volta verso Berlino. Poi la famiglia ritorna ancora una volta a Vienna dove adesso Rayouf frequenta la Vis, un liceo internazionale con studenti da tutto il mondo.

LA BATTAGLIA PER LE EMOJI DOPO UN MESSAGGIO CON GLI AMICI

Nel raccontare la sua vicenda personale ha spiegato che l'idea dell'emoji con il velo le è venuta quando ha iniziato a fare nuove amicizie a scuola. Ero sconcertata, ha raccontato, mentre usavo WhatsApp per scambiare messaggi coi miei nuovi amici non riuscivo a trovare un'immagine che mi rappresentasse. «È qualcosa di importante per la mia identità», ha detto in più di un'intervista. La sua campagna ha poi guadagnato terreno, anche grazie all'appoggio di Alexis Ohanian, co-fondatore di Reddit ed è sfociata nell'Hijab Emoji Project, una piattaforma che si è occupata dell'elaborazione del disegno e ha spinto il lavoro fino al lancio sugli smartphone di tutto il mondo.

L'IMPORTANZA DELLA FEDE: UNA BATTAGLIA PER TUTTE LE DONNE

Nello spiegare la sua iniziativa Rayouf ha sempre detto di essere passata da un'aspetto piccolo, legato alla vita personale e alle sue amicizie, a qualcosa di molto più grande. Quando ha salutato l'approvazione dell'emoji velata si è detta felice soprattutto perché si è trattato di un passo avanti per celebrare la diversità e accettare la fede musulmana: «Penso che questa emoji influenzerà il mondo indirettamente», ha raccontato al Time. Che quell'iniziativa fosse tutt'altro che un semplice capriccio è stato dimostrato anche dal fatto che migliaia di donne le hanno dato il loro appoggio sui social: «Quella banale emoji, ha reso felici molte donne, permettendo loro di essere rappresentate», ha detto in un'intervista su Tgcom24.

I MESSAGGI D'ODIO: LO SCONTRO CON IL POLITICO DEL FPÖ

Rayouf ha dovuto fronteggiare anche violenti messaggi d'odio, come ha raccontato al giornale tedesco Der Tagesspiegel. Il più violento è arrivato da Johann Gudenus, vicesindaco di Vienna e politico di spicco del partito di estrema destra FPÖ. Gudenus, appresa la notizia della nomina di Rayouf sul Times, ha definito la scelta una «follia» attaccando duramente la giovane. Spesso, ha spiegato ancora la ragazza, il politico rievoca frasi come "l'assedio turco" e "Il velo è un simbolo dell'Islam". Ma Rayouf cerca di non farci caso: «Quest'uomo deve essere sempre interessante per i suoi elettori, e quindi li nutre con storie che piacciono». Dopo l'uscita di Gudenus, sono arrivate altre segnalazioni e polemiche, ha detto ancora, «nel 2017 sono state incluse emoji di una madre che allatta, una sirena, un broccolo e uno smiley vomitante ma anche sinagoghe, chiese e moschee. Ma solo la donna velata ha scatenato le polemiche». Nonostante questo lei continua per la sua strada.

IL FUTURO: STUDI IN INGHILTERRA O STATI UNITI

A scuola si occupa di attività di volontariato come l'assistenza ai senzatetto e il supporto ai nuovi studenti internazionali arrivati a Vienna. Nella stessa intervista al quotidiano tedesco ha raccontato che dopo il liceo vorrebbe continuare i suoi studi, magari in Inghilterra o negli Stati Uniti. Dopo l'esperienza con l'emoji l'idea sarebbe quella di continuare quella strada magari studiando informatica.

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