10 Luglio Lug 2018 1742 10 luglio 2018

Tennis e coming out: da quello femminile una lezione contro l'omofobia

A Wimbledon ha fatto scalpore il bacio della belga Van Uytvanck alla compagna. Ultimo coming out dopo Billie Jean King, Navratilova e Mauresmo. E gli uomini?

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La corsa a Wimbledon di Alison Van Uytvanck si è fermata al quarto turno. Le 24enne belga, numero 37 al mondo, si è arresa in tre set alla russa Daria Kasatkina. Nomi poco noti al grande pubblico, non foss'altro che Van Uytvanck ha trovato un'improvvisa popolarità per il bacio appassionato scambiato con la compagna alla fine del match che l'ha vista sbarazzarsi della campionessa in carica Garbiñe Muguruza.

UN BACIO CHE HA FATTO IL GIRO DEL MONDO

Un'immagine che in poche ore ha fatto il giro del mondo, rivelando come l'omosessualità, nel suo essere rimnarcata dai media, sia implicitamente ancora vissuta come uno stigma nel mondo dello sport. E proprio il tennis, in tal senso, rappresenta un paradigma di come, tra l'universo femminile e quello maschile, l'accettazione della propria sessualità viaggi tuttora su un duplice binario.

BILLIE JEAN KING PRIMA ATLETA USA A FARE COMING OUT

Da un lato le donne, che nella belga Van Uytvanck trovano solo l'ultima rappresentante di una fiera battaglia per l'affermazione della propria identità. In principio fu Billie Jean King, cinque volte regina di Wimbledon e unica trionfatrice nella serie di incontri passata alla storia come la 'Battaglia dei sessi'. Fu lei la prima atleta statunitense a riconoscere apertamente di aver preso parte a una relazione omosessuale, ricostruendo anni più tardi travaglio del proprio percorso di accettazione.

MAURESMO E LA ROTTURA CON I GENITORI

Più eco ancora ebbe il coming out di Martina Navratilova, che rivelò il suo orientamento sessulae poco dopo aver ricebuto la cittadinanza statunitense, in risposta alle speculazioni della stampa sul suo conto. E che dire, in tempi recenti, di Amélie Mauresmo, vincitrice di due Roland Garros e numero uno al mondo nel 2004. Ammise pubblicamente la propria omosessualità prima della finale dell’Australian Open 1999, una scelta che di fatto le costò il rapporto con i genitori.

Billie Jean King.

SOLO SILENZI NEL CIRCUITO MASCHILE

Tanti esempi che hanno attraversato diverse epoche del tennis moderno, nessuna delle quali ha mai avuto però un protagonista al maschile. Gossip, indiscrezioni, dicerie, ma nessuna voce si è mai levata dal circuito Atp in un'incomprensibile cappa di omertà. Un imbarazzo ancor più evidente di fronte agli orizzonti inaugurati dalle prese di posizione al femminile e dal riconoscimento della propria sessualità che, non senza fatica, i protagonisti di altre discipline hanno saputo comunicare.

I PASSI AVANTI DAL CALCIO AL NUOTO

Dal nuotatore Ian Thorpe al tuffatore Tom Daley, dal rugbista Gareth Thomas al calciatore Thomas Hitzlspelger, che in Italia ha vestito la maglia della Lazio, vien da chiedersi se ai tennisti non sia forse mancato il coraggio che tante donne hanno messo in mostra in barba alle conseguenze della loro scelta. La perdita degli sponsor per Navratilova, l'avversione delle colleghe per Mauresmo («È come giocare con un uomo», disse di lei Lindsay Davenport). Se il tennis maschile ha saputo fare tanto nella lotta alla discriminazione razziale (da Artur Ashe a Michael Chang), altrettanto non si può dire per quella sessuale. E allora, riavvolgendo il nastro, varrebbe forse volta la pena riascoltare le parole pronunciate Van Uytvanck e farne tesoro: «Nella mia vita non è cambiato niente. Sono felice con la mia fidanzata, a prescindere dal fatto che sia un uomo o una donna. Non dobbiamo provare vergogna per questo. Non sono malata, non ho nulla che non va».

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