6 Luglio Lug 2018 1537 06 luglio 2018

Giro Rosa al via, l'emancipazione che passa dalle due ruote

Riparte in sordina la versione femminile della più importante corsa del panorama italiano. Da Alfonsina Strada a Kittie Knox, le paladine dei diritti che hanno scritto la storia del ciclismo.

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La storia dell'emancipazione femminile passa anche dalle due ruote. Il via alla 29esima edizione del Giro Rosa, in programma il 6 luglio a Verbania, rappresenta un'occasione per ricordare le donne che, inforcando una bicicletta, hanno contribuito a riscrivere i loro diritti a cavallo tra Ottocento e Novecento. Non a caso, una tra le pioniere per la riforma del suffragio femminile, Susan Brownell Anthony, ebbe a dire: «Ha fatto più la bicicletta per emancipare le donne che qualsiasi altra cosa nel mondo. Lo ha fatto dando loro un senso di libertà e fiducia in loro stesse».

ALFONSINA STRADA UNICA DONNA TRA GLI UOMINI

Quello di Alfonsina Strada è il più celebre esempio di campionessa capace di scalfire i pregiudizi di genere. Fu l'unica donna a competere con gli uomini, quasi un secolo fa, nel 1924. Quell'anno molti big non si presentarono ai nastri di partenza, complice il mancato accordo economico tra l'organizzazione e le squadre che costrinse i ciclisti a gareggiare singolarmente. La direzione, temendo un impoverimento della corsa, destinò un invito a una donna che già si era resa protagonista nel Giro di Lombardia, anche se nella lista dei partecipanti c'erano soltanto nomi maschili. Tra i tanti, quello di Alfonsin Strada. Non un refuso, ma una cautela per timore di come il pubblico avrebbe accolto la sua partecipazione. Alfonsina restò in corsa per otto tappe prima di finire fuori tempo massimo. Prese parte alle restanti frazioni senza tuttavia che i suoi tempi fosssero conteggiati ai fini della graduatoria generale. Quella del 1924 fu la sua unica partecipazione alla corsa rosa: a distanza di 94 anni nessuna è stata più in grado di emularla.

KITTIE KNOX E LA BATTAGLIA CONTRO LE DISCRIMINAZIONI RAZZIALI

Trent'anni prima di lei, dall'altra parte del globo, era stata Kittie Knox, giovanissma sarta e ciclista statunitense, a imprimere una svolta ai diritti civili del proprio Paese. Iscritta alla League of american wheelmen quando ancora i nomi dei club erano riferiti ai soli uomini, si trovò a Boston nel bel mezzo dell'impennata della segregazione razziale, motivo per cui fu impedito a chi non fosse bianco di iscriversi alla stessa associazione. Inizialmente, come le altre donne già iscritte, Kittie Knox non prese parte ai raduni annuali fino al 1885, quando si presentò a soli 21 anni. Non è certo cos'accadde quel giorno, con ogni probabilità trovò ostruzionismo da parte di molti club bianchi: malgrado ciò, con l'insistenza del proprio gruppo (formato in maggioranza da persone di colore) riuscì a partecipare con bici e "costume" che le valse anche un premio l'occasione. Il costume consisteva in una sorta di pantalone largo che fino a quel giorno utilòizzavano solo gli uomini, dato che alle donne erano riservate esclusivamente gonne lunghe.

IL GIRO DEL MONDO DI ANNE LONDONDERRY KOPCHOVSKY

Negli stessi anni Anne Londonderry Kopchovsky, ebrea lettone emigrata negli Stati Uniti, diventò un'icona della libertà femminile per essere stata la prima donna a fare il giro del mondo in bicicletta. Nel giugno del 1894, a 23 anni e dopo una scommessa («Nessuna donna è in grado di compiere in 15 mesi il giro del mondo») abbandonò la famiglia e partì alla volta di Boston in bicicletta per arrivare in Cina passando per Parigi, Gerusalemme e Singapore, superando innumerevoli calunnie. Al suo ritorno in patria ebbe un’accoglienza trionfale e venne eletta simbolo della lotta femminile.

IL LUNGO VIAGGIO DI EYERUSALEM DINO KELI VERSO L'EUROPA

Ma è non solo il ciclismo d'altri tempi a regalare storie di riscatto e affermazione sociale. Al centro del documentario Voglio una ruota, progetto uscito nel 2015 per raccontare storie di emancipazione legate alla bici, c'è, tra le tante, la romanzesca avventura di Eyerusalem Dino Keli, una giovane ciclista etiope che a 13 anni ha sfidato scetticismi e diffidenze trasferendosi ad Addis Abeba contro il volere della sua famiglia. Per unirsi alla sua prima squadra e approdare poi, nel 2014, in Italia, con la Michela Fanini che gareggerà anche al Giro Rosa. Perché, in fondo, malgrado le discriminazioni economiche e l'evidente disparità di attenzione mediatica, tra donne e ciclismo il legame resta più forte che mai.

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