25 Giugno Giu 2018 1729 25 giugno 2018

Amélie Mauresmo è la prima donna sulla panchina di una Nazionale di tennis maschile

Ha 39 anni ed è stata scelta dalla Federtennis francese per portare alla Coppa Davis i campioni in carica. Scopriamo chi è.

  • ...
Amelie Mauresmo Coppa Davis Francia

Amélie Mauresmo aveva 19 anni quando arrivò in finale agli Australian Open, e dopo aver battuto Lindsay Davenport dichiarò al mondo la sua omosessualità. Era il 1999 e se oggi fare coming out appare difficile, all'epoca era quasi impensabile. Amélie Mauresmo sta per compiere 39 anni oggi, mentre la Federtennis francese le affida l'incarico di guidare dalla panchina la Nazionale francese di Coppa Davis, quella dei maschi, quella di Gasquet, Monfils, Tsonga, quella campione in carica. Non era mai successo prima, mai una donna aveva guidato una Nazionale di tennis maschile. Ci aveva provato la Spagna, nel 2014, dopo essere retrocessa, affidandosi a Gala León García. Ma la decisione aveva portato a una rivolta: «Nel tennis si vive parecchio all'interno dello spogliatoio e non mi sembra appropriato che ci sia una donna», aveva tuonato Toni Nadal, zio di Rafa. Lei, Gala, aveva risposto: «Farò la storia della Coppa Davis», ma non ne ha avuto il tempo, silurata prima ancora dell'esordio.

La storia, invece, può farla Amélie. Perché nessuno si è messo di traverso alla sua nomina, avvenuta con 13 voti a favore su 17, promossa da Yannick Noah, autentico santone del tennis transalpino, capace di vincere tre volte la Coppa Davis da capitano non giocatore (l'ultima nel 2017) e una volta la Fed Cup con la Nazionale femminile. Amélie è una donna che ama le donne, e piace a tutti. I giocatori non hanno arricciato il naso alla notizia della sua nomina, consapevoli di mettersi nelle mani di una ex atleta che ha fatto la storia del loro sport e a un tecnico di già comprovata competenza.

Da giocatrice, la Mauresmo è stata numero 1 del ranking Wta per 39 settimane, vincendo Australian Open e Wimbledon nel 2006, arrivando in semifinale due volte allo US Open, conquistando le Tour Finals nel 2005 e l'argento olimpico ad Atene 2004. Da allenatrice nel giugno del 2014 ha preso sotto la sua ala Andy Murray, in calo dopo il successo a Wimbledon dell'anno prima. Con la nuova allenatrice francese, in due anni, Murray è tornato numero 2 del mondo, ha vinto di nuovo Wimbledon, ha centrato due finali agli Australian Open e una al Roland Garros, si è preparato per il secondo oro olimpico e per la vittoria delle Finals nel 2016. Forse senza la Mauresmo non ce l'avrebbe fatta, di certo senza Murray la Mauresmo non sarebbe dove è ora.

Spesso le cose belle nascono da un gesto isolato, da un campione che se ne frega dei mormorii sessisti e supera i pregiudizi di genere, si affida a una bravissima allenatrice donna e in questo modo apre una breccia in un sistema conservatore e maschilista. Amélie Mauresmo è chiamata a rappresentare la Francia e tutte le donne tenniste, un po' come fece Billie Jean King battendo 3-0 Bobby Riggs il 20 settembre 1973, in quella che è nota come la Seconda Battaglia dei Sessi, l'unica vinta da una donna. La speranza è che stavolta non rimanga un caso isolato, che ad Amélie possano seguire altre colleghe. Magari persino quella Martina Hingis che, affrontandola e battendola in finale agli Australian Open del 99, all'indomani del suo coming out, fu accusata di averla definita un 'mezzo maschio' (circostanza più volte smentita dalla stessa Hingis). E chissà che anche in Italia, prima o poi, una donna non possa guidare una squadra maschile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Correlati

Potresti esserti perso