24 Giugno Giu 2018 0649 24 giugno 2018

Chi è Meral Aksener, candidata alle elezioni in Turchia e avversaria di Erdogan

'La Lupa' ha intenzione di diventare la prossima Presidente del Paese ma non sarà facile. Ne abbiamo parlato con Marta Ottaviani.

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Meral Aksener

Lotta per la democrazia in un paese dove il leader è lo stesso da 16 anni. Musulmana praticante, sogna una Turchia dove curdi, islamici e cristiani possano sedersi allo stesso tavolo del ristorante. Ha promesso di restituire al popolo la libertà di espressione, garantire più diritti alle donne e di ritirare le misure che hanno portato all’arresto di giornalisti turchi e la chiusura di decine di quotidiani. Meral Aksener ha un solo modo per mantenere tutte queste promesse: vincere le elezioni anticipate in programma in Turchia il 24 giugno 2018, diventando la prima donna Presidente nella storia del Paese. A dire il vero, le possibilità non sono molte, anche se i media, in particolare quelli internazionali, stanno dando un grosso peso specifico alla sua candidatura. Che potrebbe essere decisiva, perlomeno, nel momento in cui si dovesse andare al ballotaggio: da una parte il rais, Recep Tayyip Erdogan, al potere dal 2002, dall’altra il suo avversario, il cui nome verrà definito solo dopo i risultati del primo turno, dato che i vari partiti dell’opposizione hanno deciso di proporre ognuno un proprio candidato. Il favorito però, almeno per il momento, sarebbe il diretto rivale dell’attuale Presidente, Muharrem İnce, del partito repubblicano. Con la Aksener seconda scelta.

NELLA TANA DELLA 'LUPA'

Meral rappresenta il nuovo che avanza. Non tanto per l’età, dato che ha 61 anni e un’esperienza nella politica che dura ormai da 25 anni, compresa una breve parentesi come ministro dell’Interno tra il 1996 e il 1997 e il ruolo di speaker del Parlamento nel 2007, quanto per il messaggio che porta con sé. I media stranieri la chiamano 'The Iron Lady of Turkey'. Ma in patria, per tutti, è 'La Lupa'. Sei mesi fa ha fondato il 'Partito Buono' (Iyi Parti in turco), di cui è a capo, movimento laico di centrodestra, e ha deciso di rompere definitivamente con il suo vecchio schieramento, quello dei nazionalisti (Mhp). L’obiettivo? Convincere tutti gli elettori scontenti del rais a passare dalla sua parte. E ovviamente, vincere le elezioni, per diventare, come detto, la prima donna presidente della Turchia.

L’ALLEATO PIÙ FORTE? GOOGLE

Non sarà facile. Già la campagna elettorale non si è svolta propriamente all’insegna della par condicio: il presidente Erdogan è apparso in tv per quasi 70 ore mentre il suo rivale Muharrem Ince ha avuto appena sette ore di spazio. E Meral? Tredici minuti. Può apparire quanto mai paradossale, ma proprio in questo senso la lupa può esser considerata come leader del cambiamento. Con le mani legate sul fronte televisivo, la Aksener è riuscita a sfondare sul Web. Basti pensare che ha assunto un consulente direttamente da Stanford, California, tal Taylan Yilidz, 38 anni, di origine turca ed esperto di 'clever trolling', disturbo intelligente: ogniqualvolta che un connazionale digita su Google il nome del partito di Erdogan, l’Ak Parti, viene dirottato su quello del 'Buon Partito' della Aksener. E lo stesso vale per altre parole chiave digitate dai turchi.

«SFIDO UN MONDO DOMINATO DA UOMINI»

Non solo è stata la prima donna candidata alle elezioni presidenziali della Turchia, ma è stata anche la prima a sfidare direttamente Erdogan. Entrambi sono nazionalisti. Ed entrambi di estrema destra. Aksener, però, non ha mai sostenuto l’islamizzazione della Turchia imposta dal rais. Si è sempre opposta alle misure autoritarie e repressive adottate nel ultimi anni dall’Akp, lo schieramento del Presidente, e ha votato 'no' al referendum costituzionale di aprile 2018, vinto da Erdogan (anche se di poco) e che di fatto prevede un ampliamento dei poteri per il vincitore delle elezioni: un emendamento inoltre potrebbe consentire a Erdogan, 64 anni, di candidarsi per due nuovi mandati quinquennali. «La Turchia si riprenderà» recita così lo slogan del partito di Meral Aksener, di aspirazione laica e moderata, in totale contrapposizione contro l’islamismo del rais. Per capire al meglio quale potrebbe essere il ruolo della lupa in queste elezioni e cosa potrebbe accadere in caso di ballottaggio, abbiamo fatto due chiacchiere con Marta Ottaviani, giornalista e scrittrice, autrice del libro Il reis: come Erdogan ha cambiato la Turchia e Mille e una Turchia.

Marta Ottaviani

DOMANDA: Meral Aksener è la prima candidata donna alla presidenza della repubblica Turca. Cosa significa questo per il Paese: si tratta di una svolta culturale?
RISPOSTA:
Personalmente la vedo più come una felice eccezione, almeno per il momento. Purtroppo, nella politica turca, c'è ancora molto poco spazio per le donne. La stessa Aksener, nelle liste per il Parlamento, di donne ne ha candidate pochine.

D: Perché è chiamata 'La Lupa'?
R:
Il lupo è l'animale tradizionalmente connesso alla Turchia, in particolare alle frange più nazionaliste, che poi sono proprio quelle da cui proviene Meral Aksener. Leggenda vuole che fu proprio una lupa a guidare le tribù dall'Asia Centrale fino all'Anatolia. I Lupi Grigi, per esempio, non si chiamano così a caso.

D: Si trova a capo di un partito nato appena nove mesi fa, definito 'Il Partito Buono'. Come mai questo nome?
R:
La traduzione più corretta è Partito del Bene. Diciamo che ha voluto dare un nome di rottura con il partito da cui proviene, ossia il Mhp, il Partito del movimento nazionalista, di cui però vorrebbe conquistare parte dei voti, specie gli elettori scontenti per la scelta del leader, Devlet Bahçeli, di sostenere Erdogan in Parlamento e del voto a favore del referendum costituzionale, che di fatto attribuirà maggiori poteri a chi verrà eletto.

D: In passato è stata ministro dell’Interno. Come è stato giudicato il suo operato dal popolo turco? Pensi che questo suo trascorso possa influire sul voto?
R:
In realtà non fu un'esperienza molto significativa. Era il 1995, il suo mandato durò pochi mesi, assunse la carica dopo che il suo predecessore fu coinvolto in un grosso scandalo e anche il partito in cui militava all'epoca fu implicato in gravi scandali di corruzione. Senza contare che l'avvento di Erdogan ha stravolto completamente il modo di fare politica nel Paese, dando un colpo di spugna secco sul passato. Non mi pare abbia mai accennato a questa sua parentesi durante la campagna elettorale, penso farebbe bene a restare su questa linea anche in vista del ballottaggio.

D: A quanto ammonta il suo consenso attuale?
R:
Al momento, Meral Aksener è attestata fra il 15 e il 20%, abbastanza per andare oltre la soglia dello sbarramento per il Parlamento che è del 10%.

D: È un buona percentuale?
R:
Intanto dobbiamo tenere conto del fatto che si tratta soltanto di sondaggi. Sicuramente ha fatto un buon lavoro se si pensa che il suo partito è nato appena sei mesi fa. Però…

D: Però?
R: Personalmente ritengo sia molto difficile che riesca ad andarci lei, al ballottaggio dell'8 luglio 2018. Credo sia importante ricordare che i partiti dell’opposizione, in questo primo turno, hanno deciso di presentare ognuno il proprio candidato, promettendo poi di votare compatti a favore di chi andrà a sfidare Erdogan all’eventuale ballottaggio. E quel nome, almeno per il momento, è Ince.

D: Come ha condotto Meral Aksener la sua campagna elettorale? Quali sono gli aspetti più forti del suo programma?
R:
Diciamo che si è posta come leader del cambiamento, giocando molto sul fatto che è donna. Sta parlando soprattutto alle classi più disagiate e ha un programma certamente ispirato da un certo statalismo, con accenni populisti e nazionalisti che però in Turchia hanno davvero tutti, a eccezione dei curdi.

D: Come viene considerata la Aksener da Erdogan: a quanto pare non l’ha mai attaccata direttamente. Quale può essere il motivo? Qualcuno la teme perché comunque sta diventando portavoce di molti nazionalisti scontenti.
R:
La verità è che Erdogan si concentra solo e soltanto su quello che lo preoccupa veramente, ossia il candidato repubblicano Muharrem Ince, che rischia di trovarselo contro al ballottaggio, e il partito curdo, che se dovesse riuscire a entrare in parlamento rischia di fargli perdere la maggioranza assoluta.

D: Qual è la popolarità dell’attuale presidente? Lui stesso ha ammesso che queste saranno le elezioni più difficili da quando è a capo del governo.
R: Erdogan al momento è attestato al 47% dei consensi, ha perso lo slancio e l'appeal di un tempo, questo è certo. Personalmente però lo vedo anche molto stanco, complice la concomitanza con il Ramadan, il mese sacro del digiuno musulmano. Ciononostante, con tutto quello che ha fatto, si tratta ancora di una percentuale molto alta, inoltre il suo è un elettorato in larga parte radicalizzato, che crede nel suo progetto e che difficilmente accetterà di vedere finire un'era.

D: Il favorito insomma, rimane lui.
R: Credo sia impossibile che perda al primo turno. Con il ballottaggio potrebbero esserci delle sorprese. Proprio perché la strada appare più in salita del solito, il Presidente della Repubblica ha bisogno di vincere subito e dovrà giocarsi il tutto e per tutto.

D: La Turchia ha avuto un ruolo centrale nel conflitto in Siria e i rapporti con la Russia sono cruciali per gli equilibri eurasiatici. Si è parlato di politica estera e di Europa, in questa campagna elettorale?
R: Di Europa in questa campagna elettorale si parla davvero poco, e quando se ne parla i toni non sono esattamente entusiastici. In realtà, è una campagna elettorale dove si parla soprattutto di Turchia, che sta attraversando una forte crisi economica. L’opposizione, se vuole battere Erdogan, deve spingere proprio su questo punto anche perché è proprio grazie alla crescita economica che l’attuale Presidente ha sempre vinto le elezioni. Non è un caso che lo stesso Erdogan sia stato l’unico ad affrontare il tema della politica estera: ha dichiarato, infatti, di voler bombardare anche Kandil, Iraq, oltre alla Siria.

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