14 Giugno Giu 2018 1748 14 giugno 2018

Chi è Piera Aiello, testimone di giustizia che ha mostrato il volto per la prima volta

Neo deputata del M5s, per aver denunciato l'omicidio del marito e del suocero, da a 27 anni vive sotto protezione. «L'unico modo per farmi stare zitta è uccidermi, non ho paura».

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Piera Aiello

A marzo 2018 ha stravinto alle elezioni nel collegio uninominale di Marsala per il Movimento 5 stelle. La chiamavano «la candidata senza volto», perché Piera Aiello, prima testimone di giustizia italiana, che da 27 anni vive sotto protezione in una località segreta fuori dalla Sicilia, era costretta all'anonimato per ragioni di sicurezza. La sua foto non compariva nemmeno sui fac-simile delle schede elettorali.
Fu costretta a sposare il figlio di un boss, e quando aveva 24 anni le uccisero sia il marito che il suocero: lei denunciò quello che aveva visto e così iniziò la sua seconda vita in incognito.
Ma il 13 giugno questa donna nata in provincia di Trapani nel 1967 ha deciso di 'togliersi la maschera' e riappropriarsi della sua identità e ha scelto un luogo e una data simbolici per farlo: la sua terra, la Sicilia, nel giorno del 35esimo anniversario dall'omicidio del capitano Mario D'Aleo, assassinato da Cosa Nostra il 13 giugno 1983. «Io non scendo a compromessi, l'unico modo per farmi stare zitta è uccidermi, ma io sono pronta, non ho paura», ha detto all'Ansa.
«Con questa candidatura mi sono riappropriata del mio territorio, che mi hanno tolto 27 anni fa quando mi hanno portata via dalla Sicilia. Del mio nome mi sono riappropriata, in un secondo momento, quando sono entrata alla Camera per la prima volta. Adesso nella mia terra mi riapproprio del mio volto», ha raccontato Piera Aiello all'Ansa. Cinquantun'anni, la neo parlamentare del M5s ha spiegato di non avere scatti recenti che la ritraggono con i suoi figli. «Gli unici risalgono a quando sono nati. Non ho nemmeno un selfie con loro».
Piera Aiello era cognata di Rita Atria, la giovane che si dissociò dalla sua famiglia mafiosa e che si suicidò dopo l'omicidio di Paolo Borsellino.

IN COMMISSIONE GIUSTIZIA

A Montecitorio ha scelto di essere inserita in commissione Giustizia. Ma spera di entrare a far parte anche della commissione Antimafia. E sulla sua nuova avventura alla Camera ha le idee chiare. «La prima cosa da fare è mettere mano alle leggi sui testimoni e collaboratori di giustizia. Andrebbero riviste, non tutelano le famiglie. C'è un distinzione netta tra le due figure: i testimoni di giustizia non fanno alcun patto con lo Stato, i collaboratori sì. Si tratta di figure diverse».

IL RAPPORTO CON BORSELLINO

Aiello ha parlato anche di Paolo Borsellino, con cui aveva instaurato un rapporto familiare: «Mi ha insegnato il senso di rispetto per le Istituzioni, per me sono un luogo sacro. Quando sono entrata per la prima volta alla Camera ho pensato a lui. Quando ho deciso di denunciare non sapevo parlare in italiano, mi esprimevo in dialetto», ha raccontato. «Zio Paolo», come lo chiama, le diceva di leggere e studiare. «Ho conseguito due diplomi, non sono riuscita a laurearmi per ragioni economiche per far studiare mia figlia. Adesso la più piccola vuole iscriversi alla Facoltà di Giurisprudenza, vuole fare il magistrato in Sicilia».

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