Femminismo

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8 Giugno Giu 2018 1744 08 giugno 2018

La storia della suffragetta Emily Davison

Una delle prime attiviste inglesi per il voto delle donne, morì l'8 giugno 1913 durante il più famoso appuntamento mondano di tutta la Gran Bretagna. Dove era considerata una donna scomoda.

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Emily Davison

Oggi parliamo e scriviamo tanto di femminismo. Ma in poche conoscono le storie delle vere pioniere del movimento, soprattutto fuori dall'Italia. Emily Davison, morta l'8 giugno 1913, era una delle femministe, o meglio, suffragette più famose d'Inghilterra.
Impegnata per gran parte della sua vita nella lotta per la conquista del diritto di voto per le donne, durante una manifestazione di protesta si gettò davanti al cavallo di re Giorgio V al Derby di Epsom il 4 giugno 1913, durante il più famoso appuntamento mondano di tutta la Gran Bretagna. Fu però colpita mortalmente, e perse la vita quattro giorni dopo quello scontro. Aveva 41 anni. Per tanto tempo si è dibattuto sulla dinamica dell'incidente: voleva compiere un gesto eclatante o semplicemente attaccare la bandiera la bandiera del movimento delle suffragette alle briglie del cavallo del re, per farla sventolare fino al vicino traguardo? La seconda ipotesi è stata confermata in tempi recenti da un'analisi digitale dei fotogrammi dell'epoca.

DA INSEGNANTE A SUFFRAGETTA

Nata a Londra nel 1872, lasciò l'università perché la madre rimasta vedova non era in grado di mantenerla: così iniziò a fare l'insegnante, e con i soldi messi da parte si iscrisse al college a Oxford per studiare Lingua e Letteratura Inglese, ottenendo i risultati migliori all'esame finale del suo corso, anche se alle donne, in quel momento, non era ancora consentito di conseguire la laurea in quell'università, il St Hugh's College.
Nel 1906 aderì all'Unione Sociale e Politica delle Donne (Women's Social and Political Union), di Emmeline Pankhurst, attivista e politica britannica che guidò il movimento delle suffragette femministe del Regno Unito.

TRA ARRESTI E SCIOPERI DELLA FAME

Era una donna inquieta, ribelle e combattiva, Emily Davison: più volte venne arrestata e incarcerata per vari reati, tra cui un attacco contro un uomo che scambiò per il Cancelliere dello Scacchiere, David Lloyd George. In carcere iniziò lo sciopero della fame e fu sottoposta ad alimentazione forzata. La notte del 2 aprile 1911, in occasione del censimento, si nascose in un armadio del Palazzo di Westminster in modo da poter legittimamente indicare sul modulo che la sua residenza, quella notte, era stata la Camera dei Comuni, un luogo che era vietato alle donne. Sistemò anche una bomba «simbolica» sempre nella casa di Lloyd George, che procurò grossi danni. «Questo è il modesto tributo ad una grande donna che si è dedicata ad una grande causa, che non ha vissuto abbastanza per vederla realizzata, ma che ha avuto un ruolo importante nel renderla possibile», è la targa-tributo collocata recentemente per commemorarla.

UNA DONNA SCOMODA PER L'INGHILTERRA

E poi, la sua - drammaticamente spettacolare - uscita di scena il 4 giugno 1913, durante la protesta al Derby: quando scese in pista, Emily aveva con sé la bandiera viola, bianca e verde del Wspu. Travolta dal cavallo rimase a terra. Si fratturò il cranio e morì l'8 giugno 1913.
Una donna decisamente 'scomoda' per l’Inghilterra del suo tempo, una pioniera del movimento femminile che stava lottando per la completa emancipazione della donna. Il Daily Sketch dopo la sua morte fece un titolo a tutta pagina: «La prima martire per il voto delle donne».

Il funerale di Emily Davison.

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