5 Giugno Giu 2018 1400 05 giugno 2018

La vera storia di Erin Brockovich

«Sono un’icona del ventesimo secolo», disse dopo aver vinto la sua battaglia contro le acque contaminate a Hinkley. Ma una ricerca l'ha messa in dubbio.

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Erin Brockovich Julia Roberts (2)

Era una madre single audace e un po' sboccata che lavorava come segretaria precaria nell'ufficio legale di un paesino della California, Erin Brockovich Ellis, quando iniziò a interessarsi alle acque di Hinkley, dove sembrava che tantissimi uomini e donne morissero precocemente di tumore. Da rappresentate della working class, inizia a capire che nei casi di risarcimento di cui si occupa il suo studio c'è qualcosa che non torna: trova documenti compromettenti e scopre che la falda acquifera della cittadina stata contaminata dal cromo esavalente, causa dell'alta incidenza tumorale nella zona. Brockovich va avanti e intraprende una dura battaglia contro la potentissima Pacific Gas & Electric Company, accusata di aver contaminato per 30 anni le falde acquifere della zona. E spinge 233 abitanti del paesini di Hinkley a una class action. La PG&E, messa con le spalle al muro, decide di versare 333 milioni di dollari per chiudere il caso (l'accordo più alto mai raggiunto prima negli Stati Uniti per un acausa ambientale): era meglio evitare il processo per non farsi rovinare dalla pubblicità negativa. «Sono un’icona del ventesimo secolo», scrisse Erin sul suo sito.

JULIA, BATTAGLIERA DA OSCAR

La sua storia è stata portata sul grande schermo nel 2000 con il film Erin Brockovich - Forte come la verità, in cui la Brockovich recita in un piccolo ruolo come cameriera, mentre la parte da protagonista è assegnata a Julia Roberts, che per quel ruolo si aggiudicherà l'Oscar come migliore attrice. Il film è stato un grande successo critico e commerciale, avendo incassato più di 250 milioni di dollari in tutto il mondo. «La Roberts, interpretando la mia vicenda, ha vinto un Oscar. Ma per me quella fama è stata una maledizione, mi ha rovinato la vita», disse in un'intervista Erin, nata nel Kansas nel 1960, ultima di quattro figli e cresciuta in una famiglia borghese (suo padre era un ingegnere industriale, sua madre una giornalista).

LA RICERCA CHE HA GETTATO OMBRE SUL CASO

Nel 2010, dieci anni dopo il film, però, calano molte ombre sul caso delle acque di Hinkley: una ricerca indipendente condotta da John Morgan, professore della Loma Linda University, ha rilevato che probabilmente i numeri di morti per tumore registrati dalla Brockovich non erano del tutto veritieri, ma inferiori. I decessi tra il 1996 al 2008 a Hinkley erano stati 196, mentre la media della regione era pari a 196. Insomma, numeri volto vicini. «So che questa ricerca è impopolare», spiegò Morgan, «ma è molto accurata. Non credo che la Brockovich sia una cattiva persona. Forse neppure lei aveva gli strumenti per capire davvero le dimensioni del problema». Ma molti abitanti di Hinkley, sopravvissuti a un tumore, hanno detto con fermezza di non credere alla ricerca: «Questa cittadina era maledetta e la colpa era dell’acqua».
Qualunque sia la verità, quel film le ha cambiato la vita in più di un senso: oggi Erin è presidente della Brockovich Research & Consulting, ed è attualmente coinvolta in numerosi progetti ambientali in tutto il mondo, dal Texas all'Illinois.

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