31 Maggio Mag 2018 1745 31 maggio 2018

Chi è Carole Cadwalladr, la giornalista dello scandalo Cambridge Analytica

Donna e 50enne: praticamente la nemesi giurata dei rampanti giovani dell'industria informatica. E che ha fatto finire Mark Zuckerberg davanti a una commissione d'inchiesta.

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Carole Cadwalladr Cambridge Analytica Scandalo

C'è Meghan Markle, ma non Kate Middleton, nell'elenco delle 25 donne più influenti del Regno Unito stilato dalla versione inglese di Vogue. E se questa è sicuramente l'annotazione più intrigante per chi ama il gossip e le malignità di cui vive il tam tam mediatico intorno alla famiglia reale, d'altra parte in quella lista ci sono altre 24 donne meritevoli di attenzione. Una più delle altre, a nostro modo di vedere, ha segnato il 2018: Carole Cadwalladr, la giornalista che ha fatto scoppiare lo scandalo Cambridge Analytica e che d'un tratto ci ha resi tutti più attenti e guardinghi nei confronti della nostra privacy (almeno fino alle infinite email sul GDPR). Se Mark Zuckerberg è finito davanti a una commissione d'inchiesta, il merito è anche suo.

SEMPRE SUL PEZZO

Classe 1969, ex giornalista del Daily Telegraph, Carole Cadwalladr ora scrive approfondimenti per l'Observer, che è una specie di edizione domenicale del Guardian. I suoi articoli a quelli di Cambridge Analytica non sono piaciuti affatto, visto che la controversa società sta valutando di portare in tribunale sia lei che la testata. Ma Cadwalladr, al pari di altre colleghe come lei (pensiamo alle due giornaliste che hanno raccontato il caso Weinstein, o a Daphne Caruana Galizia), non è una reporter che molla tanto facilmente le storie. E ha dimostrato di saper leggere in anticipo certi fenomeni: prima del caso Cambridge Analytica, si è dedicata ad esempio alla galassia dei siti di fake news, che sono un fenomeno diffuso in tutto il mondo e non solo in Italia.

L'INCONTRO CON CHRIS WYLIE

Come riporta Press Gazette, che cita a sua volta la Bbc, Cadwalladr si imbatté in Cambridge Analytica nel febbraio del 2017, scoprendo i legami finanziari che univano il miliardario Robert Mercer alla società di cui è fondatore, che incrociava i dati raccolti dai social network ai fini di campagne elettorali mirate. A quel punto, per la reporter cominciò un lungo lavoro di ricerca: Carole capì che aveva bisogno di trovare una fonte interna alla società. E per farlo si affidò proprio ai social: scandagliando Linkedin, scovò la figura di Chris Wylie. Tra l'esperto di big data di CA e la giornalista cominciò un lungo scambio fatto di lunghe telefonate quotidiane. Messi insieme i pezzi, Cadwalladr pubblicò il primo articolo nel maggio 2017, collegando l'esito della Brexit alle manipolazioni dell'azienda. Subito arrivarono le prime minacce legali.

LA FURIA DEI TROLL

Le intimidazioni piovvero anche via Twitter. E qui, in particolare, salta fuori il problema del sessismo atavico di cui si pasce il mondo dell'alta tecnologia, popolato soprattutto di giovani uomini che, evidentemente, non potevano tollerare l'idea di essere messi alla berlina da una donna 50enne: «È stata una magnifica esperienza starmene tanto tempo da sola al tavolo della cucina, con solo i troll e Julian Assange a farmi compagnia». Ma il riconoscimento, alla fine, è arrivato. Un pezzo dopo l'altro, man mano che alla diffusione dello scoop si univa l'emittente televisiva Channel 4 e il vero colosso mondiale dell'informazione giornalistica, il New York Times. Cadwalladr ha ammesso che fu un'idea di Wylie quella di coinvolgere altre testate: il giovane tecnico non si è mai capacitato della rivalità nel mondo dei media.

SANTA PATRONA DELLA PRIVACY

Che cos'è successo dopo lo sappiamo: lo scandalo ha travolto Facebook, che ha patito un pesante danno d'immagine. L'opinione pubblica (o, quantomeno, quella piccola parte che ama discutere su Twitter) ha avviato una discussione sulla privacy e sul trattamento dei dati personali (salvo poi, come abbiamo detto, e nemmeno tanto per scherzo, lamentarsi degli avvisi via mail sull'aggiornamento della legislazione europea in materia). Cambridge Analytica ha rispedito le accuse al mittente, anche se nessuno sembra avere intenzione di dare più alcun credito alla società. E anche Mark Zuckerberg è finito sulla graticola, prima chiedendo scusa per la leggerezza dimostrata e poi sostenendo che ora tutti i dati sono al sicuro. Sarà vero? Intanto il fondatore del social network per antonomasia è finito davanti a una commissione d'inchiesta in cui i senatori Usa hanno dimostrato per larga parte di non avere le idee particolarmente chiare sui nuovi media. Inoltre, ci sono fortissimi sospetti che la vittoria di Trump e la Brexit siano state influenzate da Cambridge Analytica. Se questo dovesse rivelarsi vero, e se gli Stati dovessero prendere provvedimenti per impedire ulteriori manipolazioni sul voto, allora un giorno dovremo dire grazie, molto più di quanto (non) è stato già fatto, a Carole Cadwalladr.

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