20 Febbraio Feb 2018 1430 20 febbraio 2018

Rihanna, 30 anni da discussa icona femminista

In occasione del compleanno della cantante, una panoramica su alcuni momenti della sua carriera. Alcuni a favore delle donne, altri meno.

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Rihanna Femminista

Se Rihanna sia femminista o meno, è una domanda a cui non è semplice rispondere, anche nel giorno del suo 30esimo compleanno. Perché, per quanto la sua carriera sia costellata di momenti considerati empowering per le donne, in alcuni frangenti in cui il suo presunto impegno a favore delle donne è stato contestato, e alcune delle sue opere addirittura accusate di misoginia. Pareri contrastanti, che ci ricordano all'analogo dibattito che si sta consumando su Beyoncé e che, in fondo, sono connaturati alla natura stessa del femminismo, fenomeno fluido e vastissimo, difficilmente riducibile a una serie univoca di valori e politiche. Per questo, parlare del femminismo di Rihanna significa anche parlare del femminismo in generale. E chissà che ripercorrere alcuni momenti della sua carriera non possa darci qualche spunto di riflessione.

IL CORPO È MIO E LO GESTISCO IO

A partire da una delle evoluzioni più recenti della cantante proveniente dalle Barbados: quella del suo corpo. Non più modellato e scolpito da palestre e diete, ma decisamente più burroso, rotondo, curvy. Moltissimi hanno apprezzato il messaggio che Rihanna ha trasmesso e continua a trasmettere facendo bella mostra di un corpo che si è progressivamente allontanato dai canoni della bellezza patinata. Così facendo, Rihanna dice a tutte le donne che lei sta benissimo così com'è, con le sue smagliature, i suoi rotolini e la sua cellulite.

FEMMINISMO DA INDOSSARE

Ma il femminismo di Rihanna passa anche per ciò che indossa, e per gli slogan e le foto che diffonde con le t-shirt che vengono prontamente immortalate dai paparazzi. Billboard ci ricorda, ad esempio, che subito dopo la prima Women's March la cantante indossò la maglietta di Dior 'We should all be feminists'. E non è un caso che, qualche mese prima, avesse lanciato il suo tacito endorsement nei confronti di Hillary Clinton indossando una maglietta con sopra una stampa della mancata Presidente Usa. Destò scandalo e imbarazzo in certi ambienti, invece, la maglietta sfoggiata nel 2013 con sopra la foto di una mano femminile che si infilava sotto gli slip per masturbarsi, sovrastata dalla scritta 'D.I.Y.' (Do it yourself, fai da te).

RIVENDICARE IL SESSO

Il messaggio di quella maglietta, però, non era altro che una rivendicazione da parte di una donna di poter accedere a un linguaggio volgare e sessualmente esplicito, solitamente privilegio maschile. E i testi delle canzoni di Rihanna seguono esattamente questa tendenza. Si pensi a Rude Boy, che ha versi espliciti come «Come here rude boy can you get it?/Come here rude boy is you big enough?», che non è altro che una aperta sfida sessuale al partner di turno, ribaltando i classici ruoli maschili e femminili. Stesso discorso per Shut Up and Drive, che può essere letta come la ricerca di Rihanna di un uomo capace di stare al passo della sua libido. E poche cose sono femministe come una donna che rivendica un ruolo sessuale attivo e, perché no, anche vorace.

PRENDERSELA CON LE BIANCHE

Non è un caso, dunque, che Rihanna venga vista da più parti come un vero, autentico modello femminista, capace di ispirare coetanee e ragazze più giovani. A volte viene criticata per comportamenti eccessivi e ipersessualizzanti, ma persino il Telegraph ha speso parole di lode nei suoi confronti. Qualche neo, però, qualcuno pensa di averlo visto nel corso degli anni: molti, ad esempio, criticarono il videoclip di Bitch Better Have My Money, accusandolo di essere violento e misogino: nel video, Rihanna si vendica di un contabile che ha rubato tutti i suoi soldi rapendone la moglie, legandola, stordendola con una bottiglia, lasciandola morire mezza annegata in una piscina e poi ammazzando il contabile. Piacque a pochi, ma molti altri ci videro invece la rivincita di una donna di colore su una viziata donna bianca.

IL CASO BROWN

Lasciò molto perplessi, invece, quello che accadde dopo che Rihanna fu picchiata nel 2009 dal fidanzato Chris Brown. Se nell'immediato Rihanna aveva rivelato di amarlo ancora nonostante il pestaggio, in un'intervista del 2015 a Vanity Fair la cantante spiegava che avrebbe sempre nutrito un sentimento di benevolenza nei suoi confronti, pur avendo sostanzialmente ridotto al minimo qualsiasi interazione con lui. Molti videro in questo comportamento un'idea di amore sbagliato, tossico, lo stesso tipo di amore che viene usato come una scusa per giustificare comportamenti violenti. È una storia del passato, e probabilmente Rihanna è molto cambiata da allora, quando aveva 21 anni. Ma, forse, sarebbe bene prendere definitivamente le distanze da Brown, e dire una volta per tutte che quello non era amore.

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