19 Febbraio Feb 2018 1746 19 febbraio 2018

Chi è Federica Angeli, la giornalista contro il clan Spada

Il 19 febbraio 2018, la cronista di Repubblica ha testimoniato nel processo contro Armando Spada, dopo anni passati sotto scorta per aver denunciato gli affari della criminalità organizzata di Ostia.

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Federica Angeli

Sono passati esattamente 1678 giorni da quando la giornalista di Repubblica Federica Angeli vive sotto scorta. Lei stessa ha definito questo lasso di tempo come 'giorni di libertà perduta' in un post sulla sua pagina Facebook. Sì, perché dalla prima denuncia sono passati cinque anni: era il 2013 e per la prima volta chiamava «mafia» tutte quelle attività illecite di un'organizzazione molto conosciuta a Ostia (e non solo): il clan Spada. L'hanno minacciata più volte («Ti sparo in testa se scrivi», ricoda la cronista nello stesso post su Facebook) ma lei è sempre andata avanti per la sua strada. All'epoca era sola, oggi è insieme a tante persone (non solo colleghi), associazioni e istituzioni. E in quasi cinque anni le cose sono cambiate molto anche per Armando, Carmine, Roberto, Enrico, Ottavio e altre 27 persone legate alla 'casata' del litorale: sono stati tutti arrestati per mafia.

Cari Lorenzo, Alessandro e Viola, ci siamo. Domani la mamma entrerà, dopo 1677 giorni di libertà perduta, in un'aula di...

Geplaatst door Federica Angeli op zondag 18 februari 2018

LA SOLIDARIETÀ DEI GIORNALISTI

Il 19 febbraio 2018, Federica Angeli è stata chiamata a testimoniare al processo di uno degli Spada: Armando. Non era da sola: è stata accompagnata dal direttore di Repubblica Mario Calabresi e dal vicedirettore Sergio Rizzo. Ma quando è arrivata a piazzale Clodio, a Roma, ha trovato tanta gente ad aspettarla: c'erano infatti la Federazione nazionale della stampa italiana (il sindacato dei giornalisti) e dall’Ordine dei giornalisti insieme ad Articolo 21, Usigrai (il sindacato dei giornalisti Rai), Rete NoBavaglio, Ordine dei giornalisti del Lazio e Associazione Stampa Romana. Ma soprattutto c'erano tanti cittadini. Una specie di 'scorta' per accomapgnare la giornalista in tribunale.

Nel momento in cui mi ha detto «se scrivi ti sparo in testa», ho scelto. Ho scelto di non essere come loro e di non chinare il capo

Federica Angeli

LE CONTINUE MINACCE

Eppure, il clan ha provato in tutti quanti i modi a fermarla. «Liquido infiammabile sotto la porta di casa, appostamenti quotidiani sotto la finestra di casa nostra, minacce di morte a me e a voi (i figli, ndr)», ha spiegato nel lungo post pubblicato su Facebook. Ma ha deciso comunque di andare avanti e di continuare questa battaglia alla mafia. «L'ho fatto per voi (i figli, ndr)», ha scritto nella 'nota'. E ha continuato: «A voi dovevo restituire il coraggio di una scelta, la sicurezza di aver imboccato la strada giusta. Il mio sorriso e il mio modo di sdrammatizzare con l'ironia, il fatto che quello che ci stava capitando era tutto un gioco è stata la priorità per me in questi quattro anni. Perchè quel mostro chiamato Mafia non doveva raggiungervi in alcun mondo, neanche per sbaglio doveva sfiorare la vostra bellezza, la vostra infanzia, il vostro piccolo grande coraggio di sopportare anche qualche amichetto che vi diceva che la mamma era stata 'una infame', oltre a una vita completamente stravolta»

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