7 Marzo Mar 2017 1530 07 marzo 2017

La portavoce del Dragone

Dal 5 al 17 marzo il Congresso cinese si riunisce per la sessione plenaria. 5 mila i delegati coinvolti. Ma il volto delle conferenze stampa sarà soprattutto uno: quello di Fu Ying. Conosciamola.

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fu ying

Sono giorni impegnativi per il Congresso Nazionale del Popolo, vale a dire quell'organismo che per semplicità potremmo definire come il parlamento cinese. Dal 5 al 17 marzo 2017, infatti, si riunisce per la grande sessione plenaria che, tra delegati e parlamentari, mobilita all'incirca 5 mila persone che approvano i provvedimenti del governo. Per questa quinta sessione del 12esimo Congresso, eletto nel 2013, è stata scelta come portavoce una donna, Fu Ying. Che ha alle spalle una decennale storia di successi politici.

SCACCHIERE D'ORIENTE
Proprio lei, nella conferenza stampa che ha preceduto l'assemblea, ha annunciato l'incremento del 7% delle spese per la Difesa. Un po' meno rispetto agli anni precedenti, ma «idonea a proteggere gli interessi cinesi», ha spiegato Fu. La Cina da tempo rivendica la propria sovranità sul Mar Cinese Meridionale, area dove si incrociano gli interessi di Vietnam, Malesia e Filippine, e per questo sta puntando molto sul potenziamento della propria flotta. Tassello fondamentale per aspirare a quella governance globale che la stessa Fu Ying ha invocato dalle colonne de Il Sole 24 ore.

VOLONTÀ DI DOMINIO
«C’è da aspettarsi che la Cina, mantenendo il suo livello di crescita, assuma più ampie responsabilità a livello internazionale», scrive Fu. Il Dragone, insomma, vuole prosperare, ma per farlo pretende una stabilità di cui egli stesso vuole diventare perno indispensabile. E vuole anche che gli Stati Uniti lo capiscano: «La Cina considera l’invio di navi miliari statunitensi in quell’area come un gesto di provocazione», scrive ancora Fu, che poi però subito dopo auspica il dialogo tra le due potenze. È chiaro che l'imprevedibilità del Presidente Trump preoccupa molto anche il governo di Pechino.

LA GIRAMONDO
Di politica estera, d'altro canto, Fu se ne intende. E ha anche un profilo particolare: è una donna, innanzitutto, e proviene dalla Mongolia, dove è nata nel 1953, dunque è esponente di una minoranza etnica. Sposata con un etnologo e mamma di una figlia, Fu ha cominciato la propria carriera nel 1978, quando entrò nello staff dell'ambasciata cinese in Romania. A metà degli Anni '80 fece una pausa dall'attività politica e diplomatica. Per conoscere da vicino la mentalità europea, si iscrisse all'università del Kent, nel Regno Unito, dove completò gli studi nel 1986. Dopo qualche anno trascorso come consulente per l'ambasciata cinese in Indonesia e il Ministero degli Esteri, nel 1998 divenne ambasciatrice nelle Filippine, poi in Australia e poi nel Regno Unito.

FASCINO E AMBIGUITÀ
Ma è nel 2010 che raggiunse il traguardo più importante: viceministro degli esteri, la prima donna a ricoprire questo incarico dal 1979, seconda in assoluto dopo la nipote di Mao, Wang Hairong. Quell'anno venne intervistata dal direttore del Financial Times, che si ritrovò davanti una donna ricca di fascino, a volte ambigua nelle espressioni, ma sempre con la risposta pronta. Come quella volta in cui, nel 2008, si trovò a fronteggiare i giornalisti che le chiedevano che cosa sarebbe successo se gli inglesi avessero boicottato la Cina per solidarietà nei confronti del Tibet. Lei, ben sapendo che tutti vestivano capi prodotti prevalentemente in Cina, rispose: «Rimarreste tutti nudi».

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