16 Dicembre Dic 2016 1421 16 dicembre 2016

Il sindacato è stato la sua scuola

Valeria Fedeli, con un passato nella Cgil, è stata nominata ministra dell'Istruzione. Ma ha inserito nel curriculum una 'finta laurea' e, forse, ha mai sostenuto l'esame di maturità.

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Valeria Fedeli all'Istruzione

L'incarico di ministro dell'Istruzione sì (a meno di dimissioni, invocate da più parti), la laurea no, la maturità forse. La vicepresidente del Senato Valeria Fedeli, «una sindacalista pragmatica. Femminista, riformista, di sinistra», come si descrive sul suo sito ufficiale, è stata inserita da Paolo Gentiloni nella sua squadra di governo: ma la nomina, considerando alcune 'pecche' del suo curriculum, ha scatenato accese polemiche.

LA LAUREA NON C'È
A poche ore dalla nomina, però, una piccola tempesta si è abbattuta sulla neo-ministra. Dagospia, infatti, su segnalazione di un lettore afferma notare che la laurea in scienze sociali indicata da Fedeli nella propria biografia sarebbe stato istituito solo nel 1998 «in via sperimentale a Roma e a Trieste», e solo nel 2000 nel resto del Paese. All'epoca, Fedeli «era già segretaria nazionale del sindacato dei tessili». La polemica è stata rilanciata prima da Mario Adinolfi. Contattati da Il Mattino, i collaboratori della ministra hanno spiegato che si è trattato di un «problema lessicale»: nel 1971, infatti, Fedeli frequentò effettivamente la scuola in Servizi Sociali, che però all'epoca non conferiva un titolo di laurea. Insomma, era un diploma e non una laurea: una 'bugia' che ha scatenato una tempesta mediatica sulla neo ministra.

LA REPLICA
Dopo giorni di accesi attacchi, Fedeli ha risposto in occasione di un colloquio al Corriere della Sera. «Posso aver commesso una leggerezza, ma finire sotto accusa in questo modo davvero non me lo sarei mai aspettato. Comprendo tutto, ma sono veramente sconcertata da tanta aggressività». Lasciare? «Scherziamo? Io sono una persona seria. Se volevo mentire o truffare non avrei mai messo nel mio curriculum diploma di laurea, ma avrei scritto laurea e basta», ha replicato. Fedeli ha spiegato anche che Gentiloni le ha espresso «piena fiducia», ma gli attacchi bruciano soprattutto per «una come me che ha sempre fatto la sindacalista e non ha mai sfruttato nulla. Lo voglio ripetere in maniera chiara: questo titolo non l'ho mai usato, non mi è mai servito. Nel 1987 c'è stata la possibilità di farlo equiparare, ma io già facevo la sindacalista, avevo preso una strada completamente diversa». L'obiettivo su cui vuole concentrarsi dopo la tempesta è rispettare il suo incarico, come sottolinea al Corriere: «Spero di potermi occupare della scuola, dei problemi veri. Di questo voglio parlare, degli studenti, degli insegnanti, di quello che si deve fare per far funzionare la pubblica istruzione».



LA RIVELAZIONE DI ADINOLFI
A quanto pare, però, Valeria Fedeli non avrebbe nemmeno mai nemmeno sostenuto l'esame di maturità, ma avrebbe limitato il suo percorso scolastico ai tre anni di magistrali, quelli necessari a prendere la qualifica di maestra d'asilo . A sganciare la 'bomba' è stato Mario Adinolfi sul suo profilo Facebook.

TUTTI A CASA, ANZI NO
Ha fatto inoltre scalpore anche un video dove Fedeli, nel corso di un talk mattutino su La7, affermava che in caso di vittoria del No al referendum tutti avrebbero dovuto assumersi le proprie responsabilità, tanto Renzi quanto i parlamentari del Pd. Dichiarazioni analoghe a quelle della Boschi: ma una è stata promossa sottosegretaria alla presidenza del consiglio, l'altra invece ha appunto accettato la nomina a ministro.

DAL SINDACATO AL SENATO
In mezzo a tanta incertezza, diamo uno sguardo a quello che a buon diritto Valeria Fedeli può inserire nel curriculum. Nata a Treviglio (in provincia di Bergamo) il 29 luglio 1949 (ha 67 anni), e si è trasferita a Milano per diplomarsi in Scienze Sociali. Città in cui ha incontrato il movimento studentesco, il femminismo e poi la Cgil, in cui entra alla fine degli Anni '70. Nel 1982 si sposta a Roma per assumere incarichi di segreteria prima nel settore pubblico e poi nel tessile. Dal 2000 fino al 2010 guida, come segretaria generale, la categoria dei lavoratori tessili della Cgil, mentre dal 2001 al 2012 ricopre il ruolo di presidente del sindacato tessile europeo. È proprio nel 2012 che lascia il sindacato per candidarsi come capolista in Toscana per il Senato della Repubblica nelle liste del Partito Democratico. Eletta senatrice nelle elezioni politiche del 2013, il 21 marzo viene eletta (con funzione vicaria, perché votata con il maggior numero di preferenze) vicepresidente del Senato per il Pd.

DALLA PARTE DELLE DONNE
Fedeli ha promosso vari disegni di legge tra i quali quello per l’istituzione di una Commissione parlamentare sul fenomeno dei femmicidi. Ed è co-cofondatrice di Se Non Ora Quando. «Un impegno forte e costante della mia vita, poi, che ora continuo in Senato, è quello per le donne, per i diritti, il contrasto a discriminazioni e violenze, la parità di genere», si legge nella sua biografia della neo ministra sposata con il sindacalista milanese e senatore del Pd dal 2008 al 2013 Achille Passoni.

NON C'È

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