2 Ottobre Ott 2019 1916 02 ottobre 2019

Il commento alla lettera con cui Mauro Fabbri chiede perdono a Lucia Panigalli

Lui ha tentato di ucciderla e dopo anni di inferno la esorta a dimenticare e vivere serenamente la sua vita. Tante belle parole che non cancellano tutto il dolore che una vittima subisce. 

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Lucia Panigalli Mauro Fabbri

«Non è facile trovare le parole giuste in questo contesto, ma vorrei tranquillizzarti sul tuo futuro; se ti è possibile dimentica l'accaduto, non penso in alcun modo di farti del male, vivi la tua vita in serenità, non ti cercherò in alcun modo e in nessun caso». Queste sono le parole che scrive Mauro Fabbri alla ex compagna Lucia Panigalli, che tentò di uccidere nel 2010, un fatto per cui è stato condannato a otto anni e mezzo di carcere. Il caso è recentemente finito sotto i riflettori per le polemiche dopo l'intervista di Bruno Vespa alla donna. La pena di Fabbri è stata scontata, anche perché ha usufruito di 570 giorni di liberazione anticipata. L'uomo è stato anche processato e assolto per un secondo tentato assassinio, ordinato dal carcere, e, sul presupposto che abbia avuto una 'doppia vita carceraria', il sostituto procuratore generale Valter Giovannini ha chiesto la revoca del beneficio: se ne discuterà in un'udienza, il 10 ottobre, in Sorveglianza. «Ho sbagliato, ho fatto soffrire te e le persone che ti stanno attorno, ho calpestato la tua dignità. Ho scontato una lunga pena, ho nuovamente sbagliato, ma ora ho capito gli errori», continua lui nella lettera. «Con sincero dispiacere spero tu possa ritrovare la voglia di vivere», ha concluso poi chiedendo perdono.

Di seguito la lettera completa di Mauro Fabbri:

Dire ora che mi dispiace e chiedere perdono, sembrerà riduttivo, fuori luogo e fuori tempo, ma è davvero così. Ho sbagliato, ho fatto soffrire te e le persone che ti stanno attorno, ho calpestato la tua dignità. Ho scontato una lunga pena, ho nuovamente sbagliato, ma ora ho capito gli errori. Non è facile trovare le parole giuste in questo contesto, ma vorrei tranquillizzarti sul tuo futuro; se ti è possibile dimentica l'accaduto, non penso in alcun modo di farti del male, vivi la tua vita in serenità, non ti cercherò in alcun modo e in nessun caso. Con sincero dispiacere spero tu possa ritrovare la voglia di vivere.

Mauro Fabbri

Tante belle parole che non metto in dubbio. Ma che sono e rimangono solo parole. Io non so cosa voglia dire sopravvivere a un femminicidio, e mi ritengo fortunata. Non so che cosa abbia provato Lucia Panigalli leggendo l'appello dell'ex. So però cosa vuol dire avere la vita rovinata da una violenza sessuale. Il gentleman, perché quello sembrava fino a quando non ha chiuso la porta di casa, che non ha saputo trattenersi non mi ha mai chiesto scusa e mai lo farà. E nemmeno mi interessa perché, a dieci mesi dall'incidente, se così vogliamo chiamarlo, penso ancora che nessun gesto o parola di questi aguzzini può risollevare chi sopravvive all'esperienza dell'abuso.

«VORREI TRANQUILLIZZARTI SUL TUO FUTURO»

Fabbri ci tiene a tranquillizzare la ex compagna sul suo futuro e la esorta a ritrovare la voglia di vivere e vivere la sua vita in serenità. Forse non sa che certe ferite probabilmente sanguineranno per sempre. Sempre meno, ma per sempre. Forse non sa che su certi traumi puoi lavorarci, ma addosso ti rimane come un'ombra. Quell'ombra ti sta col fiato sul collo. Ti sussurra che non sei abbastanza. Che non ti puoi fidare del sorriso, dei gesti altrui. Ci sono stati giorni in questi mesi in cui mi sono chiesta se non sarebbe stato meglio uscire morta da quella casa per non dovermi portare quotidianamente questo peso sulle spalle. Ci sono giorni in cui ti chiedi se troverai mai qualcuno che ti ami nonostante tutto. Ci sono giorni in cui ti chiedi se potrai amare e vivere ancora in modo spensierato come facevi prima. Lo desideri come una droga perché, se ogni tanto ti riesce, ti pare di essere guarita, ma dietro di te c'è ancora quell'ombra. Ci sono giorni in cui hai paura di rivedere anche solo da lontano quegli occhi che ti hanno rovinato la vita. Ci sono giorni in cui ti alzi la mattina sperando di leggere tra le notizie sui giornali che lui è morto. E in modo violento. Passerà. Lo spero. Ma da quel giorno quello è stato il mio futuro. E non lo definerei tranquillo.

«SE TI È POSSIBILE DIMENTICA L'ACCADUTO»

Tra le richieste di Fabbri a Lucia Pangalli c'è anche «se ti è possibile dimentica l'accaduto». Grazie per il consiglio. Che nessuno ci aveva ancora dato. Sicuramente chi è vittima di violenza non ci ha già pensato a dimenticare. Non ci prova tutti i giorni a staccare la testa e il cuore da quello che ha vissuto. Ci piace sguazzarci dentro. Deve arrivare chi ci ha ferito a darci la sua benedizione.

«HO SBAGLIATO, TI HO FATTO SOFFRIRE E HO CALPESTATO LA TUA DIGNITÀ»

Tra tutte le frasi assurde della missiva c'è anche uno spiraglio di lucidità, quando Fabbri ammette di aver sbagliato, di aver fatto soffrire Lucia e di averle calpestato la dignità. Non che ci volesse tanto ad arrivarci. Sì, chi abusa fa soffrire, sbaglia e calpesta la dignità altrui. E il fatto che ci arrivi dopo mesi o anni dai fatti non cancella niente. Per come la vedo io dovrebbe però rendergli la vita impossibile e togliergli il sorriso. Al netto del fatto che abbia scontato una pena più o meno giusta.

«TI CHIEDO PERDONO»

Perdono. Una bella parola che la Chiesa mi propina da quando andavo all'asilo. Una parola magica, dicono, che fa stare meglio. Sarà così. Io ho perdonato tanto nella mia vita. Tante mancanze in casa, nelle storie d'amore, nelle amicizie. Alcune volte ho fatto bene, altre no. E, attenzione, sono pronta a farlo ancora, forse con più fatica che in passato. Solo, però, se la persona lo merita. Ma, mi dispiace, questo no. Nella mia vita non aspiro alla santità, vorrei solo essere serena e, perché no, magari un po' felice. La violenza e le sue conseguenze rendono tutto questo più difficile. Spesso impossibile. Il perdono, l'aguzzino, andasse a cercarlo altrove.

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