18 Settembre Set 2019 1724 18 settembre 2019

L'umiliante intervista di Bruno Vespa a Lucia Panigalli

«Se avesse voluto ucciderla l'avrebbe uccisa!». Il giornalista si è permesso di sminuire la paura di morire di una sopravvissuta a un femminicidio costretta a vivere sotto scorta. E di associare il folle amore a quel tentato omicidio.

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Lucia Panigalli Intervista Bruno Vespa

«Lei è fortunata perché è sopravvissuta mentre molte donne vengono uccise».

Appena finito di guardare l’intervista di Bruno Vespa a Porta a Porta a Lucia Panigalli sono rimasta immobilizzata. Così scioccata da quello che avevo appena visto e soprattutto ascoltato che ho pensato immediatamente di non riuscire a scriverne. Ma non si può stare in silenzio, mi sono detta, è troppo grave. Così mi sono presa qualche minuto per riordinare le idee, capire cosa mi avesse più fatto male e rileggere gli appunti che avevo preso velocemente.

Lucia Panigalli la notte del 16 maggio 2010 viene aggredita nella sua abitazione da un uomo a volto coperto, suo ex compagno per 18 mesi, che la prende a calci e pugni in viso e prova ad accoltellarla sussurrandole soltanto due parole: «Ti uccido». Una storia purtroppo come tante: non si rassegnava alla decisione di lei di chiudere quella relazione. Il giudice stabilisce che si è trattato di tentato omicidio. Mauro Fabbri viene condannato a otto anni e mezzo di carcere che vengono ridotti. Nel frattempo l’aggressore di Lucia dal carcere non si pente, anzi, commissiona il suo omicidio – quello che non era riuscito a portare a termine – a un sicario bulgaro. Quest’ultimo denuncia tutto, ma Fabbri non è punibile perché l’articolo 115 del nostro Codice penale dice, in soldoni, che le intenzioni, se rimangono tali, non sono punibili. Morale della storia: oggi Fabbri è libero, abita a pochi chilometri dalla casa di Lucia, nel Ferrarese, mentre lei vive sotto scorta con la costante paura di essere uccisa (qui trovate l'intervista al suo avvocato). Ha detto ai giornali che la sua vita non è più vita, che è come «vivere con un cancro, in attesa di morire».

E qui veniamo a Vespa. Cosa ci dovremmo aspettare da chi intervista una vittima di violenza che si trova in questa delicatissima situazione? Senz’altro rispetto, empatia, ascolto, solidarietà. Che si mostri dalla sua parte. Invece non è andata così.

Tutto inizia con un servizio introduttivo del caso con in sottofondo il brano Bang Bang (My Baby Shot Me Down): «Il mio tesoro mi ha colpito», letteralmente. Noto questo dettaglio indelicato che mi fa storcere per la prima volta il naso, ma mi appresto ad ascoltare. Avrei preferito non farlo: Vespa presenta l’ospite e una delle prime cose che decide di dire è: «Lei è fortunata perché è sopravvissuta mentre molte donne vengono uccise». Poi spiega che la signora si trova in una situazione paradossale, anche se il suo aguzzino ha fatto «parecchio carcere», ma secondo le intercettazioni «voleva ucciderla di nuovo», racconta come se stesse dicendo che a cena aveva voglia di una pizza ma alla fine aveva mangiato un’insalata. Sottolinea che secondo la legge se due persone si accordano per commettere un reato e poi non lo fanno non sono punibili. E con un gran sorriso sulle labbra, aggiunge: «Ma questo non la lascia per niente tranquilla, mi par di capire!». Lucia, basita, risponde: «Assolutamente no!». E visto che sembra davvero necessario, spiega le ragioni per le quali non si sente al sicuro. Vespa la interrompe dicendo che Fabbri è stato dichiarato innocente in tutti e tre gradi di giudizio, e quindi è «innocente», ribadisce. La signora non riesce a ribellarsi, il suo sguardo è a metà tra l’incredulo e lo sconfortato, prova a replicare ma lui la interrompe e sempre sorridendo: «Si era messo d’accordo con qualcuno per fare una certa azione ai suoi danni (perché non chiamarlo «omicidio»?) ma non l’ha fatta quindi per la giustizia è innocente». «Lei peraltro», prosegue il giornalista, «è fortunata perché a differenza di tante altre donne è protetta». La signora spiega di essere costretta a chiamare i carabinieri ogni volta che vuole uscire di casa, deve avvisarli un’ora prima. Vespa anziché dire qualcosa come: «Che cosa terribile, lei sta pagando per aver chiuso una relazione con un uomo che non solo ha cercato di ucciderla e ha detto di volerci riprovare, ma le ha anche tolto qualsiasi libertà», invece sentenzia: «Insomma diciamo che non corre rischi».

Quando la donna descrive la sua relazione con Fabbri come «poco più che un flirt», Vespa dissente: «Diciotto mesi sono un bel flirtino però, eh!». Poi mostra le immagini della donna pestata dopo l’aggressione: «Abbiamo delle foto, eccola là!». «Certo che l’aveva ridotta piuttosto male, ma posso chiederle di cosa si era innamorata?». Sì, l’ha davvero chiesto. «Che importanza ha?» avrebbe dovuto rispondere Lucia. Un uomo - che è anche un giornalista - vede una donna pestata a sangue dal suo ex e l’unica cosa che riesce a dire è chiedersi perché lei si era messa con uno così. «Diciotto mesi sono tanti», insiste Vespa. Strano che non sappia ancora che queste atrocità succedono anche a donne sposate da anni, ammazzate dal marito al primo accenno di voler mettere fine al matrimonio. E dire che di femminicidi leggiamo purtroppo ogni giorno. E lui di giornali dovrebbe leggerne. E qui arriviamo al punto più pericoloso: «Ma era così follemente innamorato di lei da non volerla dividere con nessuno se non con la morte?!», «finché morte non ci separi, come si dice», ridacchia quasi. Qui è il caso di fermarsi. Vespa lavora in Rai da decine di anni e noi italiani lo paghiamo di tasca nostra. Non possiamo accettare che faccia un'affermazione così grave, per di più sul servizio pubblico. Lucia questa volta, sconcertata, replica decisa: «Guardi, quando sento associare la parola amore a questi fatti mi si accappona la pelle». Lui non batte ciglio, cambia discorso.

Non è ancora finita: Lucia racconta l'aggressione per filo e per segno. Alla fine Vespa le dice: «Se avesse voluto ucciderla l’avrebbe uccisa, DAI». Lei a quel punto tanto è stupita quasi balbetta. Questa donna, andata in tv a raccontare che dopo dieci anni convive ancora con la paura quotidiana di essere uccisa, si sente quasi costretta a giustificare - elencando nel dettaglio tutte le botte che ha preso e spiegando l'arma si era rotta - perché il suo ex avrebbe potuto effettivamente ucciderla. Conclusione definitiva del signor Vespa, rivolgendosi all'avvocato di lei presente in studio: «La signora per fortuna è protetta, l'aggressore ha il divieto di avvicinarsi alla sua abitazione... Più di questo ho la sensazione che non si possa fare».

Credo che non ci sia altro da aggiungere, oltre al fatto che aspettiamo le scuse di Vespa, ma che non basteranno. Un'intervista del genere questa donna non se la meritava. Nessuna donna se la sarebbe meritata. Un'intervista del genere non avrebbe dovuto proprio essere trasmessa. Per rispetto di tutte le vittime. E non possiamo accettare che passi inosservata, senza conseguenze per un giornalista che si permette di sminuire la paura di morire di una sopravvissuta, di sorridere mentre lei gli affida il suo terrore, e di non sapere che un tentato omicidio non può essere accostato a un amore folle.

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