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Diritto all'aborto

4 Giugno Giu 2019 1425 04 giugno 2019

Perché il papa sbaglia a paragonare l'amniocentesi all'eugenetica

Fare un parallelo tra l'aborto e quanto facevano i nazisti non è giusto: colpevolizza le donne che hanno deciso di scegliere e far valere un loro diritto. 

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Papa Francesco Amniocentesi Aborto

Dopo il bel discorso sui femminicidi e i pregiudizi nei confronti delle donne, papa Francesco torna a toccarla piano sul tema aborto, che, per chi se lo fosse dimenticato, è e deve restare un sacrosanto diritto della donna. Nel mirino del pontefice questo giro è finita l'amniocentesi, esame che ha lo scopo di vedere se il feto nel grembo della futura mamma ha difetti o malattie gravi. Siamo in Vaticano, fine maggio, l'occasione è il convegno Yes to life: «La vita umana è sacra e inviolabile e l’utilizzo della diagnosi prenatale per finalità selettive va scoraggiato con forza, perché espressione di una disumana mentalità eugenetica (insieme di teorie e pratiche miranti a migliorare la qualità genetica di una certa popolazione, ndr), che sottrae alle famiglie la possibilità di accogliere, abbracciare e amare i loro bambini più deboli», ha detto il papa secondo quanto riportato da Il Messaggero. Insomma ancora una volta Sua Santità paragona l'interruzione volontaria di gravidanza al nazismo come già aveva fatto a giugno 2018 incontrando il Forum delle Famiglie: «Il secolo scorso tutto il mondo era scandalizzato per quello che facevano i nazisti per curare la purezza della razza. Oggi facciamo lo stesso ma con i guanti bianchi: è di moda, abituale, quando in gravidanza si vede che forse il bambino non sta bene o viene con qualche cosa: la prima offerta è 'lo mandiamo via?'. L’omicidio dei bambini. Per risolvere una vita tranquilla si fa fuori un innocente», aveva detto. Qualche mese dopo, invece, il parallelismo era cambiato: abortire sarebbe come affittare un sicario. Insomma, per quanto sia comprensibile che la Chiesa sia contraria alla pratica, forse certe immagini che giocano e feriscono la sensibilità di molte donne che, per un motivo o per l'altro, hanno dovuto ricorrere alla pratica, andrebbero evitate.

AZIONI PASTORALI PIÙ INCISIVE PER I GENITORI DI BIMBI MALATI

Ha fatto un po' meglio quando, continuando a parlare di amniocentesi, si è concentrato sui problemi che hanno i genitori che invece decidono di non interrompere la gravidanza nonostante la diagnosi prenatale: «L’aborto non è mai la risposta che le donne e le famiglie cercano. Piuttosto sono la paura della malattia e la solitudine a farli esitare. Le difficoltà di ordine pratico, umano e spirituale sono innegabili, ma, proprio per questo, azioni pastorali più incisive sono urgenti e necessarie per sostenere coloro che accolgono dei figli malati. Bisogna, cioè, creare spazi, luoghi e 'reti d’amore' cui le coppie si possano rivolgere, come pure dedicare tempo all’accompagnamento di queste famiglie».

IL BRAVO MEDICO SECONDO IL PAPA

Infine il consiglio per i medici: «È indispensabile che abbiano ben chiaro non solo l’obiettivo della guarigione, ma il valore sacro della vita umana, la cui tutela resta il fine ultimo della pratica medica. La loro professione è una missione, una vocazione alla vita, ed è importante che siano consapevoli di essere essi stessi un dono per le famiglie che vengono loro affidate: devono essere capaci di entrare in relazione, proattivi di fronte al dolore, capaci di tranquillizzare, di impegnarsi a trovare sempre soluzioni rispettose della dignità di ogni vita umana». E, attenzione, l'aborto è sconsigliato anche nel caso in cui il bambino sia destinato a morire poco dopo il parto: «La cura potrebbe sembrare un inutile impiego di risorse e un’ulteriore sofferenza per i genitori. Ma uno sguardo attento sa cogliere il significato autentico di questo sforzo, volto a portare a compimento l’amore di una famiglia. Prendersi cura di questi bambini aiuta i genitori a elaborare il lutto e a concepirlo non solo come perdita, ma come tappa di un cammino percorso insieme. Quel bambino resterà nella loro vita per sempre. Ed essi lo avranno potuto amare».

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