6 Maggio Mag 2019 1400 06 maggio 2019

Dentro Visionarie, la maratona delle donne che creano cultura

Tre giorni di colloqui tra professioniste della tv, del cinema e della narrazione in senso ampio, per parlare di condizione femminile. L'ideatrice Giuliana Aliberti: «Quote rosa? Meglio la qualità della quantità».

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Visionarie 2019

Mettete insieme a parlare un gruppo di donne professioniste, dalla sceneggiatura, alla regia passando per l’avvocatura, e chiedete loro di raccontare cosa rappresenta oggi e quanto è forte lo sguardo femminile nella televisione, nel cinema e nella narrazione. Avrete come risultato Visionarie, Donne tra cinema, tv e racconto, una maratona di panel che dal 3 al 5 maggio e per la prima volta, ha trasformato Palazzo Merulana a Roma, uno spazio espositivo abbandonato risorto da appena un anno dopo una massiccia restaurazione, in un ballatoio affacciato sulla condizione femminile (che ha registrato un'affluenza da record). Vi raccontiamo cosa è successo nella giornata di apertura parlando di TV e serialità.

L'IDEATRICE GIULIANA ALIBERTI

Ad aprire la prima giornata è stata Giuliana Aliberti, avvocata esperta di diritto d’autore, ideatrice e curatrice del format. La Aliberti è tra le altre cose vicinissima al movimento femminista, visto che rappresenta la Casa Internazionale delle Donne nella trattativa stragiudiziale con il Comune di Roma e ha descritto così la sua creatura: «Visionarie ce l’avevo in testa dall’inizio. È un po’ l'insieme delle mie esperienze personali e professionali». La tre giorni è stata pensata come una serie di panel dedicati al ruolo della donna in vari campi. Nel board della rassegna e tra le ospiti chiamate a dire la loro, personalità come Luciana Castellina, Dacia Maraini, Costanza Quatriglio, Lidia Ravera, Piera Degli Esposti, Concita De Gregorio, Titta Fiore, Adele Tulli, Anna Negri, Paola Randi, Sara Serraiocco, Cristina Donadio, Iaia Forte, Fabia Bettini, Wilma Labate, Eleonora Danco e Annamaria Granatello.

Giuliana Aliberti, ideatrice di Visionarie.

SERIE TV: PIÙ DONNE AUTRICI, PIÙ CATTIVE E PIÙ DONNE ALLA REGIA?

Si è iniziato parlando di televisione con le sceneggiatrici Elena Bucaccio (Che Dio ci aiuti 4), Monica Rametta (Io sono Mia e Sirene), Doriana Leondeff (Pane e tulipani), con lo sceneggiatore Salvatore De Mola e insieme a Eleonora Andreatta, direttrice Rai Fiction. Ognuna ha parlato della propria esperienza cercando di tracciare una specificità femminile sia nella writers room sia all’interno del reparto produttivo e della regia. Per alcune, il female touch nell’audiovisivo è la cura impiegata nei progetti, per altre la capacità di lavorare in gruppo. Tuttavia questo ritratto descrittivo e realistico non è in parte bastato a una fetta della platea composta da addette ai lavori, curiosi e studentesse delle scuole del settore che hanno voluto sottolineare con toni accesi la percentuale minoritaria delle donne registe in Italia. Secondo la recente ricerca Gap & Ciak, le regie dei progetti sono per l'87,6% di uomini e per il 12.4% di donne. Infine è solo del 9,2% la percentuale di donne registe i cui film arrivano effettivamente in sala. Un dato che nel 2019 davvero non va giù nonostante l’impegno di RAI Fiction nel portare sul piccolo schermo la complessità di nuovi personaggi femminili come quelli visti in L’amica geniale o in Io sono Mia, la fiction dedicata a Mia Martini. «Quello che vi posso dire - si difende la Andreatta - è che nella seconda stagione (il riferimento è a L'amica geniale, ndr), alcuni episodi saranno diretti da Alice Rohrwacher». Parlando invece di personaggi femminili ci si è chiesto se sia finalmente arrivato il tempo di vedere una protagonista puramente cattiva in una serie mainstream. «Non ci dimentichiamo che le donne sceneggiatrici non scrivono solo commedie romantiche o si dedicano a un solo genere – sottolinea Monica Rametta - pensiamo a Manuela Ravagli che si cimenta con la scrittura crime di Gomorra».

QUOTE ROSA: NELL'ARTE POSSONO SERVIRE?

Le quote rosa invece non sono mai state esplicitamente citate, anche se aleggiavano durante tutta la conversazione. Abbiamo chiesto alla Aliberti se le condivide come metodo capace di aumentare la rappresentanza femminile oppure no, anche se il discorso sull’introduzione nel reparto creativo è scivoloso. «Punto di forza è parlare di qualità e non di quantità. Le quote rosa sono discusse, certo, ma è anche vero che le forzature a volte servono». Inoltre, se si parla di televisione femminile, è notizia di pochi giorni fa la chiusura che interessa RaiMovie e la conseguente creazione di un canale dedicato solo al target in rosa. «Creare un canale femminile è sicuramente meritorio», ha commentato la Aliberti, «più si parla di creatività femminile, più è un arricchimento. Per ora però non si conoscono ancora i presupposti di questo progetto; vedremo cosa succederà». Poi è tempo di chiudere la prima parte della giornata. Durante i giorni successivi si è parlato per esempio degli Unconscious bias durante il workshop tenuto da Paula Alvarez Vaccaro docente alla Kingston University di Londra mentre alla regista esordiente Adele Tulli, figlia di Serena Dandini che ha firmato Normal, documentario sul potere degli stereotipi di genere nella vita sociale ora nelle sale, è andato il Premio ‘Millennial Visionaria’. Un riconoscimento per sguardi che sanno andare lontano, proprio come quello di queste visionarie a 360 gradi.

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