12 Aprile Apr 2019 1530 12 aprile 2019

Perché le madri assassine ci fanno così paura

È stata arrestata Valentina Casa, mamma di Giuseppe, il bimbo ucciso dal convivente della donna che non avrebbe mai reagito ai pestaggi dell'uomo sui figli. L'analisi del fenomeno. 

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Madri Assassine Italia

«Non voglio andare da mamma», perché «mamma non faceva niente». Parla così una dei tre figli di Valentina Casa al pubblico ministero della Procura di Napoli Nord Paola Izzo, che ne ha raccolto la deposizione attraverso la mediazione di una psicologa infantile. «Non faceva niente», non interveniva quando Tony Essobti Badre, convivente di Casa, picchiava lei, suo fratello Giuseppe e la sorellina di tre anni appena. Un uomo che lei chiama ancora papà nonostante quanto successo la mattina del 27 gennaio 2019 nella loro casa di Cardito (Aversa) quando Giuseppe morì per il pestaggio subito da Tony, che fu arrestato nel giro di poche ore. A nemmeno tre mesi dalla tragedia, è arrivata poi la decisione della Procura che ha chiesto e ottenuto dal gip Antonella Terzi l'arresto anche della madre dei bambini, accusata di concorso con il compagno nell'omicidio del figlio e nel tentato omicidio della figlia. Una mamma, dunque, che non solo avrebbe assistito alla morte del suo bimbo senza batter ciglio, ma che si sarebbe resa anche complice cancellando le tracce della violenza. Un evento che disturba primariamente per l’atrocità dell’atto, ma anche per l’impassibilità delle persone coinvolte. Perché, se in un infanticidio è la madre ad essere coinvolta, è così difficile da credere? Vendetta, rabbia e abusi: elementi lontani anni luce dal concetto di femminile. Ancor più lontani, se si tratta del crimine più immorale e indicibile fra tutti: il figlicidio. Ti dono la vita eppure te la tolgo. Casi così cruenti hanno riempito, negli anni, le pagine dei giornali italiani. Dal delitto di Cogne nel 2001, Annamaria Franzoni è stata una delle protagoniste indiscusse della cronaca nera italiana. Più recente è l'omicidio del piccolo Loris del 2014. Senza dimenticare le tragedie avvenute a Merano nel 2005 dove una madre uccise il figlio a coltellate, e a Rovito nel 2013 dove la mamma usò le forbici come arma del delitto.

DONNA VUOL DIRE VITTIMA

Nell’immaginario collettivo - tradizionalmente e culturalmente legato alla descrizione delle donne come madri amorevoli – siamo l’opposto dell’uomo. Se l’uomo è in grado di uccidere, noi no. Se lui è carnefice, noi siamo le vittime. Eppure i dati parlano chiaro: nel 90% dei casi di infanticidio a uccidere sono state le mamme. Numeri che forse sorprendono perché essendo noi il (presunto) «sesso debole» è difficile ritrovarci nei panni dell'aguzzino. D'altronde storicamente il corpo femminile è considerato a servizio del patriarcato, dei suoi desideri sessuali e dei suoi impulsi. Lo dimostrano la letteratura e i film. La violenza non sorprende se è perpetrata da uomini. In una società come la nostra, una donna che agisce violentemente rappresenta il capovolgimento dei soliti stereotipi di genere. Un po' come la Medea di Euripide che uccide i suoi figli per vendicarsi su Giasone, il marito che la ha offesa e tradita. E nella vita reale una donna commette omicidi per tanti motivi (nei casi di infanticidio c'è spesso di mezzo la depressione). A volte gli stessi dei maschi.

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