Sessismo

Sessismo

25 Marzo Mar 2019 1159 25 marzo 2019

Il sessismo rovina una giornata storica per il calcio femminile

Mentre Juventus e Fiorentina riempiono lo Stadium, sui social si scatenano le battute maschiliste. E in Campania una guardalinee è stata insultata dal telecronista.

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Quasi 40 mila persone, il 24 marzo, hanno riempito gli spalti dell'Allianz Stadium per una partita di calcio femminile, un fatto senza precedenti in Italia. Perché è vero che i biglietti erano gratuiti, è vero che per molti si sarà trattato anche di un'occasione per una gita fuori porta, nella bella Torino, in uno dei primi giorni di primavera e per la prima magica volta allo Stadium, ma restano 40 mila persone a fare il tifo per 22 ragazze che tirano calci a un pallone, e non può che essere visto come un importante passo avanti per un movimento che, dopo decenni vissuti nell'ombra, riesce a prendersi i suoi primi squarci di sole grazie a una serie di iniziative della Federazione italiana giuoco calcio e all'ingresso dei potenti club della Serie A maschile nel massimo campionato femminile.

UN'IRONIA ROZZA E SESSISTA

Il punto è che non abbiamo fatto in tempo a parlare di questa crescita e ad apprezzare la partita (poi vinta dalla Juventus per 1-0, con un gol di Sofie Junge Pedersen dopo due traverse per parte che ha di fatto ricucito un grosso spicchio di scudetto sulle maglie bianconere) che era già partita la ridda di insulti e battute sessiste sui social. Sulla pagina Facebook Chiamarsi Bomber, per esempio, è andato in scena un cabaret di dubbio gusto. Sotto a un normalissimo post che ritraeva le giocatrici schierate in campo per il rituale pre partita, si sono rimpallati commenti e battute dal sapore di sessismo stantio: «40mila per 22 donne. Sembra di essere in una discoteca» (9437 like, 2022 risate, 191 cuori, sei emoji di stupore e 4 di delusione); «Ora litigano perché sono vestite tutte uguali» (4114 like, 860 risate, 50 cuori e appena dieci reaction tra lo stupore, la rabbia e la delusione); «La partita è iniziata con 30 minuti di ritardo perché le calciatrici non sapevano cosa mettersi» (3008 like, 546 risate, 26 cuori, 4 faccine che piangono e una stupita).

Juve-Fiorentina, partita scudetto di calcio femminile, si sta giocando all'Allianz Stadium davanti a circa 40 mila persone presenti.

Geplaatst door Chiamarsi Bomber op Zondag 24 maart 2019

A PARLARE DI CALCIO SONO SEMPRE I MASCHI

È evidente che siamo ben lontani da un pieno riconoscimento della pari dignità, come fa notare, sotto lo stesso post, Ivan De Girolamo: «I commenti sotto questo post confermano, ancora una volta, l'ignoranza che c'è in giro. Tutto il movimento calcistico femminile ha lottato una vita per ottenere questo risultato. Imparate a rispettare chi ha un sogno, ed a differenza vostra, lo concretizza! Forza Calcio Femminile!??». Uno dei problemi principali è che a parlare di calcio sono quasi sempre i maschi (e in questo senso è sicuramente degna di nota la decisione di Sky di affidare le telecronache e i commenti delle partite della Serie A femminile a giornaliste ed ex giocatrici donne). Maschi sono gli utenti che hanno fatto quelle battute, maschi sono quelli che sostengono che il calcio femminile non possa ambire a una crescita, perché offre uno spettacolo scadente e sempre lo offrirà. Maschi erano anche quelli che sulla mia bacheca, sotto il post in cui condividevo l'articolo scritto per questo sito prima di Juventus-Fiorentina, dibattevano su come si possa o si debba cambiare il calcio (campi più piccoli, traverse più basse) per renderlo a misura di ragazza. Eravamo così tanti maschi che alla fine è intervenuta una mia amica a farcelo notare: «Bella sta discussione di soli uomini su come si dovrebbe cambiare il calcio femminile». È maschio pure Sergio Vessicchio, il telecronista di Agropoli che nella stessa giornata in cui Juventus e Fiorentina si giocavano un pezzo di scudetto femminile, ha commentato la gara tra la squadra locale e il Sant'Agnello, valida per il campionato Dilettanti. In campo, oltre a 22 calciatori maschi che non offrono uno spettacolo migliore di quello mostrato allo Stadium da Cristiana Girelli, Ilaria Mauro e compagne, c'era anche Annalisa Moccia, guardalinee della sezione Aia di Salerno, un arbitro donna in mezzo agli uomini, una rarità ma non una novità assoluta, presa malissimo da Vessicchio, le cui parole, che non riporterò perché mi fa semplicemente schifo scriverle ma che potrete ascoltare calcando play sul video qui sotto, gli sono valse la sospensione da parte dell'Ordine dei giornalisti della Campania e sono l'ennesima conferma di quanto il sessismo sia diffuso anche nel giornalismo sportivo.

Piena Solidarietà da tutti gli #Arbitri della Sezione AIA di Salerno alla collega Annalisa Moccia della Sezione AIA di Nola! #ilCalcioèDiChiLoAma #AIASalerno

Geplaatst door Sezione AIA di Salerno op Maandag 25 maart 2019

UNA QUESTIONE DI CULTURA, EDUCAZIONE E ABITUDINE

Ai prossimi Mondiali femminili, la Fifa ha deciso di mandare solo arbitri donne. I maschi saranno confinati alla sala Var (che debutterà anche al femminile, con un'iniziativa che profuma di parità), per il semplice fatto di aver già sostenuto i corsi di preparazione e di essere già esperti dello strumento. È una decisione presa per favorire le carriere arbitrali delle donne, che troppo spesso si arenano tra i campi di periferia e smettono presto, anche perché il sessismo è un problema ancora troppo concreto nel calcio. A tutti i livelli. «Il calcio femminile è una merda non è un problema di sessismo o altre cazzate del genere», incalza Davide Lodola sotto il post di Chiamarsi Bomber, «la Fifa L uefa (sic.) sto cazzo ecc. non riusciranno ad imporre questa cosa, è già ridicolo che abbiano imposto le squadre femminili ai team professionistici». E quelli che invece la pensano in modo diverso sono «morti di figa che commentano per farsi vedere fuori dal coro e le ragazze seccate con i soliti commenti, siete maschilisti - non hai mai visto una partita di calcio femminile è bla bla bla». Pazienza se in Paesi diversi dal nostro, a latitudini e longitudini diverse, esistono culture sportive in cui il calcio femminile ha pieno diritto di esistenza da anni, pazienza se in Spagna il sistema delle polisportive ha favorito uno sviluppo concreto, se in Scandinavia e Germania le donne hanno basi di tifo consolidate, se negli Stati Uniti quello che per noi è lo sport dei maschi è stato storicamente ritenuto il gioco delle ragazze, in un curioso ribaltamento dello stesso stereotipo di genere che altro non fa se non confermare che è tutta una questione di cultura, educazione, abitudine. Una cultura che, se abbiamo la forza di insistere su questa strada, forse un giorno saremo in grado di cambiare. Resterà chi, del tutto legittimamente, non amerà il calcio femminile, ma le persone che lo apprezzano avranno sempre più la possibilità di seguirlo, e le atlete che lo giocano (o lo arbitrano) la stessa dignità dei colleghi maschi.

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