Sessismo

Sessismo

23 Febbraio Feb 2019 0807 23 febbraio 2019

Lego Movie 2 è un film anti sessista

Dopo un primo capitolo accusato di maschilismo, il franchise aggiusta il tiro col sequel al cinema dal 21 febbraio. Tra nuove figure femminili e lotta alla virilità tossica.

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Lego Movie 2 Anti Sessista

Smontare gli stereotipi sessisti per costruire un nuovo mondo più vario, creativo e colorato, che lasci spazio a qualsiasi tipo di personalità. È questo il gioco di Lego Movie 2, sequel del fortunato film d'animazione del 2014 ispirato ai famosi mattoncini per costruzioni danesi. Se nel primo capitolo si era assistito allo scontro generazionale tra un padre ormai privo di inventiva, schiavo degli standard imposti da un libretto di istruzioni e un figlio in piena onda creativa capace ancora di giocare con la fantasia, in Lego Movie 2 va in scena un conflitto di genere in miniatura, e non solo per la scala ridotta dei protagonisti del film. Bricksburg ormai non c'è più, è diventata Apocalypseburg, e niente è più meraviglioso. In uno scenario alla Mad Max, la comunità vive col terrore delle invasioni degli alieni Duplo, colorati, vivaci e iperattivi. La guerra sembra opera della furia distruttiva di Bianca, la sorellina piccola di Finn, che scende in cantina per giocare col fratello e viene cacciata via perché lui ha in mente avventure con «viaggi nello spazio e nel tempo che tu non puoi capire». Alla base c'è dunque uno stereotipo di fondo su come giocano i bambini maschi e le bambine femmine. Se i primi amano la guerra e le avventure, gli eroi action e gli alieni, le seconde vivono in un mondo fatto di cuori, fiori, capelli ben pettinati e colorati, mini pony, una distanza che viene ribadita nelle reciproche costruzioni di Apocalypseburg e del Sistema Sorellare, tra il seminterrato e la camera di Bianca.

L'invasione dei Duplo in Lego Movie 2

IL MONDO DI BIANCA NON È POI COSÌ DIVERSO DAL PRIMO DI FINN

Il discorso anti sessista si sviluppa quindi innanzitutto dall'esclusione della bambina dal gioco da maschi, un atto che porta Bianca a ribellarsi e sottrarre a Finn alcuni dei suoi omini. Così quando Batman, l'astronauta Benny, Unikitty, Barbacciaio e Lucy vengono rapiti dal Generale Sconquasso e portati nel regno della Regina Wello Ke-Wuoglio, Emmet, il prescelto già eroe del primo film, si fa carico di andare a salvarli, ritrovandosi in un mondo pieno di colori, governato da una monarca che può assumere tutte le forme che vuole, pervaso da musiche pop così orecchiabili da fare il lavaggio del cervello persino a Superman e Wonder Woman. Un mondo che a ben vedere assomiglia tantissimo a quello che Finn aveva costruito nella sua Bricksburg, ma che ora non sembra più appartenere alla mentalità di un giovane adolescente maschio spinto a indurirsi dal modello di mascolinità comunemente diffuso.

EMMET, UN GIOVANE UOMO ALLE PRESE CON LA VIRILITÀ TOSSICO

Il passaggio tra l'infanzia e l'adolescenza, nel mondo dei mattoncini, è incarnato da Emmet, che a inizio film è ancora l'inguaribile ottimista che canta «È meraviglioso» (Everything is awesome nella versione originale), lo stesso ragazzo sensibile del primo film. Quando il Generale Sconquasso arrivà ad Apocalypseburg e lo scansiona, tra le sue caratteristiche appaiono gli aggettivi debole, fragile e insignificante. Il mondo intorno a lui è cambiato, tutti si sono induriti e sembrano chiedergli di fare altrettanto. Glielo chiederà Rex, l'avventuriero spaziale solitario che addestra velociraptor (una sorta di crossover tra Han Solo di Star Wars e l'Owen Grady di Jurassic World), indicandogli quel percorso di crescita come unica possibilità per diventare un uomo maturo e salvare i suoi amici, ma prima ancora glielo chiede Lucy, la fidanzata che lo vuole più duro e cattivo. Rex lo ammonisce: «Non lasciare che approfittino del tuo grande e bellissimo cuore», gli indica quelli che sono sentimenti da adulto: abbandono, rimpianto e rabbia. Emmet finisce per farsi influenzare dalle pressioni e si sforza di cambiare, arrivando addirittura a disegnarsi col pennarello una barba finta per sembrare più virile.

DUE MONDI CHE POSSONO INCONTRARSI

Nel loro personalissimo viaggio di formazione, Emmet e Lucy scopriranno però che essere duri non è l'unico modo di crescere. Lo impareranno dalla regina Wello Ke-Woglio esattamente come Finn lo capirà dalla sorellina Bianca. Quando Lucy, dopo aver scoperto la reale identità del Generale Sconquasso, rinfaccerà al mondo di Bianca di aver iniziato la guerra, scoprirà che in realtà non è andata così, che i Duplo volevano semplicemente fraternizzare, diventare amici, giocare insieme, e che hanno dovuto apprendere il gioco della lotta perché «è l'unico linguaggio che capite», e che il mondo di Bianca è profondamente ispirato a quello del fratello maggiore. Alla fine Emmet e Rex capiranno che «è facile indurire il tuo cuore, ma aprirlo è la cosa più tosta che si possa fare», esattamente come Finn capirà di poter giocare con Bianca unendo i rispettivi mondi, e che questo è l'unico modo possibile per evitare l'armamageddon, la fine di tutti i Lego.

UN MODO PER AGGIUSTARE IL TIRO DOPO LE CRITICHE AL PRIMO FILM

Ci sono pochi dubbi che i creatori del franchise, Phil Lord e Christopher Miller, abbiano affidato al secondo capitolo la risposta alle critiche del primo, accusato proprio di diffondere una visione sessista sotto vari punti di vista, dalla penuria di personaggi femminili di spicco, presenti e determinanti, invece, nel secondo capitolo, con tanto di ribaltamento di stereotipi, fino a quel finale in cui Lucy lasciava Batman per fidanzarsi con Emmet interpretando il ruolo della donna trofeo da consegnare all'eroe. Una replica che acquista un valore ancora più elevato perché più che proporre delle figure eroiche femminili come ne Gli Incredibili 2, interviene sul sessismo dal punto di vista dell'educazione dei giovani maschi, combattendo quella stessa mascolinità tossica raccontata da Francesco Piccolo in L'Animale che mi porto dentro. Ovviamente non poteva mancare chi si lamentasse di questo palese tentativo di raddrizzare il tiro rispetto al primo film (su Reddit si trova un goffo tentativo di critica che ha come oggetto proprio il personaggio di Emmet), ma l'idea di raccontare un altro villain frutto di un'educazione sbagliata (come già avvenuto col possessivo Ralph di Ralph Spacca Internet) e a suo modo vittima di stereotipi di genere pericolosi sembra davvero la strada migliore per crescere una nuova generazione di bambini più consapevoli e liberi.

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