14 Febbraio Feb 2019 1344 14 febbraio 2019

San Valentino e lo scontro tra chi l'ha imparato ad amare e chi lo odia

Eleonora ha cambiato idea sull'amore, e questa volta lo festeggia. Perché «godersi una cena romantica che male fa?». Claudia invece lo detesta: «Più coccolata perché lo dice il calendario? Mi fa salire il sangue al cervello».

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Odio San Valentino Pro E Contro

Alla vigilia di ogni 14 febbraio si rispolvera, puntuale, sempre il solito annoso dibattito: festeggiare San Valentino o snobbarlo? C'è chi lo vede come un'occasione carina per ribadire il proprio amore all'altro e approfittarne per una cena romantica e qualche cioccolatino in più senza sensi di colpa, e chi invece lo detesta, trovandolo una pura trovata commerciale, e si rifiuta di dover essere più dolce un giorno all'anno solo perché lo decide il calendario. Abbiamo chiesto a due ragazze della redazione di LetteraDonna di confrontare le loro opinioni sulla complessa questione.

ELEONORA, UNA ROMANTICA PER CASO (MA NON LE DISPIACE)

Per una serie di circostanze astrali, le mie esperienze sentimentali passate sono sempre state abbastanza fallimentari e, fatalità, giungevano al termine nell’esatto periodo in cui i supermercati cominciavano a posizionare sugli scaffali i Baci Perugina e i peluche a forma di cuore. Una vera gioia per me, che invece compravo pacchetti di fazzoletti per litri di lacrime versate. Quindi, le casualità della vita (e gli ex stronzi, che hanno fatto la loro parte), hanno fatto sì che non sia mai stata una grande fan della Festa degli innamorati.

Ho sempre pensato, infatti, che San Valentino fosse un modo per aumentare le entrate dei fioristi nel mese di febbraio e che poco valesse per le coppie che dovrebbero amarsi e rinnovare il proprio amore ogni giorno. Una festa inutile, in sostanza. Le mie convinzioni, però, sono cambiate radicalmente negli ultimi mesi: sarà che sto crescendo, sarà che sto maturando, sarà che mi sono innamorata.

Capita anche ai duri di cuore di trovare quella persona nel posto giusto, al momento giusto e io sono stata incredibilmente fortunata nel trovarmi a fine giugno in un piccolo bar fuori Milano, con una birra ghiacciata in mano. Era un lunedì e non avevo nemmeno voglia di uscire, ma chissà per quale ragione mi sono messa le scarpe e mi sono convinta a passare qualche ora fuori casa. Tutto un caso.

Ma in fin dei conti, cos’è l’amore se non una serie di fortunate coincidenze? Ce lo insegnano da sempre i film romantici, nei quali i due protagonisti si incontrano grazie al destino e con uno sguardo, vissero per sempre felici e contenti. Nella vita reale purtroppo (o per fortuna) è molto difficile che ci s’innamori con un colpo di fulmine, ma tutte le storie d’amore alla fine iniziano proprio per una casualità.

Per me è proprio questa l’essenza di San Valentino: confermare uno all'altro che quello non è stato semplicemente un caso, ma che lo stare insieme è una scelta, nonostante tutte le incomprensioni e litigi. Certo, questo andrebbe fatto tutti i giorni dell’anno, ma penso sia bello avere una data, anche se prestabilita e «commerciale», dove fermarsi e ritagliarsi del tempo per l’altro, per dire semplicemente: «Grazie, voglio veramente stare con te». Poi, ammettiamolo, ci sono molti pro in questa festa: si ricevono regali (a chi non piacciono?), si mangiano cioccolatini senza sentirsi in colpa e si può avere l’occasione di spezzare la routine e passare del tempo insieme. Quindi, perché no?

Per una serie di coincidenze astrali quest’anno mi ritrovo a festeggiare San Valentino. E non mi dispiace neanche un po’.

CLAUDIA, ANTI-ROMANTICA CHE MALEDICE IL 14 FEBBRAIO

Il mio fidanzato è insopportabilmente romantico. Io no. E da quasi sei anni prova a farmi cambiare idea senza successo. Non sono mai stata una romantica. Vi basti sapere che il primo «ti amo» me l’ha detto mentre addentavo un panino al Burger King. Io avevo le lacrime agli occhi tanto era inaspettato, sincero e del tutto fuori contesto. Lui, subito dopo averlo pronunciato già chiedeva scusa, perché non era il momento giusto, non c’era «l’atmosfera adatta». Conclusione? Al primo «ti amo» è seguita anche la prima lite. Ma questa è un’altra storia.

C’è voluto un po’ prima che le nostre diversità si mescolassero ma adesso combaciamo (quasi) alla perfezione: lui mi insegna a sognare, io che il romanticismo preconfezionato sa di stantio e non è genuino. Perché il problema è proprio questo: romanticismo non fa più rima con spontaneità. Ormai è tutto studiato, come ci fosse un protocollo, un coefficiente causa-effetto. Ci sono dei modelli da seguire. Sul web si trova tutto, pratiche guide che ti spiegano per filo e per segno come organizzare l’appuntamento perfetto o la proposta di matrimonio dei sogni, perché niente dev’essere lasciato al caso. Eppure, se tanto mi dà tanto, si tratta dell’amore della tua vita, queste cose dovresti già saperle. E invece no, tutorial. Tutto inizia e finisce su internet.

E secondo voi, qual è l’incubo peggiore per una come me? Esatto, il dannato giorno di San Valentino. Parliamoci chiaro, non sono cinica, ma sentirmi più «coccolata» solo perché lo dice il calendario mi fa salire il sangue al cervello. Stiamo insieme anche gli altri 364 giorni dell’anno, amore mio, se ti ricordi di apprezzarmi solo il 14 febbraio… Huston, we have a problem!

Attenzione, non ho nulla contro chi sceglie di seguire il trend e compra cioccolatini, fiori, anelli, case, libri, auto, viaggi e fogli di giornale (grazie Tiziano, ndr), è solo che tutto questo non fa per me.

Il romanticismo cerco di viverlo e soprattutto coglierlo tutti i giorni, e non devo dire grazie ad una festa. Quando al supermercato vedo quei biscotti e glieli prendo, quando è triste e lo ascolto sfogarsi, quando alle 2 di notte gli preparo la caffettiera per la colazione, quando lo guardo e all’improvviso gli dico che ho voglia di fare l’amore con lui. Quando trovo la vasca piena di acqua calda dopo una giornata di lavoro o la cena pronta, quando lui mi sistema meglio la sciarpa prima di uscire perché sa che soffro tantissimo il freddo. Preferisco questo. La cura, l’essere «saputa a memoria», l’amore che c’è nei gesti più semplici.

Perché, dai, cosa me ne faccio di un mazzo di fiori che tanto appassirà? Siamo noi, io e lui insieme, l’unica cosa da coltivare. Il resto è marketing.

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