Femminicidio

Femminicidio

4 Febbraio Feb 2019 1132 04 febbraio 2019

Il femminicidio di Marisa Sartori è l'ennesima tragedia annunciata

Si era rivolta a un Centro Antiviolenza e il 28 gennaio aveva denunciato il suo ex marito. Ma era troppo tardi. E noi restiamo il Paese delle fiaccolate e dei lutti cittadini, dove anziché tutelare le donne le mettiamo in pericolo con il ddl Pillon.

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Bergamo Femminicidio Marisa Sartori

A Curno, centro di 7500 abitanti in provincia di Bergamo, Arjoun Ezzedine, 35 anni, ha ucciso, accoltellandola al cuore, l'ex moglie Marisa Sartori, 25 anni. Oggi leggiamo di familiari costretti ad accompagnare Marisa al lavoro e ad andare a prenderla per farla sentire al sicuro, la madre ha dichiarato di averla accompagnata più volte dai carabinieri per chiedere provvedimenti restrittivi. Uno zio della giovane avrebbe detto: «Era da sapere che finiva così».

Dietro ogni femminicidio ci sono segnali sottovalutati, fattori di rischio non considerati con la necessaria competenza.Continuiamo a dire le stesse cose, a sottolineare quanto il lavoro di prevenzione attraverso la formazione anche delle forze dell'ordine sia fondamentale per intervenire prontamente e salvare la vita delle donne e dei loro figli eppure restiamo il Paese delle fiaccolate, dei lutti cittadini, delle preghiere e le consolazioni in quelle che sono tragedie annunciate.

Di fronte a un uomo violento non c'è soluzione se non la limitazione della sua libertà e l'inizio di un percorso rieducativo che lo porti a comprendere che non può pretendere di avere il controllo sulla vita di un'altra persona. Leggiamo sui media che l 'uomo non accettava la fine della relazione, che la gelosia potrebbe aver «scatenato la furia», frasi fuorvianti che spostano il focus e cercano una giustificazione anziché concentrarsi sull'esercizio di potere che spinge un uomo ad imporsi sempre e comunque, punendo l'insopportabile autonomia di scelta femminile che decide di chiudere la relazione. Ezzedine si è presentato alle due donne con un coltello in tasca, questa è la verità.

Lo stalking, il femminicidio, sono esercizi di potere di uomini egoisti che vanno fino in fondo pur di non vedersi strappare il diritto di decidere che «O con me o con nessun altro», all'interno di un sentimento che nulla ha a che fare con l'amore. Pochi giorni prima di morire Marisa Sartori si era rivolta al centro antiviolenza Aiuto Donna di Bergamo, della rete Dire, per essere assistita da personale competente e qualificato, in grado di valutare correttamente i rischi, sostenerla nella denuncia e mettere in atto tutte le azioni di protezione. Troppo tardi. La denuncia è stata depositata in procura lunedì 28 gennaio il successivo sabato Marisa è stata uccisa, e la sorella Deborah, 23 anni, ferita gravemente nel tentativo di difenderla, è ora in terapia intensiva.

IL DISEGNO DI LEGGE PILLON LEGITTIMA IL FEMMINICIDIO

Questa vicenda ci ricorda che dalla violenza ci si può salvare se ci si rivolge ai centri antiviolenza fin dai primi episodi, dalle prime minacce, se si investe nella formazione di tutti gli operatori coinvolti intorno alla violenza, nessuno escluso. Ci ricorda che è legge dello stato quanto previsto dalla convenzione di Istanbul e invece di adoperarsi per applicarla questo governo mira, discutendo del ddl Pillon, a dare ancora più potere agli uomini violenti e a sottrarre alle donne le libertà conquistate con anni di battaglie per ribellarsi alla sottomissione. È il concetto di sottomissione infatti la base del disegno di legge 735 firmato Lega/5 stelle, presentato invece come propositivo per l'affido condiviso. L'inchiesta di Giulia Bosetti per Presa Diretta ne ha smascherato gli intenti rivelando che è stato scritto e sostenuto da uomini che negano il fenomeno della violenza maschile, il femminicidio e lo stalking e che hanno una concezione integralista del ruolo della donna nella società che vuole escluderla dal mondo del lavoro, della politica, per rinchuderla in casa a fare figli dentro un matrimonio indissolubile. Indissolubile, come ogni femminicida intende la relazione di potere che esercita sulla sua vittima, che le impone uccidendola rendendo quel legame in qualche modo incancellabile.

O con me o con nessun altro, per sempre. Per questo il ddl Pillon è molto più pericoloso di come viene presentato in apparenza, va a minare nel profondo e nella pratica quotidiana l'esercizio della libertà femminile all'interno della coppia e della famiglia, anche della libertà di porre fine a una relazione. Per questo ogni proposta di modifica è altrettanto scellerata. E un disegno che va ritirato, senza appello, e su questo vorremmo vedersi schierare con decisione tutte le forze politiche. Su questo vorremmo sentirsi pronunciare i Di Maio e i Di Battista che ignorano l'argomento tradendo quella parte della loro base che certamente non può condividere una concezione della famiglia di impianto medioevale. E un progetto di inciviltà che legittima la violenza maschile sulle donne e sui bambini, che vanifica tutto l'impegno degli ultimi anni contro il femminicidio e anzi, lo legittima.

(Per esprimervi contro il ddl Pillon potete firmare questa petizione lanciata da Dire, l'associazione nazionale centri antiviolenza).

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