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21 Dicembre Dic 2018 2034 21 dicembre 2018

Il sessismo del web nei confronti delle turiste uccise in Marocco

Tra coloro che hanno commentato la morte di Louisa Vesterager Jesperen e Maren Ueland c'è ancora chi dice: «Se la sono cercata». Ma viaggiare da sole è un diritto. 

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Marocco Turiste Uccise

Tra le notizie di cronaca di cui si è discusso di più nel periodo prenatalizio c'è sicuramente il barbaro omicidio di Louisa Vesterager Jesperen, danese di 24 anni, e Maren Ueland, norvegese di 28 che si trovavano in Marocco per scalare la vetta del monte Toubkal nella regione turistica montuosa dell’Alto Atlante. Un'impresa che, come sappiamo, si è conclusa nel peggiore dei modi: lo stupro e poi la decapitazione. Al 21 dicembre 2018 sono 13 le persone arrestate. Quattro delle quali, secondo quanto confermato dalla procura di Rabat, avevano giurato fedeltà al sedicente Stato Islamico. Insomma un femminicidio che potrebbe avere a che fare col terrorismo. La gravità di quanto accaduto, come spesso succede del resto anche nei casi di violenza sessuale, non ha bloccato le dita dei soliti leoni da tastiera. Basta fare un giro sotto ai post social delle varie testate che hanno trattato l'argomento, o sotto agli stessi articoli per trovare diversi commenti che sono riassumibili con il classico: «Però se la sono cercata». Il tutto chiaramente condito dai soliti interventi razzisti (come se tutti i musulmani fossero dell'Isis o stupratori).

Tale Mario, per esempio, si sfoga così: «E questa mattina, su Telekabul, il conduttore buonoide deprecava chi criticava le due ragazze per essere andate da sole in territorio islamico. L'idiota affermava che cercavano la libertà, cercavano di conoscere il mondo e che ANCHE MOLTI ALTRI ITALIANI VANNO A Marakesh e non per questo vengono uccisi. Ovviamente ha parlato di ISIS e non di ISLAM quasi che i due non c'entrassero uno con l'altro e lo sgozzamento fosse un incidente che può capitare a tutti i turisti che si muovono in solitaria sul pianeta». Zingozongo (non correggo volutamente gli errori di battitura) ci tiene a spiegare invece: «Certo che pero alcine se le cercano,ma con tutte le montagne che ci sono ineuropa, in norvegia, italia, spagna ,svizzera, ma proprio in marocco dovevate andare ??». Tocca quindi a Carlo: «Ecco a Voi un altro buonista del cxxxo,l'ex fidanzato che predica l'amore e non l'odio verso gli altri,indi verso questi musulmani di mxxxa! la sua ragxxxa era una scema e adesso capiamo ancor di più il detto''Dio li fa e poi li accoppia''!! ai musulmani dobbiamo SOLO e esclusivamente fare una guerra termonucleare e prima l'ho capiamo e prima è meglio!». Mi fermo qui, ma dopo di lui prendono parola tanti altri, alcuni dei quali tirano in mezzo anche Laura Boldrini (che novità!). A nulla servono gli interventi sensati di altri utenti che provano a spiegare la vicenda usando la testa e non la pancia populista, razzista e sessista.

I CASI DEL PASSATO

Forse chi legge sta pensando: «Tanto sono quattro scemi che scrivono stronzate giusto per sfogarsi. Meglio ignorarli». Certo, probabilmente molti di loro sono dei casi persi, ma la presenza di questo tipo di interventi la dice lunga su quanto nell'immaginario di certa gente le ragazze non possano decidere un viaggio da sole dove preferiscono. Come ricorda sul Corriere della sera Monica Ricci Sargentini questo è solo l'ultimo di una serie di casi di turiste uccise, per non parlare di quelle che sono state 'semplicemente' violentate (NB è successo anche in Italia). Tra queste l'americana Carla Stefaniak che ha trovato la morte in Costa Rica, come la messicana Maria Mathus Tenorio. O ancora Giuseppina Pasqualino di Marineo, conosciuta come Pippa Bacca, violentata e uccisa nel 2008 in Turchia da un uomo che le aveva dato un passaggio mentre lei provava a portare a termine il suo progetto di attraversare 11 Stati in guerra indossando un abito bianco come segno di speranza e pace. Va da sé che anche loro per molti erano delle sprovvedute che «se la sono cercata».

IL FENOMENO DELLE SOLO FEMALE TRAVELER

Come se partire con un uomo dia la certezza di tornare a casa sane e salve (per chi non lo sapesse ci sono stati casi di aggressioni e violenze anche a coppie composte da un maschio e una femmina). Per fortuna, però, sono tante le donne che non ci stanno a questo tipo di immaginario stereotipato. Secondo una ricerca condotta dal Centro Studi sul Turismo JFC, nel 2017 in Italia sono state oltre 517 mila quelle che vengono definite solo female traveler. Nel 2015 erano poco più di 430 mila. Le nostre viaggiatrici hanno un’età media di 32 anni, otto su dieci parlano almeno una lingua straniera e in quasi il 50% dei casi hanno un partner. Si avventurano in giro per il mondo per affermare la propria indipendenza, accrescere l’autostima e la consapevolezza di sé e per ritagliarsi spazi per stare da sole. E - sorpresa! - non partono impreparate: si informano sulla cultura del luogo e cercano di avere contatti con le persone che vi abitano. Sanno che rischiano di essere vittime di violenze di vario genere, anche se è successo solo a poche. Ma grazie a questo tipo di esperienze tante si sono scoperte molto più forti, coraggiose e organizzate, grazie agli imprevisti che hanno dovuto affrontare durante i giorni lontane da casa. E per questo alcune di loro scelgono di raccontare le loro avventure su blog, canali Youtube o gruppi Facebook. Racconti che gente come Mario, Zingozongo e compagnia bella farebbero bene a leggersi.

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