8 Novembre Nov 2018 0800 08 novembre 2018

Donald Trump e le donne: il punto a due anni dall'elezione

Dall'elettorato femminile ottenne il 41% dei voti. Un rapporto controverso, minato dal suo sessismo e dalle posizioni anti-abortiste. Ma non tutte lo criticano.

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Donald Trump Donne Sessismo 2

Non è un mistero che Donald Trump abbia sempre intrattenuto un rapporto ambivalente con l’elettorato femminile. E, a due anni esatti dalla sua storica vittoria, la situazione non sembra granché mutata. Si tratta di un elemento emerso chiaramente dalle presidenziali del 2016, quando il magnate venne più volte accusato di sessismo: si pensi solo ai battibecchi con l'allora giornalista di Fox News, Megyn Kelly, e al video del 2005, scoperto e diffuso dal Washington Post, in cui il futuro presidente parlava delle donne con epiteti di una certa volgarità. Eppure – a ben vedere – la situazione è forse più complessa di quanto possa sembrare. E, per rendercene conto, è utile partire proprio dalle elezioni di novembre 2016.

TRUMP OTTENNE IL 41% DEI VOTI FEMMINILI

A livello generale, in quell’occasione Trump non ha raggiunto un risultato eccelso, avendo infatti conseguito il 41% del voto femminile totale. In particolare, ottenne appena il 4% dei consensi tra le donne afroamericane e il 25% di quello tra le elettrici ispaniche. Molto meglio gli andò invece con l’elettorato femminile bianco che lo premiò con il 52% dei voti. Una situazione in chiaroscuro, quindi, che non differiva poi troppo dai risultati ottenuti – negli ultimi decenni – dai vari candidati presidenziali appartenenti al Partito Repubblicano (si pensi, per esempio, che Mitt Romney, nel 2012, fece meglio di Trump in riferimento alle elettrici bianche ma peggio rispetto alle votantinere e ispaniche). Si tratta di dati tendenzialmente confermati (seppure con qualche lieve calo) dalle midterm del 6 novembre: secondo gli exit poll, a sostenere il Partito Repubblicano è stato infatti circa il 48% delle donne bianche, mentre - tra le minoranze etniche - il vantaggio democratico è stato molto più netto (probabilmente complice anche le numerose candidature femminili che hanno visto queste elezioni di metà mandato). Fermo restando comunque che il voto di midterm non possa essere semplicisticamente derubricato a referendum sul presidente in carica: i fattori locali e territoriali contano infatti moltissimo. Che tuttavia la situazione risulti piuttosto articolata è testimoniato anche da un un ulteriore dato. Tornando alla campagna elettorale del 2016, se il miliardario newyorchese non ha brillato, la sua avversaria Hillary Clinton ha registrato nel voto delle donne un risultato in calo rispetto a quello conseguito da Barack Obama quattro anni prima. Insomma, questi dati mostrano che l’elettorato femminile abbia rappresentato un fattore problematico per entrambi i candidati alle presidenziali del 2016.

IL FEMMINISMO USA, DIVISO TRA BERNIE SANDERS E HILLARY CLINTON

Non dimentichiamo infatti che quell’anno lo stesso femminismo americano si divise in due tronconi dagli orientamenti politici diametralmente opposti. Da una parte, militava la corrente centrista e di matrice liberale: storico zoccolo duro di Hillary Clinton e tendenzialmente costituita da donne ultra 50enni. Dall’altra, si collocava invece la corrente più di sinistra, composta soprattutto da donne giovani, di etnia bianca e generalmente sostenitrice dell’allora candidato socialista, Bernie Sanders. Ora, tra questi due gruppi non correva troppa cordialità. In particolare, le femministe sandersiane criticavano duramente le politiche di Hillary Clinton e portarono avanti non poche battaglie contro di lei (soprattutto in materia economica e sociale). Quando, a febbraio del 2016, l’ex segretario di Stato Madeleine Albright – parafrasando un suo vecchio aforisma - disse: «Le donne che non sostengono Hillary Clinton hanno un posto speciale all’inferno», si scatenò il putiferio. Soprattutto da parte delle sostenitrici di Sanders. Una bufera talmente vigorosa che la stessa Hillary si trovò alla fine costretta a prendere le distanze da quell’affermazione.

L'APPOGGIO DI TRUMP ALLA MARCIA ANTIABORTISTA DEL 2017

Se dunque il variegato universo femminista americano si è profondamente diviso nel corso della campagna elettorale del 2016, una maggiore unità sembra tuttavia averla trovata con l'arrivo di Trump alla Casa Bianca. Non sono poche le politiche dell'attuale presidente che hanno infatti suscitato vive polemiche. Innanzitutto la questione dell'aborto. Pur essendo in passato stato vicino a posizioni pro-choice, a partire dal 2015 il magnate newyorchese ha cambiato decisamente idea. Nonostante alcune ambiguità manifestate ancora oggi sulla controversa onlus Planned Parenthood, Trump ha infatti appoggiato una prospettiva profondamente pro life, arrivando a dare la sua 'benedizione' alla marcia antiabortista che si tenne a Washington nel gennaio del 2017 (un evento, cui prese tra l'altro parte lo stesso vicepresidente, Mike Pence). In tal senso, anche le sue scelte in materia di Corte Suprema hanno irritato non poco del mondo femminista. In questi due anni, Trump ha infatti nominato ben due giudici: Neil Gorsuch e Brett Kavanaugh. Si tratta di profili che sposano orientamentigiuridici profondamente conservatori e - per questo - tendenzialmente ostili alla Roe v Wade, la sentenza che - nel 1973 - rese parzialmente legale l'interruzione di gravidanza negli Stati Uniti. A tutto questo si aggiungano poi le accuse di molestie mosse a Kavanaugh a settembre, durante il processo di ratifica della sua nomina al Senato. La strategia di opposizione, portata avanti dai democratici, è stata del resto proprio quella di presentare Trump e l'intero Partito Repubblicano come intrinsecamente nemici delle donne.

MA LE DONNE CHE LO SOSTENGONO CI SONO

Ciononostante bisogna sottolineare che non tutto il mondo femminile più politicamente motivato sia contrario all'attuale presidente. Si pensi soltanto alla figura di Amy Kremer: attivista repubblicana molto vicina al movimento del Tea Party che, nel 2016, creò ben due comitati di raccolta fondi a sostegno del miliardario newyorchese. Non solo: Kramer ha ancherecentemente fondato l'organizzazione Women for Trump, che ha l'obiettivo di sostenere l'agenda anti-establishment del presidente. Insomma, quando si parla di Trump l'elettorato americano è forse meno compatto di quanto spesso si creda.

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