28 Ottobre Ott 2018 0800 28 ottobre 2018

Se sei Julia Roberts non puoi offenderti per le critiche sui social

Compi 51 anni e dopo che te la sei presa per i commenti sul tuo aspetto, vorrei chiederti: che lezione pensi di aver lasciato a una 15enne che legge di te che sanguini anagraficamente?

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Compleanno Julia Roberts Attrice

Cara Julia Roberts, il tuo 51esimo compleanno coincide col momento in cui scopri che esistono i cretini. Ho letto che ci sei rimasta male per certi commenti alla foto postata su Instagram mentre giochi a carte con tua nipote Emma. Una foto come tante, in cui apparivi come una che s’è messa la prima cosa non stirata addosso per starsene in casa; che ringrazia l’inventore del mollettone (non si vede, ma sono sicura ci fosse) che tiene insieme capelli non proprio freschissimi di shampoo; che indossa gli occhiali perché se no col cavolo che distingue i fiori dalle picche. Un milione e passa di cuoricini ricevuti dai follower di Emma non sono bastati: ti sei offesa per certi commenti sulla vecchiaia e su quanto apparivi dimessa.

Sì, nonostante la tua veneranda età e la consapevolezza di te, ti sei offesa. A Oprah Winfrey, in un’intervista su Harper's Bazaar, ne hai parlato chiaramente, ricordando i tuoi sentimenti feriti per mano di qualcuno di questi nomignolo+fotina-di-un-tramonto che hanno pensato bene di notificarti il loro disappunto («Sembri un uomo», «Come stai invecchiando male»), tra un petto di pollo fritto pescato dal cestello KFC e un sorso di Bud - facendoti contemporaneamente scoprire che la nostra epoca ha un problema: il contratto per il traffico dati troppo a buon mercato. Quindi finisci per farti (farci) la ricattatoria domanda: «E se fossi stata una 15enne?». A Oprah non hai voluto parlare compiutamente di ageism (la discriminazione nei confronti di una persona in base alla sua età), parola invero da piagnisteo, ma che fosse questa la questione l’ho capito giorni fa quando, a Entertainment Tonight, durante la presentazione di Homecoming, la serie tv che ti vede protagonista insieme a Dermot Mulroney (dal 2 novembre su Amazon Prime Video), hai rivelato di voler chiudere una delle finestre aperte sugli Anni '90 da cui spesso ci affacciamo per dimenticare i tempi balordi che stiamo vivendo: quella delle rom-com. Non ne farai più, almeno non da protagonista. Per carità, dici che non è perché non hai più l’età ma perché ora hai una diversa consapevolezza. Così come ce l’ha anche il pubblico. E se lo dici tu.

Questa dell’ageism è una cosa che a Hollywood gira molto. È una tessera del puzzle delle discriminazioni, quello che comprende anche neri, asiatici, gay, e donne in generale. Se ne lamentano un po’ tutte le attrici, spesso confondendosi con uno dei personaggi interpretati nel passato (nel tuo caso, Julia, io ho rivisto Anna Scott che sta ancora cercando di rubare l’ultimo pezzo di torta ai suoi commensali). A questo punto però vorrei chiederti: tu che lezione pensi di aver lasciato a una 15enne che legge di te che sanguini anagraficamente? Cara, sei o non sei Julia Roberts? Sai benissimo che tutti giudicano tutto e tutti, fosse per lavoro o per diletto. Alla 15enne dovresti spiegare che sì, ha ragione Goldie Hawn nel Club delle prime moglie e a Hollywood ci sono solo tre età per le donne: bambola, procuratore distrettuale e A spasso con Daisy; e che sì, ogni tanto compare qua e là l’articolo dell’attrice scartata al provino a colpi di «Sei troppo vecchia». Tutte queste 'cattiverie' però non impediscono realmente di andare avanti a chi è preparato e determinato. La tua carriera, come quella di tante altre, lo dimostra.

Invece no, ti offendi. Lì c’è una 15enne cui dovresti evidenziare il fatto che il problema non è il commento di qualche cretino, ma la reazione al commento di qualche cretino, e tu che fai? Ti offendi. E, peggio ancora, ti dimentichi che tu, che resti sempre Julia Roberts, hai il potere di spostare il riflettore sotto il quale sgomita quella che, tra una vampata di menopausa e l’altra, vuole comunque scippare il ruolo a una delle Fanning (se non a entrambe), per puntarlo invece, che ne so, su Jane Fonda, Diane Keaton, Mary Steenburgen e Candice Bergen che in quattro segnano 289 anni di vita e sono le protagoniste di Book Club (in Italia esce nel 2019).

Julia cara, è la discriminante chiamata talento quella che dovresti evidenziare, tanto per capirci, altrimenti il tuo travisamento autorizza le 15enni, una volta cresciute, ad andare fuori giri e dire cose tipo «Non vedo l’ora d’invecchiare» (l’ultima è Sandra Oh, che guarda ai suoi 50 anni come se fossero il Carnevale di Rio). Perché se è vero che più s’invecchia e più mancano le occasioni per farsi fischiare dietro da un manovale di bocca buona che ha poca voglia di lavorare, è però altrettanto vero che non tutte possiamo (serenamente) essere Andie MacDowell che, a 60 anni e che-dio-la-benedica, ancora si merita la passerella L’Oréal alla Paris Fashion Week.

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